Concussione e corruzione. Indagine della Procura di Busto
Giro di mazzette e favori in comune a Lonate Pozzolo. Arrestato il sindaco

Ai domiciliari il fratello e due imprenditori della zona. Per la compagna del Primo Cittadino, che è assessore a Gallarate, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria

GIOGARA

Alessio Murace

Busto Arsizio

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Nel giorno in cui Sky lancia in prima visione “1993”, la serie tv che racconta gli anni di Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, in Procura a Busto Arsizio, martedì 16 maggio 2017, si è tornati a sentir parlare di tangenti e di “sistemi” fraudolenti e corruttivi che coinvolgono la politica e l’imprenditoria.

Il fatto del giorno è l’arresto del sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, per tentata concussione, corruzione ed abuso d’ufficio. Agli arresti domiciliari sono finiti anche due imprenditori della zona ed il fratello del sindaco, Fulvio Rivolta, titolare di uno studio di progettazione e intermediazione immobiliare (Proget Srl). Per altri due imprenditori e per la convivente di Danilo Rivolta, Orietta Liccati, che è stata dirigente al Comune di Lonate e che ora è assessore all’urbanistica a Gallarate, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Sono indagati, a piede libero, per abuso d’ufficio anche il segretario comunale e l’attuale comandante della Polizia Locale di Lonate Pozzolo.

Il sindaco, agli imprenditori che si rivolgevano a lui o tramite lo studio di progettazione del fratello, assicurava permessi (illegittimi) di costruire in sanatoria, autorizzazioni ad eseguire lavori di ampliamento e ristrutturazioni di immobili e gli acquisti di terreni dei quali avrebbe mutato la destinazione d’uso – da agricoli a produttivi – facendone moltiplicare il valore. I “favori” in questione sarebbero stati accordati dopo il pagamento di una tangente o dietro la promessa di assegnare gli incarichi di collaudo e progettazione delle opere allo studio del fratello.

In uno dei casi finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura, la “mazzetta” – per ammissione degli stessi indagati intercettati – sarebbe servita per completare il salotto di casa del sindaco e della sua compagna.

Un macroscopico conflitto d’interessi dentro il Comune di Lonate” ha sottolineato il pm titolare dell’inchiesta, Luigi Furno, talmente consolidato nelle pratiche da divenire una sorta di “prassi” a livello tecnico e tra professionisti privati.

I primi a ribellarsi al “sistema” sono stati due “funzionari dalla schiena dritta”: il responsabile dell’ufficio tecnico, Fabio Marziali, e l’ex comandante della Polizia Locale, Maria Cristina Fossati, che hanno collaborato attivamente all’indagine.

“Il sindaco – si legge nella nota congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza – operava un’ingerenza costante, sistematica e diretta nei confronti del responsabile e dei dipendenti dell’ufficio tecnico”. Inoltre, “tentava di costringere il comandante  della Polizia Locale (la Fossati, ndr) ad intervenire nei confronti di due agenti che, a loro volta, rilevando alcune irregolarità commesse nel realizzare un capannone industriale, avevano denunciato il fratello del primo cittadino, progettista e titolare dei lavori”.

Eloquente, a tal proposito, una conversazione tra il sindaco ed il suo segretario comunale, quando i telefoni di entrambi erano sotto intercettazione: “Hanno pisciato fuori dal vaso, studia qualcosa perché ne ho pieni i coglioni”.

Opera di epurazione e di “rimozione degli ostacoli” che il sindaco Rivolta aveva effettivamente incominciato a gennaio di quest’anno, non rinnovando il contratto alla Fossati e costringendola, di fatto, a trasferirsi al comando di Polizia Locale di Busto. Sistema di corruzione interrotto all’alba di martedì 16 maggio, con l’arresto del sindaco, Danilo Rivolta, e con l’esecuzione delle altre ordinanze di misura cautelare.

Siamo nel 2017 e si tratta, purtroppo, della realtà dei fatti. Non c’è “finzione narrativa” come nella serie tv.

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