Domando e mi rispondo da solo
Faccio un gioco…

Ѐ un gioco. O un vezzo. Ma ci provo. Con circonlocuzione o aggiunta esplicativa per chiarire qualche concetto. Ho letto l'intervista rilasciata dal Sindaco di Busto Arsizio, Dottor Emanuele Antonelli e mi sono "appropriato" delle domande che l'articolista gli ha rivolto, per fornire le mie risposte. Alcune di queste domande le ho adattate alla mia persona...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Ѐ un gioco. O un vezzo. Ma ci provo. Con circonlocuzione o aggiunta esplicativa per chiarire qualche concetto. Ho letto l’intervista rilasciata dal Sindaco di Busto Arsizio, Dottor Emanuele Antonelli e mi sono “appropriato” delle domande che l’articolista gli ha rivolto, per fornire le mie risposte. Ovvio che alcune di queste domande, le ho adattate alla mia persona. Non sono ne Sindaco ne merito una intervista. Del resto, sono abbastanza scomodo e capace di dire la verità; quindi mi lasciano da parte.

Oggi dopo quasi 38 anni alla guida de l’[email protected] è contento o pentito di essersi messo in gioco?

“Molto contento, anche se i problemi non mancano mai. Eduardo diceva “chi chiu felice emmè?” L’entusiasmo è sempre a portata di mano e io non voglio essere felice. Chi lo è vuol dire che non ha problemi e nemmeno traguardi da raggiungere. Io li ho e sono pure un sognatore”.

Finisse adesso il suo “mandato” per cosa crede che verrà ricordato?

“Chi ha letto i miei libri, un piccolo ricordo, me lo deve. Chi li ha letti col cuore, mi trova lì a portata di mano e chi ha solo fatto finta di leggermi forse non mi ricorderà affatto. Poi ci sono 38 anni di giornale. Penso che se il Giornale è rimasto in vita così tanto tempo, un pizzico di merito me lo attribuisco”.

Orgoglioso, non ostante le critiche?

“Le critiche fanno parte del gioco. Migliorano. Fanno aguzzare la mente. Diceva Indro Montanelli che un buon Giornalista, in carriera, deve almeno aver ricevuto 3 querele. Io ne ho ricevute 6 e tutte per “diffamazione a mezzo stampa” – Tutte vinte. Ho solo scritto la verità e per taluni, la verità fa male”.

Sicuro di essere sereno?

“La mia coscienza mi percuote giornalmente e mi indica la via da seguire. Poi, chi mi giudica, lo fa a ragion veduta o con un metro del tutto personale, ma non si può piacere a tutti. Essere sereno, per me è fare ciò che dice il cuore senza assoggettarsi a ricatti o convenienze. Sono sereno!”

Però, un tempo molti colleghi presenziavano alla presentazione dei suoi libri. Ora ce ne sono pochi e a volte, nessuno!

“La deduzione posso farla da me, ma non so se è la verità. Meglio fare un sondaggio con loro. So che i miei libri sono i più venduti. Non solo a Busto Arsizio, ma pure a un certo livello. Forse è per questo che ogni tanto sento dire “ma come fa?” oppure “come mai?” o anche “possibile che a lui va sempre bene?”

Si aspetta molto dal Governo cittadino?

“Alla Festa del Ringraziamento dell’anno scorso, il Sindaco mi ha annoverato fra gli “orgoglio di Busto Arsizio” e con me c’erano due personaggi di grandissimo valore: il prof. Franco Bertolli e il Sen. Gian Pietro Rossi che hanno ricevuto la giusta esaltazione sulla Stampa. Io no. Vuol significare qualcosa? Nel 2005 l’Amministrazione comunale ha riconosciuto la nostra imparzialità d’informazione con una pergamena che fa bella mostra di sè in Redazione – nel 2008 la Famiglia Sinaghina mi ha onorato col “Tarlisino d’oro” e Giovanni Sacconago nell’attribuirmelo disse “solo in tre hanno ricevuto il nostro Tarlisino d’oro. Due sono del paese (lui era Giovanni Sacconago di Sacconago) e per la prima volta a te che sei Bustocco”.

