Profilo SESA
Il “finto legno” e il “finto marmo” così belli da sembrare veri

Nel 1950 Spagnuolo Ezio e Santori Antonio decidono di diventare protagonisti della rinascita civile e materiale del sistema Paese e fondano, in quel di Olgiate Olona, la SESA (acronimo dei loro nomi)

Luciano Landoni

OLGIATE OLONA

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L’anno è il 1950 e l’Italia è tutta un fermento di passione e coraggio operoso: c’è voglia di ricostruire e di (ri)conquistare il futuro, dopo gli anni bui e drammatici della 2° Guerra mondiale.

Due fra i tantissimi uomini di buona volontà di quel periodo eroico, Spagnuolo Ezio e Santori Antonio,  decidono di diventare protagonisti della rinascita civile e materiale del sistema Paese e fondano, in quel di Olgiate Olona, la SESA (acronimo dei loro nomi).

“La loro attività industriale all’inizio – spiega Carlo Santori, 42 anni, nipote di Antonio e amministratore delegato della SESA, 3° generazione imprenditoriale – consisteva nella realizzazione di piccole piastre per stampare le saponette. Poi, dato che l’azienda americana Formica (la stessa che ha dato il nome al laminato plastico a base di resine sintetiche con cui sono stati costruiti tantissimi mobili del boom economico) cercava un partner per il ricondizionamento delle lastre lisce, l’impresa fondata da mio nonno riconvertì il proprio business e puntò sulla costruzione di stampi per laminati plastici”.

Stampi in acciaio sottilissimi che opportunamente trattati (un perfetto connubio fra design digitalizzato e meccanica) riescono a trasformare letteralmente i laminati conferendo loro quelle particolari venature che sono tipiche del legno, piuttosto che del marmo o della pelle.

In pratica, il processo produttivo dell’azienda di Olgiate Olona (bastano le dita di una sola mano per contare le imprese industriali al mondo in grado di svilupparlo) crea una specie di perfetta illusione (capace di confondere/ingannare persino i professionisti più esperti) in virtù della quale i pannelli che diventano parte integrante di un mobile, oppure le piastrelle utilizzate per la pavimentazione, sembrano essere in tutto e per tutto rispettivamente di legno e di marmo.

Caratteristiche operative di assoluta eccellenza che permettono a SESA di impiegare 74 persone, fatturare poco meno di 14 milioni di euro all’anno ed esportare il 98% della produzione in tutto il mondo.

La struttura aziendale è quella tipica dell’impresa di famiglia: Marco Santori, classe 1953, figlio del fondatore e presidente, Carlo e Luca, figli di Marco, il primo ad e il secondo direttore generale della produzione.

Insomma, numeri da Guinness dei primati?
“Il giudice inappellabile è sempre e soltanto il mercato. Gli stampi che riusciamo a realizzare conferiscono al prodotto finito una particolarissima tattilità: è così che si riesce a dare la sensazione del legno, del marmo, della pelle. Per mantenere e accrescere il nostro elevato livello di sofisticazione produttiva investiamo mediamente su base annua un quarto di milione di euro, e mi riferisco ai soli investimenti finalizzati alla ricerca e all’innovazione tecnologica”.

Tutto questo quanto vi permette di produrre?
“Almeno 1.400 stampi ogni anno, ricavati da non meno di 21 milioni di metri quadri di materiale lavorato. Il ciclo produttivo è particolarmente complesso: attraverso dei plotter di grandi dimensioni, fino a 8 metri, trasferiamo il disegno digitalizzato sulle lastre d’acciaio e poi, tramite un processo chimico e meccanico, si conferisce profondità al disegno impresso sulle stesse lastre. Il taglio delle lastre d’acciaio avviene mediante un macchinario ultra sofisticato che impiega un getto ad altissima pressione di acqua mista con sabbia. Creiamo così stampi a più livelli che sono il frutto del lavoro congiunto di tre aree: il reparto grafico, quello che realizza il campione dello stampo e, infine, il reparto produttivo vero e proprio dove avviene la fusione, se così posso dire, fra la componente digitale e la componente meccanica”.

Qual è la tipologia professionale che caratterizza la forza lavoro di SESA?
“Si va dai designer al personale specializzato nelle lavorazioni meccaniche. Una specializzazione per noi talmente importante e preziosa da far sì che vengano dedicati  come minimo 2 anni di formazione ai neo assunti. L’età media del nostro personale è molto bassa: crediamo molto nei giovani e investiamo su di loro. Con meno burocrazia e una riduzione significativa del cuneo fiscale potremmo crescere ancora di più”.

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