IL GIORNALISTA OSPITE AI MOLINI MARZOLI
Gad Lerner a Busto: “Oggi il razzismo è di tipo culturale”

Tutto esaurito e tantissimi spettatori in piedi per assistere all’incontro con il giornalista Gad Lerner, organizzato dalla rete “Bust’occhi aperti sul mondo”, sul tema dei nuovi razzismi. Lerner: “Si è rotto un argine. Dalla parole brutte si è passati ai fatti”

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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“Ma lo sapete che c’è Inter–Fiorentina? Cosa ci fate tutti qua?”. Con una battuta, il giornalista Gad Lerner ha salutato il pubblico al suo arrivo nella sala Tramogge stracolma di persone ai  Molini Marzoli. Tutto esaurito e tantissimi spettatori in piedi, molti pur di non rinunciare alla serata hanno trovato posto davanti alle prime file. Grande successo dunque per l’iniziativa organizzata  dalla rete “Bust’occhi aperti sul mondo” sul tema “Le radici antiche dei nuovi razzismi”, a dialogare con Gad Lerner c’è Gilberto Squizzato, giornalista e scrittore, tra i promotori della rete, sono presenti  i consiglieri comunali e gli esponenti del Pd, con il presidente del consiglio comunale Valerio Mariani.

Qui c’è un’altra Italia, un’altra Busto”, afferma Squizzato introducendo la discussione, a partire dalla vicenda dei migranti  a Busto: “Dentro di noi c’è un lutto, per i 230 richiedenti asilo che sono stati allontanati dall’amministrazione comunale. Ora non ci sono più ed è rimasto un grande vuoto”. Lerner prende la parola raccontando la sua vicenda personale legata all’immigrazione: “Né io né la mia famiglia saremmo vivi se non fossimo stati protagonisti di due provvidenziali emigrazioni, la prima da un villaggio dei Carpazi che fu sterminato dal Terzo Reich e poi dal Libano, in cui nacqui, di nuovo in partenza, verso l’Italia. So per certo che emigrazione equivale a salvezza”.

Il giornalista, rivolgendosi al pubblico, afferma: “Mi fa piacere che questa sera non siamo in pochi. Abbiamo tutti la sensazione che si sia rotto un argine in questo Paese, che dalle parole brutte siamo passati ai fatti. Ma chi lo rileva, viene accusato di essere traditore della patria. Il termine razzista è diventato una parola proibita – osserva il giornalista – ma il clima che sì è creato è indubbiamente precipitato. Dobbiamo prenderne coscienza. Mentre cent’anni fa esisteva una forma di razzismo biologico, quando gli africani venivano esposti in gabbie come zoo umani, oggi prevale una forma di razzismo culturale, si dice che il nero debba stare a casa sua. Si fa un’enorme confusione sulla storia passata che viene vissuta con disagio cercando in ogni modo di coprirla”.

Le colpe, secondo Lerner, sono da attribuire anche a “colleghi giornalisti che hanno sdoganato cinismo e cattiveria”: “Io credo che quando gli storici racconteranno questo pezzo d’Italia, non potranno dimenticare che la nota trasmissione “La Zanzara” della Radio di Confindustria incitava ogni sera all’odio razziale, seppure mascherato da umorismo grottesco”, sottolinea Lerner.

“Oggi – prosegue il giornalista –  si torna ad affermare, come negli anni Venti, uno stato d’animo di vittimismo generalizzato, non ingiustificato, certamente ma si diffonde l’idea che l’unico modo per difendersi sia: “prima gli italiani”. E quelli col Rolex (dice, mostrando il suo), magari apolidi, sono traditori a servizio dello straniero. Io non credo sia così e la storia ce lo insegna”. Non risparmia affondi al Movimento 5 Stelle: “Del tutto privo di ideologia se non quella di seguire gli umori del popolo. Sono loro ad aver coniato il termine “business dei migranti”.

Durante il dibattito, la ex senatrice bustocca Laura Bignami, gli chiede un parere  su una frase a lei rivolta la sera precedente durante il consiglio comunale (“A volte mi spiace che il mio voto valga come il vostro”): “Fa parte del linguaggio del disprezzo”, sottolinea Lerner. I giovani, dal pubblico, chiedono come si possa invertire la tendenza: “Il metodo più efficace è quello di guardare negli occhi le persone. Dare volti, nomi e storie a quel magma minaccioso con cui viene rappresentato l’immigrato”.

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