Le nuove frontiere dei processi produttivi
Il futuro dell’industria si chiama “economia circolare”

Holcim, presente in provincia di Varese con l’insediamento di Ternate, è una delle sempre più numerose aziende del territorio che hanno deciso di implementare i principi dell’economia circolare all’interno dei propri cicli produttivi...

GALLARATE

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“La produzione di cemento contribuisce a chiudere il ciclo dell’economia circolare e produce sviluppo sostenibile. La tecnologia del co-processing consente infatti di recuperare non solo energia, ma anche materia dai rifiuti attraverso il processo produttivo del cemento che ha come risultato finale la totale assenza di scarti alla fine. Il partner di cui si avvale Holcim (Italia) per applicare i principi di circolarità e aumentare la sostenibilità del proprio processo produttivo è Geocycle Italia appartenente al 100% al gruppo. Attiva da oltre 30 anni nella gestione sostenibile e responsabile dei rifiuti, Geocycle è stata tra i pionieri dell’implementazione dei principi della circular economy”.

Holcim, presente in provincia di Varese con l’insediamento di Ternate, è una delle sempre più numerose aziende del territorio che hanno deciso di implementare i principi dell’economia circolare all’interno dei propri cicli produttivi. Usare i propri scarti industriali o gli scarti industriali di altre imprese come materia prima da riutilizzare per dar vita a nuovi prodotti: questo il concetto. Con precisi e concreti vantaggi per l’ambiente e le comunità locali, come ha spiegato Luca Danuvola, Holcim (Italia) Spa, nell’ambito del workshop “L’economia circolare che ispira: come nascono nuovi prodotti e processi industriali” organizzato  dall’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, insieme al Centro Tessile Cotoniero di Busto Arsizio (CentroCot) e a Material Connexion Italia: “Oltre ad un risparmio di materia prima e ad una forte riduzione di CO2 – ha spiegato Danuvola di Holcim – nel processo produttivo del cemento la tecnologia del co-processing risulta una soluzione di prossimità e consente di valorizzare la porzione non riciclabile dei rifiuti garantendo la totale eliminazione di scarti e quindi la totale chiusura del ciclo dei materiali alla fine del processo”.

Non si spreca nulla. Che è poi l’obiettivo del Progetto Life M3P. Finanziato nell’ambito del programma dell’Unione Europea Life – Resource Efficiency, M3P promuove lo sviluppo di un sistema di valorizzazione degli scarti industriali e coinvolge partner provenienti da Italia (Lombardia), Belgio (Fiandre), Grecia (Macedonia Occidentale) e Spagna (Asturie). L’iniziativa punta a promuovere il miglioramento della gestione dei rifiuti nei distretti industriali, favorendone il riutilizzo nelle imprese e riducendo i fabbisogni di trattamento, deposito e trasporto ed il conseguente impatto economico e ambientale. Varese è protagonista di questo progetto europeo grazie alla partecipazione, in qualità di partner, dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese e, in qualità di capofila, del CentroCot. “Il progetto Life M3P – ha spiegato Marco De Battista, Coordinatore delle Aree Economiche dell’Unione Industriali – vuole rappresentare un contributo a supporto delle imprese, sia di quelle che già hanno avviato processi produttivi in questa direzione sia di quelle che vogliono avvicinarsi a questo nuovo paradigma. Dopo due anni di lavoro siamo ormai pronti a condividere i risultati raggiunti nello sviluppo di una piattaforma online per la catalogazione degli scarti industriali e delle tecnologie  innovative per il riciclo. Uno strumento web che fa incontrare offerta e domanda di materiali di scarto”. Più di 900 i materiali di scarto fino ad oggi censiti e caricati sulla Piattaforma Life M3P.

“La Piattaforma Life M3P – ha spiegato Claudio Brugnoni di CentroCot – è un luogo digitale dove gli scarti incontrano anche le tecnologie. Tra i problemi di dare una seconda vita agli scarti c’è il fatto che le opportunità offerte dai nuovi brevetti, dallo sviluppo di nuove conoscenze aziendali e dai processi di trasferimento tecnologico non sono conosciuti da chi li produce e li gestisce. L’obiettivo della nostra piattaforma è avvicinare questi due mondi per dare nuova vita agli scarti con un’attività di matching. Un punto di incontro di tecnologie, scarti e persone, per andare oltre le esperienze delle singole aziende”.

Perché se le iniziative delle singole imprese sul fronte dell’economica circolare si stanno ormai diffondendo anche in provincia di Varese, ciò che manca è una visione d’insieme, una strategia territoriale.

“Noi nasciamo dalla montagna e produciamo suole in gomma ad alte performance – spiega Marco Guazzoni della Vibram di Albizzate – la sostenibilità è dunque nel nostro Dna. Da anni, per quanto riguarda l’economia circolare, studiamo come riutilizzare gli scarti industriali di altre imprese e quelli prodotti dai nostri stessi stabilimenti per minimizzare gli sprechi di produzione e magari riuscire a dare in futuro i nostri scarti ad altre aziende come materia prima seconda. Nella Piattaforma M3P abbiamo trovato un partner ottimo per investigare le possibilità di design, di prodotti e di materie per migliorare la virtuosità dei nostri scarti”.

Un fronte, quello del riutilizzo, su cui è fortemente impegnata anche la Mazzucchelli 1849 Spa di Castiglione Olona: “L’economia circolare – spiega Marco Santero – si concretizza nella nostra azienda con il riuso dell’acetato di cellulosa, ossia un materiale plastico di origine naturale, che può essere riutilizzato più volte come materiale riciclabile. Quello che otteniamo è un materiale che può essere usato per la produzione di occhiali oppure, a livelli di granulato, in applicazioni minori come piedini delle sedie o punte degli ombrelli. Siamo comunque sempre alla ricerca di nuove strade per dare nuova vita a quella parte di materiale che non riusciamo a riutilizzare nel nostro stabilimento”.

Occorrono nuove idee pensate da giovani designer. Anche su questo sta lavorando Life M3P attraverso un altro partner italiano del Progetto: Material ConneXion Italia “che ha fatto da  connettore – come spiega Veronica Sarbach – tra mondo del design e realtà manifatturiera,  coinvolgendo  le scuole di design milanesi, tra queste il Politecnico, per far sviluppare dagli studenti nuovi concept, utilizzando gli scarti industriali messi a disposizione delle imprese. Fino adesso abbiamo raccolto un numero vasto di idee. I materiali erano molto diversi e i concept emersi spaziano dal pannello decorativo di una parete, alle lampade, passando per le borse create in gomma”.

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