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Ex calzaturificio Borri, il comitato “Parco della genesi” risponde all’amministrazione

Venerdì 14 febbraio, alla Galleria Boragno, si è tenuto l’incontro pubblico organizzato dal comitato “Parco della genesi” per discutere la risposta ricevuta dall’amministrazione comunale alla proposta di riqualificazione delle aree verdi dell’ex calzaturificio Borri. La proposta, presentata nei mesi scorsi dal comitato insieme ad una raccolta di più di 2.400 firme della cittadinanza, ha avuto responso da parte dell’amministrazione il 17 gennaio. In tale occasione, il dirigente della sezione Opere Pubbliche, SUAP, Ambiente e territorio ha rigettato la proposta di progettazione di un parco. Il comitato ha quindi deciso di incontrare i cittadini, per discutere con loro ciò che viene definito “un monstrum amministrativo” e per raccogliere nuovi consigli e proposte sul da farsi.

In una sala gremita alla Galleria Boragno, è stato quindi Vitaliano Caimi, presidente del comitato Parco della genesi, a farsi carico di questi compiti, evidenziando i principali problemi di merito e di metodo. “Va sottolineato – ha esordito Caimi – che il dirigente che ci ha risposto non aveva alcuna competenza per farlo: noi avevamo scelto come interlocutore il Sindaco, e comunque l’analisi di questa proposta doveva essere effettuata dalla giunta. Per di più, il dirigente per le Opere Pubbliche ha rifiutato la proposta anche per questioni di bilancio, che evidentemente sono di competenza del dirigente preposto alle questioni finanziarie”.

La tesi esposta dal comitato richiama, in effetti, alla delibera con cui la giunta comunale, nel 2016, aveva posto regole, limiti e principi a cui ispirare nuovi progetti di riqualificazione per l’ex calzaturificio Borri: in quella sede si era ritenuto opportuno dare la precedenza agli immobili, per poi rivolgersi agli spazi verdi. “Se la giunta avesse bocciato la nostra proposta perché attenta soltanto al verde e non agli immobili – ha rincarato Caimi – avremmo ritenuto legittima, seppur non condivisibile, la loro posizione. Ma la risposta che ci è stata inviata mostra una pratica di sciatteria nell’amministrazione comunale, che non rispetta le competenze dei suoi comparti e pensa di poter svilire la dignità dei cittadini di Busto. Noi non intendiamo fermarci, vogliamo perseguire fino in fondo questo sogno di tutta la popolazione bustocca”.

Si è aperta, a questo punto, una fase di dibattito con il pubblico, che ha mostrato un forte interesse per la questione, stimolando così ulteriori considerazioni da parte del comitato.

Chi ha presentato la proposta, in effetti, non intende fermarsi di fronte al rifiuto dell’amministrazione. Nei prossimi mesi si faranno più frequenti i tentativi di interloquire con i diversi attori del Comune, a partire dal Sindaco, per arrivare al presidente del Consiglio comunale, passando per singoli consiglieri e dirigenti compartimentali. In più, si preannunciano numerose le iniziative pubbliche per promuovere e sostenere la proposta di riqualificazione.

Da ultimo, tanto il pubblico quanto il comitato, hanno chiosato sulla lunga storia di quelli che sono stati definiti “disastri architettonici” di Busto.

“Chi ha governato questa città negli ultimi 25 anni – ha riassunto Caimi – ha gradualmente lasciato andare tutta una serie di siti che erano in difficoltà. Cascina Burattana, Cascina dei Poveri, il Conventino e le vecchie carceri sono solo alcuni esempi di questa tendenza a non fare nulla, nascondendosi dietro qualsiasi vincolo amministrativo ed aspettando che le ruspe trasformino questi edifici storici in parcheggi o supermercati. Queste scelte feriscono la memoria comune di tutti noi, e gradualmente cancellano parti importanti della nostra storia di comunità”.