Genitori e figli

Le esperienze servono per la storia. Le manifestazioni, per la cronaca, purtroppo, la cronaca va oltre la storia. Quanto meno, per l'immediato. Ci duole sottolineare i fatti incresciosi, raffrontandoli con i fatti immediati. Non solo nostri, ma del Circondario...

Gianluigi Marcora

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Le esperienze servono per la storia. Le manifestazioni, per la cronaca, purtroppo, la cronaca va oltre la storia. Quanto meno, per l’immediato. Ci duole sottolineare i fatti incresciosi, raffrontandoli con i fatti immediati. Non solo nostri, ma del Circondario, dove si tirano in ballo, oltre a Busto Arsizio, le vicine città di Gallarate, Legnano e il capoluogo Varese (con i rispettivi entourages).

Centro storico di Busto Arsizio…una volta, un gioiello di rispetto e di vivibilità discreta. Ora, con la metamorfosi  del “quieto vivere” siamo arrivati alle scritte blasfeme sui muri, a Piazza Garibaldi con tanto di fontana “cloaca”, a risse in piena notte e a scambi di turpiloqui senza senso. Adesso è diventato “famoso” il parcheggio di via Landriani, “teatro” di bischerate a volte tollerate e a volte no, con tanto di denunce all’Autorità Pubblica chiamata a intervenire.

Ci ha fatto specie una “difesa d’ufficio” di una mamma che reclama tolleranza per ragazzi che hanno bisogno di uno sfogo e che, alle due di notte, in giro, fanno male a nessuno. Poi, una data di nascita: 13 anni. E’ questo che mi preoccupa e che mi incute stupore. Mi viene d’acchito una domanda (che è pure una riflessione): che ci fa un ragazzo di 13 anni alle 2 di notte, in giro?

Chiaro che sono antico, ma “ai miei tempi” (tollerate l’espressione), non alle 2 di notte, ma prima della mezzanotte, si era tutti a casa ….senza tolleranza, senza discussione. La perplessità di mamma (quella che trova nulla di strano che il suo “pargolo” gironzoli a quell’ora) mi fa specie. Facile (per me) buttar giù frasi retoriche, ma difficile (sempre per me) far capire a costei, ma… a tutto il mondo, che a quell’ora, un giovane (ma pure una giovane) dovrebbe essere a letto o comunque, fra le mura di casa, pensando alla scuola dell’indomani. No, no, no non specifico cosa succedeva allora, quando per “disposizioni della famiglia” si doveva capire subito che “la casa non è un Albergo“. E che, per rispetto a se stessi e agli altri componenti, la “ritirata” era doverosamente accettabile e accettata, entro la mezzanotte. Non oltre.

Quindi, non ce l’ho col 13enne fuori da casa, alle 2 del mattino. Ce l’ho con sua madre e con suo padre che potrebbero rispondermi “fatti i c…zi tuoi” e che dovrebbero tutelare meglio il figlio e magari fargli capire che da lì a poco dovrà alzarsi per andare a scuola e (magari) essere sveglio per apprendere le nozioni dell’istruzione e magari qualcosa sul “viver civile”. Eviterebbe di imbrattare i muri, sporcare la città, buttar dentro la fontana del maestro Rebesco, ogni sorta di sporcizia che lui nemmeno osa pensare che la sua destinazione (quella della sporcizia), quantomeno è uno dei cestini portarifiuti sparsi in giro. Eviterebbe un commento cattivo, l’inasprimento delle tasse e  pure garantirebbe una città a misura d’uomo.

Non venitemi a dire che a Gallarate, Legnano, Varese è tutto differente. Non è vero. Anzi: è vero il contrario. E le città (uso il plurale), soffrono per queste incombenze. Non si può sottomettere la città alle “paturnie” di chi non rispetta la città, non sa cos’è la città, fa nulla per tutelare la città. Servono prove di maturità! Certo che servono: la prima è quella di “pizzicare” gli energumeni e recapitare il conto a casa; spiegando alle famiglie che il “coprifuoco” per i minori, è d’uopo e che, i danni causati dai ragazzi, non sono a carico della collettività, ma sono esclusivamente imputabili ai protagonisti delle notti brave.

Lo “sfogo” dei ragazzi non è da attribuire alle mancate “aree di parcheggio” o alle scarse strutture, ricettacoli di feste fuori orario: lo “sfogo” si può attuare laddove è possibile, senza commettere reati. Nelle città citate, il problema è comune. Eppure si dice che Busto Arsizio ha nulla, Legnano ha troppo, Gallarate ha …quasi e Varese, nulla a più non posso. Di fronte a un problema comune occorre fare “fronte comune” e l’unica maniera per venirne a capo è la ….certezza della pena. Non con genitori compiacenti, ma con genitori che analizzano i fatti e si rendono conto che “qualcosa” da revisionare in famiglia, esiste.

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