DELLA FOGLIA SRL
“Fa’ la valvula l’è facil. Basta tirà via un zic da fer par volta…”

“Nella vita abbiamo avuto tre figli: Rossana, Alberto e… l’azienda”. Diceva proprio così la signora Amalia, moglie di Guido Della Foglia. Entrambi fondatori, nel 1962, dell’azienda Della Foglia Srl di Gorla Minore

Luciano Landoni

GORLA MINORE

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Nella vita abbiamo avuto tre figli: Rossana, Alberto e … l’azienda”.

Diceva proprio così la signora Amalia, moglie di Guido Della Foglia.

Entrambi fondatori, nel 1962, dell’azienda Della Foglia Srl di Gorla Minore: una media impresa industriale (100 dipendenti, 30 milioni di euro di fatturato, un’eccellente redditività, esportazioni che incidono per il 99% sulle vendite totali) specializzata nella progettazione e costruzione di valvole a sfera per il settore oil-gas.

I coniugi Della Foglia non ci sono più, ma la loro “creatura” c’è, eccome se c’è.

L’azienda, nel corso degli anni, ha mutato testa e pelle e pur mantenendo la propria solida struttura familiare si è evoluta managerializzandosi.

Il socio di maggioranza, nonché presidente e ceo, è Alberto Della Foglia, classe 1967, mentre sua sorella Rossana nel 2009 ha lasciato l’azienda di famiglia per dedicarsi ad altre attività industriali, il figlio di quest’ultima, Vittorio Bandera, è socio di minoranza e responsabile dell’area sicurezza, della qualità e dell’assistenza post-vendita.

“Qui dentro si è sempre respirato e si continua a respirare un’aria di orgoglio e di grande dedizione per il lavoro appassionato e per le competenze professionali che continuano ad essere alla base del successo aziendale. I proprietari, però, sono molto attenti alle nuove tecniche produttive e gestionali”, sottolinea Luca Buzzi, classe 1973, direttore commerciale e componente del Consiglio d’Amministrazione.

“Io stesso – prosegue – ne sono la prova: sono entrato in azienda nell’area commerciale e successivamente ne sono diventato il responsabile, da tre anni faccio parte del Consiglio d’Amministrazione. Lo ‘spirito’ dei fondatori rimane una bussola preziosa per tutti noi: il signor Guido era un formidabile tecnico e sua moglie Amalia possedeva una straordinaria carica imprenditoriale. Questa è un’azienda autenticamente ‘glocale’: orgogliosa delle proprie radici territoriali e proiettata sui mercati del mondo intero”.

Il comparto dei produttori di valvole sta attraversando una fase difficile, conseguenza diretta delle difficoltà che hanno investito il settore petrolifero con il barile di greggio che da 100 dollari è precipitato a meno di 50 dollari nel giro di poco tempo; come state reagendo alla crisi?

“Noi siamo sempre stati e vogliamo continuare ad essere un’impresa al 100% italiana. Tutto il ciclo produttivo è controllato direttamente da noi e si svolge entro le mura dell’azienda e tutti i nostri fornitori sono italiani. Per navigare al meglio nel mare mosso del mercato globalizzato abbiamo fortemente investito nella lean production, la cosiddetta produzione snella. Il responsabile del progetto, partito nel settembre 2016, è Vittorio Bandera. L’obiettivo è riassumibile in tre ‘capitoli’ di base: fare le cose al meglio – precisa Luca Buzzi -, farle in meno tempo, ridurre al massimo ogni tipo di spreco”.

“Produciamo circa 4.000 valvole all’anno: si va da quelle più piccole, da mezzo pollice, alle ‘valvole giganti’ fino a 64 pollici. La clientela – interviene Marco Tosi, giovane manager responsabile dell’area produzione – è suddivisa fra le multinazionali del petrolio, tipo Shell, Exxon e BP, e le società di ingegneria, senza dimenticare l’importante funzione rivestita dall’assistenza-manutenzione post vendita”.

