Governare e non farci governare
Fracasso

Con la faccenda “migranti” siamo tra il tragico e il comico e, su queste basi, si arriva al “fracasso” tra Galimberti, Sindaco di Varese e Antonelli, Sindaco di Busto Arsizio

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Per tuffarci nella cronaca, prendiamo spunto da un vecchio proverbio bustocco: “i cà’in fèi da sasu e gan tuti’l sò fracassu” che, nella traduzione spicciola, fa “le case sono costruite col sasso e hanno tutte il loro fracasso“. Spieghiamoci meglio. Il “sasso” di cui sopra si riferisce ai “moderni” mattoni. Una volta, le case si costruivano con materiali meno nobili. Si utilizzavano anche i sassi dentro un cemento ricco e denso. Poi si aggiungevano i mattoni, tutti provenienti dalle fornaci in quel di Fagnano Olona e si andava a completare l’opera edile con l’aggiunta di contrafforti in legno che “aiutavano” l’opera muraria nel sostenere il tetto.

Sul “fracasso” si intende la disquisizione sommaria che avveniva in famiglia. Non è che allora si era dei gran parlatori, ma il dialogo era costruttivo, essenziale, si basava sul rispetto sia del ruolo sia dell’età di ogni componente familiare. Migliore, tuttavia, di questi tempi, dove a farla da padrone è il cellulare e quasi non si dialoga più. Una volta, a “sentenziare” era il capo famiglia, ma in realtà, la mamma ci metteva tanto del suo e la nidiata di figli doveva ubbidire senza (quasi) profferire parola, anche per non incorrere nella certezza della pena.

Ecco quindi la “traslazione” del messaggio tra il dialetto e la cronaca.

Il batti e ribatti tra il Sindaco di Busto e quello di Varese, mette in evidenza “due facce” dello stesso problema. Questione di… Governo che mette in crisi i rapporti fra i Comuni che devono far fronte alla condizione dei “migranti” che non rispecchiano appieno la condizione di chi espatria per vari motivi. C’è chi li cataloga al rango di profughi e chi li mette sul piano dei “fuggitivi” dai Paesi natii o dai Paesi in guerra. C’è chi ne fa una ragione di speculazione e chi li “utilizza” nei lavori precari. Poi c’è la questione umanitaria. C’è chi ne fa una ragione di “accoglienza” e chi tratta il problema in veste di “affare”. Di tutto un po’ si direbbe.

Come a dire: quando la situazione non è tragica, diventa comica. Forse, con la faccenda “migranti” siamo tra il tragico e il comico e, su queste basi, si arriva al “fracasso” tra Galimberti, Sindaco di Varese e Antonelli, Sindaco di Busto Arsizio.

Tra loro, il Prefetto, Giorgio Zanzi, esponente esterno del Governo. Non è finita. C’è pure l’Europa che non ne vuole sapere di “aiutare” l’Italia economicamente e ci sono le Ong a inserirsi nel problema. Quindi, non si tratta più di Accoglienza (come fa bene a rimarcare il Papa), ma di interessi belli e buoni. A mettere un po’ d’ordine deve pensarci il Governo che trasmette “ordini” ai Prefetti che a loro volta devono far applicare la Legge. D’accordo; ma se una Legge italiana è in contrasto con la Legge d’Europa, come fanno due Sindaci ad andare d’accordo? Il “fracasso” (qui inteso sul dialogo e sulla legittimazione dell’applicazione delle Leggi) si fa impellente e a livello locale non si sa più a chi occorre obbedire.

Dovrebbe, il Governo, attuare la “famosa” minaccia sull’Accoglienza. Cioè a dire: l’Italia sostiene la maggior quantità di oneri… bene, quegli oneri siano portati a bilancio nel contributo versato all’Europa. Da qui, la quota a carico dell’Italia deve essere compresa nel nostro contributo di appartenenza e non esclusa come è attualmente. In Europa non ci stanno. Né Francia, né Spagna e soprattutto né la Germania vogliono accollarsi l’onere dell’Accoglienza. In parole povere: l’Italia deve pagare. Le altre Nazioni devono… commiserarci e nulla più. Scusate, ma essere “cornuti e mazziati” piace a nessuno. Men che meno a… Galimberti e ad Antonelli.

Che fare? Una volta per tutte, governare e non farci governare. L’Italia rediga un bilancio preciso e dica all’Europa “ho speso tot per l’Accoglienza” e nel momento del versamento della quota di appartenenza, quel “tot” lo si consideri “acconto” o parte del contributo. Altrimenti, il gioco non vale più.

Avremmo maggiore equità di trattamento e maggiore rispetto fra i partner d’Europa. Così, anche Antonelli e Galimberti non avrebbero motivo di guardarsi in cagnesco.

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