DOPO LE FESTE
Il giorno di “san mudaizzi”

Finite le feste, arrivava il giorno di "san mudaizzi" e già vedo lo stupore di qualche lettore che si chiede "cos'è?". Ebbene, il "san mudaizzi" era una storpiatura fantasiosa del termine "mùda" che significa tuta

Gianluigi Marcora

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Finite le feste, arrivava il giorno di “san mudaizzi” e già vedo lo stupore di qualche lettore che si chiede “cos’è?”. Ebbene, il “san mudaizzi” era una storpiatura fantasiosa del termine “mùda” che significa tuta, la “divisa” che indossavano gli operai; specie i metalmeccanici, ma pure chi stava in officina, a contatto con olio e lubrificanti o chi faceva lavori di fatica, tipo i muratori.

La “mùda” era composta da pantaloni e blusa o giacchetta, ma pure tutto insieme, tipo il pagliaccetto che indossavano i bimbi. Per ….estensione, arriviamo al “san mudaizzi” per dire che dopo le feste si deve indossare l’abito da lavoro e, nella fattispecie la “mùda” (tuta).

Da notare che prima di allora, la “mùda” era tipica per l’abbigliamento di un operaio. Non avevano ancora “inventato” i jeans e giocoforza, in fabbrica si andava con un abbigliamento comodo, poco costoso e adatto alla bisogna. Poi, arrivano i jeans. A quell’epoca facevo il garzone in tessitura e la stoffa per confezionare i jeans era ritenuta da tutti, la più scadente rispetto al “raso” ad esempio o al cotone vero e proprio. Per dire che il cotone utilizzato per “creare” i jeans era ritenuto stoffa da …. scartare per ogni tipo di abito.

Tutti, ma specie i giovani, cominciarono a indossare i jeans e …. non per loro scelta.

Era la mamma che acquistava i jeans, specialmente perchè intravvedeva un modo pratico per risparmiare. Inoltre, il “cotonaccio” (consentiteci il dispregiativo, ma si diceva così) consentiva una maggiore resistenza dei pantaloni e …. meno si rammendavano, i pantaloni, più tempo duravano.

Facciamo un salto nel tempo? Oggi in commercio ci sono jeans di pregio, di marca, elasticizzati, costosissimi con tanto di variazioni che è inutile immaginare. I jeans sono diventati autentici capi da boutique e le Case produttrici si sbizzarriscono a creare modelli e fogge di ogni specie. Abbiamo jeans elasticizzati, azzurri o blu in base alla moda; anche se gli autentici jeans (quelli copiati dagli americani) hanno il colore blu intenso ed è quello somigliante alle divise degli yankee (i nordisti che combattevano i sudisti).

Vedere in giro gli uomini col doppio petto e addosso i jeans mi si accappona la pelle pensando a quando mamma mi faceva indossare dei pantaloni “normali” per andare a messa e mi rifilava i jeans appena a casa. Oggi c’è gente che va al Teatro “Alla Scala” coi jeans e indossa questi pantaloni anche in riunioni conviviali di alto bordo o addirittura in serate di gala.

Evoluzione dei tempi: l’eleganza, la raffinatezza hanno inglobato pure il buon gusto.

Fatto è che ai tempi miei, le ragazze non indossavano i pantaloni (figurati, i jeans) e siamo arrivati al punto di far discutere il Legislatore che ha imposto alla Giustizia in occasione di processi di stupro, di giudicare la ragazza in base agli indumenti indossati. Se dovesse trattarsi di jeans dicono che la ragazza diventa “consenziente” per il semplice motivo che per togliersi i jeans ci vuole tempo e con la violenza non è facile arrivare al sodo.

Il “san mudaizzi” di cui sopra non ha precise regole, tuttavia lo si diceva proprio per offrire un pregio alla Festa. Allora, al di là del Natale, della Pasqua e di qualche altra “festa comandata” come il Capodanno, il 2 giugno, la festa della Vittoria, 4 novembre e uno o due giorni di ferie, non esisteva altra festa, cosicchè, il “san mudaizzi” diventava giorno prezioso

E’ in agguato – ora – l’Epifania che “tùti i festi i u porta via” (tutte le feste le porta via) ed allora si che il “san mudaizzi” diventa una …..rassegnazione. Si deve pensare al lavoro, tanto più che nel 2018 (abbiamo visto il calendario) l’Epifania (6 gennaio) cade in sabato e la routine prende il sopravvento.

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