CON NUMEROSI PRECEDENTI E UN ORDINE DI CARCERAZIONE
Giovani ladre incinte in trasferta a Gallarate. Arrestate

Residenti nel campo nomadi di Baranzate. Nella borsa gli “attrezzi del mestiere”: una forbice, un cacciavite ed una torcia

GALLARATE

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Erano pronte a svaligiare alcune abitazioni a Gallarate, ma l’occhio attento degli agenti ha evitato che ciò accadesse. È successo nel pomeriggio di lunedì, quando durante il servizio di controllo del territorio, l’attenzione della Volante del Commissariato è stata attirata da due giovani donne, entrambe incinte, che si aggiravano con fare sospetto lungo la via Buonarroti, intente probabilmente ad individuare il miglior immobile da saccheggiare.

Nonostante il tentativo di eludere i controlli, le due donne sono state accompagnate presso gli uffici del Commissariato per essere sottoposte a rilievi foto-dattiloscopici, che hanno confermato i sospetti degli agenti: erano delle ladre professioniste, a loro carico infatti risultano numerosi precedenti giudiziari e di polizia per reati contro il patrimonio. In particolare a carico di entrambe, sedicenti cittadine italiane di etnia ROM di 25 e 20 anni, residenti presso il campo nomadi di Baranzate, sono emersi un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Venezia, per l’esecuzione di una condanna alla reclusione di 3 anni, 5 mesi e 23 giorni e 720 euro di multa, ed una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla Corte d’Appello di Milano.

Entrambi i provvedimenti, l’uno di condanna definitiva e l’altro di natura cautelare e di aggravamento della precedente misura degli arresti domiciliari, sono scaturiti a seguito della commissione di reati contro il patrimonio. La perquisizione personale effettuata a carico delle due donne ha confermato ancora una volta che ci si trovava di fronte a due ladre professioniste; nella borsa di una delle due sono stati infatti rinvenuti gli “attrezzi del mestiere”: una forbice, un cacciavite ed una torcia a batteria che venivano sottoposte a sequestro. Terminati i controlli di rito, anche sanitari, visto lo stato di gravidanza di entrambe, sono state tratte in arresto ed accompagnate presso il carcere femminile di Como e contestualmente proposte alla Divisione Anticrimine della Questura di Varese, per l’emissione di un provvedimento di divieto di ritorno presso il Comune di Gallarate.

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