Convegno sul pericolo mortale della droga dell’Associazione “Area Giovani”
Fatti di vita, scegli di vivere un capolavoro

Giorgia Benusiglio, classe 1982, nel 1999, in una discoteca, ha inghiottito una mezza pasticca di ecstasy condannando se stessa ad un’esperienza atroce dalla quale s’è salvata (quasi) per miracolo. La sua testimonianza

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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I balli frenetici in discoteca, il frastuono della musica sparata a palla, la voglia incontenibile di lasciarsi andare e trasgredire per provare l’effetto che fa, la legge del branco che annulla la volontà individuale e ti obbliga ad omologarti, magari facendoti di sostanze stupefacenti per andare oltre i confini della realtà e provare qualcosa di totalmente diverso.

Tutto questo l’ha provato sulla propria pelle, anzi, sul proprio corpo, Giorgia Benusiglio, classe 1982, che nel 1999, in una discoteca, ha inghiottito una mezza pasticca di ecstasy condannando se stessa ad un’esperienza atroce dalla quale s’è salvata (quasi) per miracolo.

La droga le ha spappolato il fegato, l’ha fatta precipitare nelle tenebre profonde del coma e l’ha condotta ad un passo, un piccolissimo passo, dalla morte.

E’ riuscita a sottrarsi alla fine della propria vita mediante un complesso trapianto di fegato (il fegato di una ragazza deceduta a causa di un incidente stradale) che l’ha costretta per lunghi mesi sul letto di un ospedale di Milano, ricoverata in terapia intensiva, e successivamente obbligata ad assumere quotidianamente dei farmaci per sopravvivere.

“Io non sono una pillola – ha raccontato Giorgia davanti alla platea foltissima e attentissima di oltre 300 persone, fra studenti, genitori e insegnanti, che hanno gremito la sala delle conferenze della biblioteca civica di Castellanza in occasione dell’incontro, organizzato dall’Associazione culturale “Area Giovani”, intitolato significativamente “Fatti … di vita!” -, una cosa piccola e trascurabile, di poco peso, ma dipendo da una pillola. E la devo prendere ogni giorno per tutti i miei giorni, altrimenti muoio. E questo perché una sera di tanti anni fa ho assunto mezza pillola di un promettente veleno. Non perché pensavo di vivere più a lungo, ma perché pensavo, ingoiandola, che avrei toccato il cielo per un lungo momento senza la fatica di saltare. Perché volevo volare. Un morso di immortalità”.

Dopo essere scampata alla morte, Giorgia Benusiglio ha preso con se stessa un impegno ben preciso: raccontare la propria drammatica esperienza ai giovani per aiutarli a non cadere nella trappola mortale della droga.

A tutt’oggi ha tenuto più di 2.000 incontri parlando con quasi 90.000 ragazzi in tutta Italia.

“Noi l’abbiamo invitata – ha spiegato Alessio Gasparoli, presidente di “Area Giovani” – perché il tema della droga è drammaticamente attuale e tutti, nessuno escluso, devono essere informati e sensibilizzati in materia. Ascoltare esperienze che hanno sfiorato la tragedia, come nel caso di Giorgia Benusiglio, è importante perché solo così si può esattamente comprendere la vera portata del pericolo”.

Giorgia, dopo la sintetica e pregnante presentazione della serata ad opera della giornalista professionista Lucia Landoni che ha coordinato l’intero incontro, ha più volte sollecitato la platea, rivolgendosi soprattutto ai giovani, ammonendo a non abbassare mai la guardia: “Noi non viviamo in un film dove possiamo premere stop e poi rewind per tornare indietro. Io ho dovuto affrontare le conseguenze della mia scelta: tutto era possibile, tranne fare in modo che non fosse avvenuto. Ecco cosa intendo dire con responsabilità: siete solo voi gli artefici del vostro destino. Potere decidere se fare della vostra vita un capolavoro, accontentarvi di una cosa mediocre o non arrivare nemmeno all’età adulta. Ma – ha concluso Giorgia Benusiglio – spetta solo a voi”.

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