ORGANIZZATO DA ISTITUTO CLINICO SAN CARLO
Figli e tecnologia al Fratello Sole con Alberto Pellai

Con il patrocinio della clinica privata, genitori ed insegnanti hanno passato una serata di confronto su temi delicati, legati al rapporto tra i pre-adolescenti e la tecnologia. “Un rapporto che rivoluziona il ruolo del genitore”, secondo l’esperto psicoterapeuta ospite a Busto

Riccardo Torresan

BUSTO ARSIZIO

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“Figli 2.0”. Questo il tema sviscerato al teatro Fratello Sole nella serata di martedì 26 settembre, in un’iniziativa organizzata dall’Istituto Clinico San Carlo. A sostegno dell’evento, anche l’Istituto comprensivo “Tommaseo”.

Le due istituzioni bustocche, infatti, hanno fortemente voluto un momento di discussione collettiva sui “nuovi” figli della tecnologia. Insidie della rete, rapporto tra educazione e tecnologie, ruolo dei genitori: questo e molto altro è stato portato all’attenzione di genitori ed educatori. In una sala traboccante di spettatori – tra cui l’ad di Istituto Clinico San Carlo Sara Tosi – il palco è stato prerogativa assoluta di Alberto Pellai. Psicoterapeuta, saggista, giornalista, ricercatore e docente all’Università degli Studi di Milano, lo studioso ha offerto il suo autorevole contributo a un tema sempre delicato. “Vedo con piacere – ha esordito – che siete tantissimi. Dieci anni fa, quando ancora si sapeva poco di questi temi, pochissimi genitori si sarebbero scomodati. Ma oggi abbiamo fatto passi da gigante e si prospettano nuove sfide.”

La serata si è dunque focalizzata su come l’evoluzione della tecnologia abbia cambiato i figli, la loro crescita, ma anche (e soprattutto) il ruolo dei genitori. “Una volta si permetteva ai bambini – ha continuato Pellai – di girare per il quartiere in bici. Oggi  invece si è iperprotettivi, e comportamenti simili vengono proibiti. Eppure permettiamo che passino ore nella loro cameretta, immersi in un mondo, quello dell’online, che non sanno controllare”.

Nella teoria del docente, infatti, un passaggio fondamentale della crescita è l’acquisizione graduata di autonomia. Alla quale, però, si devono accompagnare le competenze necessarie per gestire le nuove responsabilità.

Lo psicoterapeuta ha ricordato numerosi esempi di come i mezzi tecnologici potenti di cui disponiamo dispieghino i loro effetti. Dalla PlayStation al computer, passando per l’immancabile cellulare (“il regalo più diffuso per la prima comunione”, ha ricordato): tutti questi strumenti bombardano di stimoli il cervello dei più giovani. Cervelli che nutrono un incontrollabile desiderio di scoperta ma mancano, ancora, delle capacità cognitive necessarie alla concentrazione di lungo periodo, o al controllo delle emozioni.

“Ecco perché il ruolo dei genitori, oggi, è diverso da ieri. Dobbiamo, in un certo senso, sostituire le aree razionali del cervello dei nostri figli, ancora non del tutto mature. Dobbiamo imporre limiti e saper trovare le giuste modalità di controllo. Sempre, però, insegnando ai nostri ragazzi ad autoregolarsi e a prendersi le proprie responsabilità. Solo così si cresce davvero”.

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