Polizia smantella associazione a delinquere
Estorsioni e usura a colpi di molotov. In manette la banda dello “zio Gianni”

Il Gip del Tribunale di Busto ha dato corso a 13 ordinanze di custodia cautelare, 8 in carcere e 5 ai domiciliari

Giovanni Parlapiano (zio Gianni) al vertice della piramide

Alessio Murace

Busto Arsizio

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“Quando ci siamo noi, sicuramente brucia. Siamo come i draghi”. Questo dicevano al telefono lo “zio Gianni” e “il Moro” per motivarsi in vista degli attentati incendiari e intimidatori che dì li a poco avrebbero messo in atto. Gli uomini del Commissariato di Polizia di via Ugo Foscolo, insieme ai pubblici ministeri di Busto, Maria Cardellicchio e Giuseppe D’Amico, e con la collaborazione della Squadra Mobile di Varese, hanno stroncato un giro di usura ed estorsioni allestito dalla banda di Giovanni Parlapiano, detto “zio Gianni”. Insieme a lui operava una serie di pregiudicati, tra cui “il Moro” Antonino Pinto. Sono stati tutti arrestati all’alba di giovedì 26 ottobre nell’ambito dell’operazione “The Uncle” condotta dagli uomini del Primo Dirigente Franco Novati. Il Gip del Tribunale di Busto ha dato corso a 13 ordinanze di custodia cautelare (8 in carcere e 5 ai domiciliari). Sono accusati di appartenere ad un’associazione a delinquere finalizzata all’usura e all’estorsione, ma non disdegnavano nemmeno i furti e le razzie nei magazzini di mezza provincia, del Milanese e del Comasco, oltre allo spaccio di cocaina.

Le indagini prendono le mosse nel 2015, dopo la denuncia di un piccolo artigiano della Valle Olona che, al culmine dell’ennesima intimidazione subita, decide di vuotare il sacco davanti ai poliziotti. Denuncia due anni di persecuzioni e minacce per via di un prestito di 120 mila Euro ottenuto da Francesco Caliandro, uno degli arrestati dell’operazione “Lo zio”, ai tempi conoscente dell’imprenditore valligiano. Inizialmente è il Caliandro a muoversi in prima persona per richiedere la restituzione del denaro. L’artigiano, intimorito, promette ma fatica a onorare gli impegni, perché la sua attività è in difficoltà. Ѐ a questo punto che entrano in gioco i compari del Caliandro, lo “zio Gianni” e “il Moro”, che raddoppiano gli interessi, facendo schizzare il debito a 250 mila Euro. Poi iniziano le pressioni e le minacce, in un crescendo di botte e crudeltà varie ed assortite, fino ad arrivare a spegnergli una sigaretta sulla gamba. In ultimo, all’artigiano danneggiano l’attività con una bomba molotov e bruciano l’auto della sua convivente. La vittima è costretta a cambiare casa per non farsi trovare e a lasciare l’attività artigianale nelle mani dei malviventi. Si nasconde fin quando non viene forzata a firmare cambiali su cambiali. Sull’onda emotiva scatenata da quest’ultimo episodio, l’artigiano si decide e denuncia tutto alla Polizia. Ѐ l’inizio della fine per la “banda dello zio”.

Poliziotti e Procura hanno accertato e ricostruito un’altra estorsione ai danni di un imprenditore edile di Busto, oltre a diversi furti, tentati o consumati, nelle aziende tra Basso Varesotto, Alto Milanese e Comasco, con sconfinamenti in provincia di Pavia, Emilia Romagna e San Marino.

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