Voi lavorate pressoché integralmente per il mercato internazionale, dove finiscono esattamente le vostre valvole?

“Per il 50% in Medio Oriente, per un 20% nel Sud Est Asiatico (Malesia, Indonesia, Australia) e per il restante 30% – risponde Luca Buzzi – in Europa, Centro e Nord America e Africa”.

Industria 4.0, cos’è per voi?

“Ricerca quotidiana dell’ottimizzazione, con una particolare sottolineatura del grande valore rivestito dal ‘capitale umano’. La digitalizzazione produttiva, le macchine che ‘dialogano’ fra loro sono fattori necessari, ma la differenza vera è fatta dalle persone! L’anno scorso abbiamo fatto investimenti per un valore di 1,5 milioni di euro e quest’anno ci manterremo su una quota di 500.000 euro indirizzati verso la formazione e la ricerca. In questi ultimi tempi, a partire dal marzo 2015, abbiamo assunto almeno 12 giovani fra tecnici tornitori e fresatori e laureanti in ingegneria meccanica e gestionale. Un anno fa abbiamo assunto come area manager per il mercato americano una persona. Il jobs act è stato utile, così come lo sarà, se verrà attuata, la decontribuzione per i giovani fino a 29 anni, però ci tengo a precisare – dice con fermezza Matteo Scarton, direttore amministrativo e responsabile del personale – che noi assumiamo in base alle abilità e non in virtù delle agevolazioni finanziarie. La primissima cosa che cerco di capire quando incontro qualcuno per una potenziale assunzione è se costui vuole veramente imparare e dare un valore aggiunto all’azienda, senza … ‘rompere’ l’ingranaggio. Noi cerchiamo soggetti disposti a … sporcarsi le mani su ingranaggi di qualità”.

Cosa significa, per voi, fare ricerca?

“Sedersi intorno a un tavolo, con i nostri clienti finali, è progettare/realizzare delle valvole prototipo che poi vengono collaudate nel nostro ultra-moderno stabilimento (5 anni fa l’azienda ha effettuato un investimento di svariati milioni di euro per dotarsi di un sito produttivo all’avanguardia dotato di veri e propri bunker di sicurezza per le prove di collaudo più estreme, ndr.)”, replica Luca Buzzi.

“Cerchiamo di applicare alla lettera – aggiunge Marco Tosi, accompagnandoci nella visita dell’intera area produttiva dell’impresa – questo pentalogo operativo: 1) separare; 2) ordinare; 3) pulire; 4) standardizzare; 5) mantenere. La traduzione in italiano delle cosiddette ‘5 S’ giapponesi. Gli obiettivi che vogliamo raggiungere sono tre: a) ridurre i tempi di attesa e di ricerca dei materiali e degli strumenti di lavoro; b) migliorare la gestione dei flussi dei materiali; c) imparare un metodo di lavoro condiviso, così da ottimizzare gli spostamenti dentro la fabbrica. Sembrano delle cose scontate, ma le assicuro che non lo sono affatto”.

Progetti per il futuro ce ne sono?

“Certo. Vogliamo sviluppare delle nostre attività produttive all’estero, così da andare direttamente dove c’è la domanda. Attenzione, è una cosa ben diversa dalla cosiddetta ‘delocalizzazione’ che non abbiamo mai praticato. Il quartier generale rimarrà italianissimo; in aggiunta, e con lo scopo di valorizzare al massimo la nostra ‘italianità’ di cui siamo orgogliosi, saremo presenti in Malesia, Arabia Saudita, Nigeria e Indonesia. Crediamo moltissimo – conclude Luca Buzzi – nelle reti clienti/fornitori e nello sviluppo dell’integrazione a monte e a valle della nostra attività industriale”.

Fa’ la valvula l’è facil. Basta tirà via un zic da fer par volta ….”, sosteneva Guido Della Foglia.

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