Giuseppino e la Presidente

Giuseppino vuole stupirmi. Lo vedo pimpante e allegro, coi suoi occhietti furbi... ed è la norma. Poi con un gesto spiccio fa "spècia'n mumentu" (attendi un attimo) e mi mostra una bottiglia sigillata...

Gianluigi Marcora

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Giuseppino vuole stupirmi. Lo vedo pimpante e allegro, coi suoi occhietti furbi….. ed è la norma. Poi con un gesto spiccio fa “spècia’n mumentu” (attendi un attimo) e mi mostra una bottiglia sigillata e dice “lègi” (leggi) e mi indica l’etichetta. Leggo: “nocino di genziana della Giovanni Poli di Santa Massenza (Trentino)”. Piccolo conciliabolo con Maria (la figlia), poi con cautela, ma con la proverbiale fermezza fa “l’è quàs mesdì….ùl nocino al fà bèn“. (E’ quasi mezzogiorno e un sorso di nocino fa bene). Chi osa contraddire (o contrastare) Giuseppino? Ammicco e accenno un sì col capo.  Bellissima l’espressione di assenso del Giusepèn ….innocente, amichevole oltre ogni dire, con quel pizzico di furbizia annessa.

Gli dico che ho avuto un cordialissimo incontro con la Presidente – manager della Pro Patria, signora Patrizia Testa e Giuseppino si ringalluzzisce. “Mèn ù ustu giugò ù Antoniottti, ùl Turcòn, ùl Cavigia” (io ho visto giocare l’Antoniotti, il Turconi, il Cavigioli) e gli si illumina lo sguardo. Poi fa un riferimento alla Pro Patria antica; quella che faceva cantare ai tifosi un “ritornello” specifico che dimostrava l’infinito amore per i “colori biancoblu“, ma che pure evidenziava la “discendenza” della Lingua Bustocca, derivante da un francesismo, portato qui dai Liguri, da cui Busto Arsizio discende. “S’à cantèa“…..aprite le porte (detto due volte e rigorosamente in italiano) “gha passàn i bianchi e bleu” che passano i bianchi e blu….quindi, non “blu”, ma “bleau” e il Comunale di Busto Arsizio poi dedicato al maratoneta Bustocco Carlo Speroni lasciava garrire al vento centinaia di bandiere a strisce, mitiche della Pro Patria di colore bianco e blu.

A me Pupatria” (la mia Pro Patria) e Giuseppino snocciola nomi mitici di una Pro Patria di allora, che “faceva tremare” ogni squadrone che calcava il prato stupendo dello stadio, “teme ùl gran Turèn càl fea fadiga a vinci chisci” (come il grande Torino che faceva fatica a vincere qui a Busto Arsizio) e, per un attimo, Giuseppino si emoziona….deglutisce adagio la saliva, stringe i denti, lo vedo andare incontro al tempo, ricordando con nostalgia “quella Pro Patria” della sua gioventù.

A sciura Testa l’è bràa ….chissà ‘ndua la mena a Pupatria” (la signora Testa è brava, chissà dove porterà la Pro Patria) e gli rispondo con pacatezza. “Da par lè, la podi non fa pussè d’insci. Ga oei ‘na desena da sciui c’a la utan….sadanòn, lè la à via…. da cenc’an la mantegn a Pupatria, ma la podi non ‘ndavanti isci“. Mi adeguo nella risposta al Dialetto di Giuseppino e lui comprende benissimo il vero significato della mia affermazione; anche quello sottinteso. “Da sola (la signora Testa), non può fare più di quanto sta facendo. Occorrerebbe una decina di signori che la potessero aiutare, altrimenti lei va via, lascia”. E ùl Giusepèn mi dimostra come ha ben compreso il …..sottinteso.

La capacità economica dei “sciui” (qui, signori….non sono quelli intesi da Totò col suo “signori si nasce e io modestamente, lo nacqui”, ma qui, signori è da intendere ricchi, capienti, solvibili e in città ce ne sono parecchi, “da sciui” visto che Busto Arsizio, nella classifica redatta dall’UNIVA per quanto riguarda i depositi bancari, figura al primo posto …..primo posto, davanti alle pur ricche Gallarate e Varese e a tutti i 123 Comuni della Provincia di Varese).

Arriva Maria “cunt’àa bazziglia, du bucèi e a buteglia dùl nocino” (col vassoio, due bicchieri e la bottiglia del Nocino) e Giuseppino pregusta quel nettare che lui ha già assaggiato, ma che vuole far assaggiare anche a me. “A lassàl voei” vecchia espressione dialettale Bustocca “a lasciarlo vuoto” e si riferisce ovviamente al bicchiere, vuoto…..e vuole significare semplicemente ….bere.

Poi ci si tuffa in altri argomenti, in un dialogo …. generoso di contenuti e di valori che Giuseppino esprime a pieno cuore. Lo ascolto con vivo interesse, glorificandomi per i suoi insegnamenti. “L’è ùa dul disnà” (è l’ora del pranzo)…..”tu fèi fò tardi?” (ti ho fatto far tardi?), ma è una domanda pleonastica. Sa bene, Giuseppino che il tempo trascorso con lui è solo una ricchezza. Non è mai tardi. Segue il solito, graditissimo, conviviale…..saluto intriso di reciproco rispetto e amore (giusto).

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