DOPO LA PAURA, LA RIFLESSIONE
Giocare con la vita a 64 anni. Ma che senso ha?

Il signor Serafino D’Alessandro è fuori pericolo, ma non avrebbe dovuto essere su quel campo: lo dicono i regolamenti e... il buon senso

Igor Mutinari

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Partiamo dalle buone notizie. L’arbitro della partita amichevole tra Renate e Pro Patria, letteralmente salvato dal medico tigrotto dottor Besnati e trasportato d’urgenza all’ospedale di Vimercate con l’elisoccorso, è in via di miglioramento e non pare in pericolo di vita: le sue condizioni verranno tenute sotto osservazione, ma il peggio sembra essere passato.

Detto questo, ci pare però doveroso porre qualche domanda, evitando ogni tipo di polemica, ma cercando semmai di capire come poter evitare questi fatti in futuro. Il presupposto su cui si basa questa nostra modesta ma opportuna disamina è che un uomo di 64 anni, Serafino D’Alessandro, ha rischiato seriamente la vita per una partita di calcio; ma il quesito da porsi è un altro: quell’uomo avrebbe dovuto essere lì?

Per noi la risposta è no! Il motivo sta nei regolamenti federali (che spiegheremo a breve), ma soprattutto nella logica di partenza: un uomo ha rischiato la vita. Ricordiamo che un arbitro effettivo della Figc può avere un massimo di 45 anni e deve avere un certificato medico agonistico in corso di validità. Questo certificato annuale si fa presso i medici sportivi, ad esempio appunto il dottor Besnati o il dottor Castiglioni (per restare in ambito Pro Patria), e prevede una serie di controlli come l’esame della vista, del battito cardiaco, delle urine e soprattutto l’elettrocardiogramma sotto sforzo. Ovvio che poi la fatalità sia sempre dietro l’angolo ma questo certificato dà ampie garanzie, anche dal punto di vista assicurativo.

L’emergenza di questa partita sembra essere rientrata, ma se fosse capitato il peggio? Entrambe lo società avrebbero passato dei guai seri. Per regolamento, infatti, qualsiasi squadra iscritta alla Figc non può prescindere da arbitri o terne ufficiali designate appositamente dalla Figc per ogni partita, anche amichevole a partire dalla categoria giovanissimi. In questo caso specifico il Renate avrebbe dunque dovuto chiedere una terna alla Lega di Serie C, che per contenere i costi, probabilmente avrebbe mandato una terna regionale.

Non sappiamo le ragioni della scelta, se dovuta a motivi di costi (ovviamente maggiori con la terna Figc che con un amatore amico) o a mera comodità burocratica (dato che bisogna organizzarsi per tempo seguendo le procedure federali): quello che ci appare assolutamente illogico è che un uomo abbia rischiato di vedersi intitolato il campo brianzolo.

Anche il buon senso ci dice che una persona di 64 anni (e magari anche con qualche chilo in più) non può fisicamente nemmeno pensare di andare sul campo alle 4 di un pomeriggio peraltro caldo con atleti professionisti di almeno trent’anni più giovani di lui. Va bene che era una “gara allenamento” (escamotage per evitare di chiamarla amichevole) ma con i ritmi e le velocità cui viaggiano i calciatori di oggi, bisogna sempre pensare alle possibili conseguenze. Per una “leggerezza” si è insomma messa a repentaglio la vita di una persona, ma la cosa più grave è che tra poche ore questa lezione, fortunatamente da la lieto fine, sarà dimenticata. Ma se la nostra goccia gettata nell’oceano pallonaro servirà a far riflettere anche solo una persona, allora il nostro obiettivo sarà stato centrato.

Per finire, come giusto che sia, il pensiero finale va al signor Serafino, per una pronta guarigione.

Copyright @2018

NELLA STESSA CATEGORIA

DALLE RUBRICHE