Certo che non è un momento facile, anche a livello Nazionale…

“Conte, Salvini e Di Maio possono ispirarsi a noi. Nel 1980 ci dissero che eravamo inesperti, qualcuno dilettanti allo sbaraglio, destinati a non arrivare ai tre mesi di vita. Eppure la determinazione e la “faccia pulita” ci stanno galvanizzando e “siamo ancora qua….eh già”. Da noi sono usciti per proseguire nella  carriera molti personaggi che ho citato nei libri FATTI MIEI  e Resto Qui! e che mantengono ottimi rapporti con noi, nonostante le vicissitudini della vita”.

Il momento più bello in questi 38 anni?

“Difficile scegliere. Ce ne sono stati tanti. Dovessi citarli tutti, ne scaturirebbe un altro libro. L’ho trovato, il momento più bello. Essere andato in casa di 10.000 famiglie (Scuola dell’Infanzia, Elementari, Scuola Media di 2° grado) con la mia fiaba dal titolo Tepy sia con l’Amministrazione Farioli per merito dell’allora Assessore alla Pubblica Istruzione, avv. Mario Crespi sia con l’attuale Amministrazione Antonelli per merito dell’allora Assessore alla Cultura, Dr.ssa Paola Magugliani con altre 10.000 copie di Tepy. La mia “vera fiaba” è stata letta e commentata da 20.000 famiglie ed è bello ancor oggi incontrare qualche signorina o qualche giovanotto che ti dice ….ah, ma tu sei quello di Tepy“. Siccome sono un sognatore, vorrei vedere Tepy in ogni famiglia italiana. Si tratta di una fiaba che fa bene anche agli adulti!”.

E il più brutto?

“Quello d’aver letto che un tizio aveva sentenziato “a me non piace quello che scrive Marcora…ho mai letto nulla di suo” – gli ho dato del cretino. E’ stato più che altro un “insulto alla mia intelligenza” come dice il Padrino – ce n’è un altro di “momento brutto”, quando un idiota ha sentenziato che lui legge Prevèrt, Shakespeare, Proust e compagnia bella e non dà valore agli Scrittori locali”.

Il giorno che avrebbe guidato un Giornale disse che avrebbe fatto il massimo per il giornale stesso. Ne è ancora convinto?

“Ora più che mai. Sto invecchiando e non lo do a vedere. Non mi ritengo un pantofolaio e la verità mi piace tantissimo. Da anni vado ripetendo lo slogan inventato dal mio amico Francesco Crepaldi che disse con estrema lucidità ed altrettanta saggezza che “senza l’[email protected], la città sarebbe all’oscuro“, come dirgli di no? Perchè tradirlo? Io lo so che da Lassù, Francesco una mano me la dà. Un giorno gliene renderò conto. Prima o poi, bisogna passare la mano e vorrei che l’Informazione andasse avanti anche senza di me”.

(ora mi pongo una domanda, al di fuori dell’intervista)

Che giudizio dai di te stesso?

“Chi mi conosce sa che non mi voglio troppo bene. Sono sempre alla ricerca del meglio e del perfettibile. Sono critico con me stesso: prima di uscire con un libro nuovo, lo giudico, lo analizzo, poi spero. Il Lettore sa tuttavia che non baro. Che quel che c’è scritto è la verità…. la mia verità, la confessione che ho con la mia coscienza e col dialogo che ho con la mia Pierina, la tiro in ballo con un “ùtami” (aiutami)…. so che mi avrebbe voluto migliore, che molte volte l’ho delusa, che fra noi c’era un rapporto conflittuale tra madre e figlio, ma sempre nel rispetto dei ruoli, che sempre la vedevo al mio fianco nei momenti cruciali, nelle prove che dovevo sostenere. Non mi faceva complimenti a dismisura, la mia Pierina, ma la vedevo raggiante quando erano gli altri a parlarle di me. Mi ha insegnato a non essere un “mammone” e si è spesa una vita per me, senza sotterfugi, senza predicozzi, senza raccomandazioni. Mi fermo qui nel parlare di lei. So già che s’è infuriata. Me lo dice la coscienza. Era una contadina e quel “marchio” me l’ha cucito addosso. Ed io sono fiero di mostrarlo. Sempre! Essere schietti produce antipatie, ma sono così, è la mia vita. Spero che  altri, almeno un pizzico di simpatia me la riservano. Ho bisogno di Popolo, di gente, di amici, di compagnia… non mi va di essere solo.

Copyright @2018

DALLE RUBRICHE