Dopo Ferragosto
Festa di San Rocco e cena dell’amicizia

Il giorno dopo Ferragosto è festa di San Rocco. Il tumulto di persone è assordante. Nella vicina Magenta si radunano contadini da ogni dove e animali di ogni specie

Gianluigi Marcora

BUSTO ARSIZIO

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Il giorno dopo Ferragosto è festa di San Rocco. Il tumulto di persone è assordante. Nella vicina Magenta si radunano contadini da ogni dove e animali di ogni specie. La Fiera vede ai “pali di partenza” personaggi esotici con animali “stravaganti” che provengono da Paesi lontani. La Fiera di Magenta dura una settimana circa e somiglia al “caravanserraglio” di terre lontane. Il baccano, il frastuono che regna dall’alba a sera è così intenso che a viverlo diventa da una parte un’impresa e da un’altra uno spettacolo. Ciò che a noi giovani importava.

Con gli armenti… buoi, mucche, cavalli, animali domestici, c’erano animali sconosciuti, come il cammello, ad esempio, portato lì per incutere curiosità e non certamente per essere acquistato per il lavoro nei campi. I contadini vestivano l’abito “buono” rattoppato e rammendato oltre misura, mentre i sensali, l’abito buono lo mostravano col petto in fuori, come a dire che ogni affare doveva compiersi in loro presenza. Che avveniva, col solito rituale: trattativa veloce con “occhi negli occhi” e stretta di mano con tanto di “sputata” pregressa. Poi, il sensale siglava l’atto e scambio di ricevuta con caparra versata e onorata.

Il rumore degli animali era quasi… scalpitante, come dettavano i cavalli, ma anche le mucche e gli asini avevano il loro bel daffare col “contorno” dei trilli del gallo e dei coccodè della galline. Tutti avevano da dire qualcosa e pochi avevano da ascoltare. Fatto è che a ogni trattativa si procedeva allo scambio di proprietà degli animali. Chi acquistava una mucca, se la portava via, magari per portarsela a casa anche a piedi. Intanto facevano affari, le osterie, i venditori di cibarie di strada, chi faceva scorta d’acqua e la vendeva col “cazù” (mestolo) senza peraltro sciacquare la tazzina utilizzata per “scòedi a sedi” (soddisfare la sete) dell’avventore precedente. Per noi ragazzi era un divertimento grandioso. Qualche pacca sul sedere del cavallo o qualche strigliata alle orecchie dei conigli significavano soltanto divertimenti scemi, ma mai con malizia o con intenzione di importunare gli animali. Per un giorno intero, ci si divertiva “fuori porta” e non si chiedevano altre gite per i giorni a venire.

Un solo San Rocco ho saltato nella gioventù. E fu per un’iniziativa dell’indimenticato signor Ernesto Gallo, Presidente dell’Associazione “Famiglia Loreggiana” di Camposampiero in Provincia di Padova. Ernesto Gallo, a Busto Arsizio e nella Democrazia Cristiana locale, era un personaggio. Uomo probo e signore nei comportamenti ebbe l’idea di far incontrare una Rappresentanza lombarda di calciatori di Busto Arsizio contro una Rappresentanza Veneta di giocatori padovani. Terreno dell’incontro, Camposampiero.

Ebbi l’onore di partecipare alla “disfida” e proprio il giorno di San Rocco scendemmo in campo per conquistare il Trofeo. Allo stadio, 200 persone circa (parenti dei patavini e qualche Bustocco) e finì 4-1 per loro, con due fatti da mettere in risalto: sull’1-0 il nostro portiere finì all’Ospedale per un calcio in testa (e noi lì a combattere lo stesso, anche se la “riserva” ha sulla coscienza almeno due reti, pur avendone salvate altrettante). Il secondo fatto che c’era un corner a nostro favore e l’allenatore (si era sul 3-0) ordinò il tutti avanti per onorare la maglia. Il cross era teso, il terzino respinge, qualcuno devia la traiettoria del pallone che finisce al limite dell’area, dove proprio c’ero io. Bordata a collo pieno e la palla che s’insacca all’incrocio dei pali. Mi saltano addosso tutti: compagni, portiere compreso, allenatore e chi c’era sulla nostra panchina.

Alla “cena dell’amicizia“, in un ristorante di Loreggia, Ernesto Gallo consegnò il Trofeo ai “suoi”, ma nel discorso fece appello alla nostra volontà di non soccombere, alla nostra difesa della nostra appartenenza, allo spirito sportivo dimostrato sul campo. Ci fecero festa e nel rientro a casa, in pullman, il signor Gallo ci promise lo stesso Trofeo (meritato, anche se sconfitti) che ci consegnò a Busto Arsizio (in altro ristorante) dopo averlo commissionato alla Pi.ERRE SPORT di Roberto Paulon. Un esempio di stile e di correttezza.

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