Intervista al vice presidente di CAM, Eugenio Camera Magni
“Il futuro bisogna immaginarlo per poterlo conquistare”

Parla il vice presidente di Confindustria Alto Milanese, nonché amministratore (con il fratello Roberto) della Nearchimica Spa di Legnano, Eugenio Camera Magni

Luciano Landoni

LEGNANO

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C’è stata la crisi di governo provocata da Matteo Salvini, c’è stata la scissione del PD causata da Matteo Renzi e, nonostante questo, la Borsa ha reagito senza particolari problemi e lo Spread risulta in fase calante.

Musica completamente diversa per quanto riguarda la cosiddetta economia reale: perdura infatti il momento critico dell’industria italiana, che rimane debole: a luglio è proseguito il calo del fatturato, con un -0,5% rispetto al mese precedente e -0,6% rispetto al giugno 2018.

Per non parlare delle esportazioni che scontano la guerra dei dazi fra Usa e Cina.

Insomma, è sempre più difficile produrre e non è affatto semplice esportare.

Come mai questa distonia fra l’economia reale e quella di carta?

Giriamo la domanda al vice presidente di Confindustria Alto Milanese, nonché amministratore (con il fratello Roberto) della Nearchimica Spa di Legnano, Eugenio Camera Magni.

“Bisogna distinguere fra speculazione e produzione reale. Sono due cose del tutto diverse, così come sono profondamente diverse le regole di base che governano i due mondi”.

Riformuliamo la domanda: come giudica le turbolenze politiche di queste ultime settimane che hanno portato alla nascita del governo Conte bis?

“Non ci resta che aspettare i fatti. Il programma di governo, fra le altre cose, prevede una diminuzione del cosiddetto cuneo fiscale. Bene, anzi, benissimo. C’è tuttavia un piccolo problema: le scarse risorse a disposizione del bilancio statale lo permetteranno? Un conto sono le promesse di intervento, un altro gli interventi effettivi. Lo ripeto: giunti a questo punto, contano solo i fatti concreti”.

Non sembra molto ottimista …

“Credo di essere semplicemente realista se osservo che l’attuale compagine di governo appare carente sia dal punto di vista delle conoscenze/competenze specifiche, sia da quello delle esperienze concrete di gestione”.

Nearchimica Spa è una piccola industria che occupa 41 persone, fattura 15 milioni di euro su base annua (“Quest’anno – precisa Eugenio Camera – manterremo lo stesso fatturato del 2018”), è fortemente proiettata sui mercati esteri ed è specializzata nella produzione di ausiliari per la nobilitazione tessile.

Lavorate per un comparto estremamente sensibili all’andamento della domanda, quali sono i segnali provenienti dal mercato nell’ultimo quadrimestre dell’anno?

“L’intero settore industriale sta attraversando un periodo difficile. C’è una mancanza di propensione alla spesa, soprattutto all’interno dei mercati maturi. Di fatto, c’è una capacità produttiva largamente superiore alla volontà d’acquisto. Fra la fine del 2017 e il 2018 si è verificata una giacenza di magazzino superiore ai 5 miliardi di pezzi per il cosiddetto fast fashion, vale a dire l’abbigliamento giovane. Questo dato credo dia un’idea precisa di quanto la domanda sia anemica. Se a questo aggiungiamo il forte calo del settore auto (che si tira dietro molte altre attività industriali), il quadro complessivo appare molto chiaro”.

Cosa ci dice delle prospettive occupazionali, soprattutto con riferimento ai giovani?

“Parlo della mia azienda. Proprio in queste ultime settimane abbiamo assunto due giovani. Stiamo gestendo il passaggio generazionale: io ho 56 anni, mio fratello ne ha 59. Le nuove generazioni sono già operative in azienda: mia figlia Lucrezia e il figlio di mio fratello Federico. E’ importante credere nei giovani e dare loro la possibilità di conquistarsi il futuro”.

A proposito di futuro, come lo definisce?

“Prima di tutto, bisogna essere capaci di immaginarlo. Subito dopo ci si deve dar da fare per realizzarlo e farlo proprio. In termini ancora più chiari: non è sufficiente realizzare un buon prodotto e piazzarlo al giusto prezzo. Occorre fare qualcosa di più. Il mercato, oggi, chiede la eco-sostenibilità. E’ giusto che sia così. Abbiamo davanti a noi tante sfide che sono il risultato di altrettanti cambiamenti in atto. L’importante è assecondare il cambiamento, anziché osteggiarlo. C’è in ballo la continuità aziendale”.

Cosa si sente di suggerire a un giovane?

“Gli suggerisco, come ho già detto prima, di immaginarsi il proprio futuro. Gli deve piacere, altrimenti il rischio reale è di essere insoddisfatto. Gli suggerisco anche di conoscere più lingue possibili, dato che il mondo è a portata … di mano e le offerte di lavoro possono arrivare da Paesi diversi da quello di nascita e residenza. Andare all’estero non è una sconfitta, è semmai un’opportunità”.

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