Il sistema economico-occupazionale locale post-coronavirus
In forte calo sia l’occupazione, sia la produzione industriale, impennata della CIG

Nella nostra provincia, una delle più industrializzate della regione Lombardia, le conseguenze della pandemia cominciano a manifestarsi. Soprattutto dal punto di vista occupazionale

Luciano Landoni

VARESE

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Nella nostra provincia, una delle più industrializzate della regione Lombardia, le conseguenze della pandemia cominciano a manifestarsi.

Soprattutto dal punto di vista occupazionale.

C’è stata una rilevante riduzione delle assunzioni nei mesi di marzo (-41%), aprile (-71%) e maggio (-61%).

Si è poi verificato un incremento delle cessazioni, dovuto alla conclusione naturale e al mancato rinnovo dei contratti a termine: -84% nel settore della somministrazione, -65% in quello dell’apprendistato e -59% per il tempo determinato.

Tutte forme contrattuali che interessano maggiormente i giovani: tra il 24 febbraio e il 10 maggio, a Varese, il tasso di risoluzione di questi contratti in riferimento alle persone con meno di 29 anni è cresciuto di addirittura il 250%.

L’altra fascia a rischio è rappresentata dalle donne: in primo luogo perché anch’esse sono abitualmente più coinvolte da contratti flessibili e poi perché la complicata situazione famigliare, come conseguenza della chiusura di scuole e altri servizi di cura, si ripercuote negativamente sulla loro possibilità di partecipare al mercato del lavoro, spingendole a farsi carico della famiglia, anziché provare a cercare una nuova occupazione.

Insomma, un combinato (in)disposto che fotografa un mercato del lavoro locale in grande sofferenza.

«Il momento è indubbiamente difficile: il lockdown ha lasciato una serie di problemi e preoccupazioni, che ora stiamo analizzando con grande attenzione. Tra questi, certamente il mercato del lavoro. Già oggi – commenta Fabio Lunghi, presidente della Camera di Commercio le ore di cassa integrazione in deroga hanno toccato i 7 milioni, un dato perfino superiore a quello di interi anni successivi all’esplosione della crisi finanziaria del 2008, interessando ben il 12% delle imprese e il 9% degli addetti».

Vale la pena aggiungere che le ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, nel solo mese di aprile, sono state addirittura 15 milioni.

Il guaio è che l’immediato futuro potrebbe essere peggiore del presente.

Nel 1° trimestre di quest’anno, infatti, la produzione industriale della provincia di Varese ha fatto registrare una pesante regressione pari al -9,2% (-10,2% a livello regionale).

«Tutto questo in attesa dei dati del secondo trimestre – sottolinea Fabio Lunghi –, indubbiamente meglio descrittivi delle difficoltà legate al coronavirus. Peraltro, a conferma della capacità di resilienza dei nostri imprenditori, dai numeri in anteprima per il mese di aprile si evince che i livelli produttivi toccati a marzo sono stati superati. Non era affatto scontato. La strada per tornare sui valori pre-crisi è comunque ancora molto lunga».

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