RIFLESSIONI IN LIBERTÀ
Ferragosto è passato…

Passato Ferragosto ci si tuffa nella ripresa. Quale? A sentire i Politici c'è più d'uno spiraglio al bene. La gente non la pensa proprio così, ma (come diceva Galileo) "eppur si muove"...

Gianluigi Marcora

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Passato Ferragosto ci si tuffa nella ripresa. Quale? A sentire i Politici c’è più d’uno spiraglio al bene. La gente non la pensa proprio così, ma (come diceva Galileo) “eppur si muove” e ha dovuto “aspettare” 400 anni per aver ragione, tanto che l’allora Pontefice Wojtyla gli chiese scusa ufficialmente.

Galileo Galilei sosteneva che era la Terra a girare intorno al Sole, ma la Chiesa lo bollò di blasfemia e lui dovette ritrattare pur avendo ragione. Oggi, si lamentano i Commercianti, tanto che il Presidente, Romeo Mazzucchelli accusa il “non ricambio” con le saracinesche che si chiudono per non più riaprire. Anche qui c’è chi vorrebbe “la botte piena e la moglie ubriaca” e non è certo colpa dei supermercati se i bottegai mandano i figli a scuola (per avere mestieri migliori) invece di insegnare loro il mestiere.

L’alternativa qual è? Continuare nella Tradizione e “ubbidire” alle nuove Leggi sulla Pensione. Si va a riposo oltre i 70 anni e non più a 60 con “ricambio generazionale” assicurato. Una volta, a bottega ci andava il capo famiglia e i figli (coi figli dei figli, e dei figli) perpetuavano il mestiere con tanto di specializzazione.

C’è ora in agguato il problema di chi sta a casa. Non solo anziani (che meriterebbero maggior tutela e maggior rispetto) che devono imparare a non aprire agli sconosciuti (divisa o tesserino falsi compresi) e a far gente all’occorrenza. Certo, non solo anziani: c’è gente che in ferie non è potuta andarci. I perchè sono tanti. Per fortuna ci sono i Volontari che “due balli in pista” o una “partita a briscola” fanno capire ai non gitanti che si può passare l’estate in altro modo.

Riprendo ancora il commento di un lettore che sentenzia su Busto città “brutta e sfigata” e non è il caso. Vien da dirgli: come? Ti è piaciuto l’Editoriale sulle strade di Busto Arsizio, poi “butti addosso” alla città in cui vivi, tanto rancore. Forse lo fai per moda o per essere …. coerente coi disfattisti, ma così non va bene.

Fossi io al posto tuo, me ne andrei. Non potrei vivere in una città “brutta e sfigata” non ti pare? Ricordati “CUORE di BUSTO” e chissenefrega se qualcuno parla di pubblicità indotta. Il libro fotografico è opera di Marino Bianchi e l’intero lavoro redazionale è della GMC Editore. Lì è possibile “tastare il polso” su Busto Arsizio. Si evince quant’è bella la città e quanto sono fortunati i suoi abitanti. Voce fuori dal coro, la nostra? Chi avesse la “bacchetta magica” si faccia avanti, poi “scruti” cosa avviene nelle altre città, Metropoli comprese.

Dicevamo del Ferragosto passato. Pensate che “una volta” (facciamo 50 anni fa) il Ferragosto era l’unica festa dell’anno, al di là di Natale, Pasqua e Patronale e la gente passava dalle 10 alle 12 ore in fabbrica. Però quando voleva divertirsi, lo faceva in pranzi di gruppo a casa, visita al Sacro Monte di Varese col “caretòn” e briscolate nelle osterie. E non mancavano le “fiere” degli animali e degli attrezzi per la campagna.

A proposito, a Busto Arsizio per dire “vado in campagna” (ovviamente a lavorare nei campi) si diceva “a ò a fòa” che tradotto in lingua è “vado fuori” per stigmatizzare che i campi da coltivare erano situati al di fuori del centro abitato, mentre le abitazioni non erano dislocate proprio nei pressi dei luoghi di lavoro.

Le fabbriche hanno fatto il resto. Gli spazi si sono ristretti, le industrie hanno popolato le campagne e non si comprese più come fare per far coesistere agricoltura, industria e abitazione. Va bene anche qui il detto “moglie piena e botte ubriaca” accennato sopra,, mentre la città si ingrossa, si allarga e diventa (quel che ha sottolineato il lettore nel commento) la prima città “non capoluogo” della Regione Lombardia.

Per chi tuttora è rimasto senza VOLARE (stavolta la pubblicità non serve, il libro è quasi esaurito) si rivolga alla Biblioteca comunale. Loro, il libro ce l’hanno e non si dica che a Busto si legge poco. E’ sufficiente leggere i numeri della Biblioteca stessa. Lo dico un’altra volta: Busto ti amo.

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