I licenziamenti alla Hammond Power Solutions
I “gilet gialli de noantri” non servono a risolvere i problemi occupazionali

La vicenda dei 40 lavoratori della Hammond Power Solutions di Marnate, nella sua cinica drammaticità, rischia di diventare l’esempio di una speculazione politica sulla pelle delle persone

Luciano Landoni

MARNATE

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La vicenda dei 40 lavoratori della Hammond Power Solutions di Marnate (già Marnate Trasformatori) nella sua cinica drammaticità (alle ore 14 la consegna del panettone natalizio da parte della proprietà, una multinazionale canadese, e due ore dopo le lettere di licenziamento) rischia di diventare l’esempio di una  speculazione politica sulla pelle delle persone.

Ne sono convinti i sindacalisti che seguono la vertenza.

Ormai ci siamo abituati: come è capitato con molte vertenze in questi anni di crisi, abbiamo assistito a passerelle e sceneggiate dei politici di ogni colore fuori dai cancelli delle fabbriche – ha dichiarato il segretario generale della Fim Cisl dei Laghi, Paolo Carini -, e sui social specie a ridosso delle elezioni, salvo poi sparire un minuto dopo. Quella del senatore Gianluigi Paragone fuori dai cancelli della Hammond Power Solutions di Marnate in provincia di Varese fa parte del genere”.

Qualche giorno fa, infatti, il senatore pentastellato si è selfizzato in solitaria davanti ai cancelli della HPS e, sulla scia della quanto meno azzardata solidarietà offerta ai cosiddetti “gilet gialli” francesi (gli stessi che hanno sfasciato il centro di Parigi) dal vice premier di governo e leader dei 5Stelle Luigi Di Maio, ha postato una bellicosa dichiarazione: “Vogliamo essere come i gilet gialli? Allora cominciamo a farlo! Sono incazzato! Dobbiamo dimostrare di essere forti, di essere il governo del cambiamento e di essere vicini alla gente!”.

Parole forti, molto forti, della serie: armiamoci e … partite (cominciate voi, che poi arriverò anch’io).

Peccato che il senatore dei 5 Stelle – ha aggiunto Paolo Carininon si sia fatto vedere fuori dalla fabbrica nei giorni di Natale, quando i lavoratori lo avevano invitato a sostenere questa complicata vertenza e abbia preferito farlo da solo, davanti ai cancelli della fabbrica con un video selfie. Ci fa piacere comunque che anche Paragone, originario della provincia di Varese, voglia dare una mano a questa vertenza. Anziché fare dei video in solitaria – ha rincarato la dose il segretario generale Fim Cisl dei Laghi faccia una telefonata al ministro Di Maio”.

Insomma, tanto per rispolverare un luogo comune che sta tornando prepotentemente di moda, il Paese reale ne ha piene le tasche delle sceneggiate del Paese legale e chiede più fatti concreti e meno parole, tanto roboanti quanto inutili.

Qui ad essere incazzati sono le lavoratrici e i lavoratori. Paragone, invece di scimmiottare le proteste parigine, si dia da fare per ciò per cui è pagato come parlamentare e trovi una soluzione insieme al governo. Il decreto anti-delocalizzazioni – ha precisato Paolo Carinisi sta dimostrando una misura inefficace per le imprese che decidono di andar via e deleteria per chi vuole venire in Italia. Ancora siamo in attesa che il ministro Di Maio, come avevamo chiesto nel nostro comunicato nazionale il 27 dicembre, intervenga. E’ in gioco – ha concluso il segretario generale Fim Cisl dei Laghi – la credibilità delle istituzioni e del governo che non possono acconsentire a un atteggiamento così cinico quanto irrispettoso”.

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