Genitori e figli

La filastrocca (un po' scema) che tra poco vi propinerò va a toccare il rapporto tra genitori e figli, ma pure tra mamma e papà. Serviva (forse) a mettere un freno alle intemperanze dei pargoli che ce la mettevano tutta a far imbestialire i genitori (e non solo)

Gianluigi Marcora

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La filastrocca (un po’ scema) che tra poco vi propinerò va a toccare il rapporto tra genitori e figli, ma pure tra mamma e papà. Serviva (forse) a mettere un freno alle intemperanze dei pargoli che ce la mettevano tutta a far imbestialire i genitori (e non solo).

Figlioletti fate i buoni, non giocate con le mani, altrimenti questa sera lo diremo a papà

In un mondo rurale Bustocco, saper cantare in italiano era qualcosa di grandioso e di mostruoso nel contempo. Mi dissociavo già allora dal  “ritornello” che conteneva sia le prerogative di una minaccia, sia la grave colpa della ….spia. Visto poi che in casa mia, ciò non avveniva, spieghiamo il motivo della mia velata protesta che oggi è diventata una ….condanna a quel modo di operare.

Certo che (allora) si giocava con le mani ….non sempre si andava al campetto per giocare a calcio. E anche a gareggiare in bicicletta, le mani sul manubrio le devi pur tenere. Quel “giocare con le mani” palesemente si riferiva ai litigi, alle prove di forza, ma pure a certi vizi (parlo di sigarette avute di “sfroso” (senza consenso degli adulti), non altro.

Le mamme dei ragazzi della compagnia, non ce la facevano a mitigare gli attriti o a punire subito chi si comportava non nel modo giusto. Quindi, si ricorreva al “e questa sera lo diremo a papà” come se fosse lui il giustiziere o il delegato a fare giustizia. Succedeva poi che a sera, la “minaccia” perdeva di importanza e quasi sempre, i bravi papà ….tolleravano oppure si limitavano a dire …..”non farlo più” come sovente dice il prete nella Confessione. Il “proposito” di “non farlo più” durava sino alla prossima marachella, a cui seguiva la solita “minaccia” che aveva sempre un certo valore educativo, ma a lungo andare somigliava a una ….filastrocca e nulla più.

Oggi a papà dicono nulla (o quasi). Quando succede vedi certi papà che vogliono sapere tutto e che (lancia in resta) si mettono in pista a cercare il colpevole delle manchevolezze perpetrate ai danni del proprio pargolo. Figuriamoci se ciò avvenisse a scuola ….il maestro o il professore rischiano grosso e, la cronaca (spesso e volentieri) cita gli esempi violenti che avvengono a scuola.

Anche la scazzottata fra amici diventa una “sfida a duello” e non parliamo poi di come certi papà “difendono” il figlio nelle partite di calcio, condite di epiteti e di parolacce a tutto spiano che hanno dentro le parole una certa dose di odio da far paura.

“Spaccagli la gamba a quello lì” oppure “quel figlio di buona donna (eufemismo) lo concio io per le feste, a partita finita”. Per dire che l’educazione in questi frangenti, la dovrebbe subire il papà e non certo il figlio .Nessuno mai a chiedere al figlio se si è divertito nel gioco, se ha ubbidito al “trainer”, se ha osservato quel “bon ton” sportivo, magari aiutando un compagno in difficoltà.

M’è capitato di assistere a una “rampogna” di un papà che dopo aver interrogato il figlio sul motivo per il quale ha detto all’arbitro di non aver subito fallo e il rigore a favore non deve essere battuto, invece di lodare il “pupo” per il bel gesto, gli ha dato del coglione.

Ripenso ai tempi antichi; quando andavo a casa “sbrindellato” per delle divergenze coi compagni, prima la mia Pierina “mi dava il resto” a cui seguiva un “interrogatorio” per scovare sempre, magari una ragione per “darmi altro resto” a fronte (magari) di dieci ragioni a mio favore. Da lì, ho imparato ad avere un contegno civile (almeno) e a rispettare gli altri…..se talvolta ciò non succedeva (lo confesso) a casa si manteneva il massimo riserbo e fuori cercavo di difendermi alla bell’e meglio. Vi ricordate quel ritornello che diceva “ne ho prese, sai ….ma quante gliene ho dette“.

Era un’autodifesa per non acuire il problema. So che a papà, la mamma non spifferava simili “stupidaggini”, ma vigeva in casa un’altra Legge….la “certezza della pena“, cioè a ogni marachella, strizzata di riccioli e sberloni. Avessi ragione, il verdetto finale era …”servono per la prossima volta”.

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