Gli “artisti della cuccagna”

E' in pieno svolgimento la Sagra di San Giuseppe all'Ospedale (terminerà il 12 maggio). Una volta, tale Festa, la si viveva il 19 marzo, proprio in concomitanza della festività di San Giuseppe operaio. Successivamente, la si è spostata il 1° maggio, Festa del Lavoro, vuoi per opportunità logistiche, vuoi pure per opportunità meteorologiche

Gianluigi Marcora

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E’ in pieno svolgimento la Sagra di San Giuseppe all’Ospedale (terminerà il 12 maggio). Una volta, tale Festa, la si viveva il 19 marzo, proprio in concomitanza della festività di San Giuseppe operaio. Successivamente, la si è spostata il 1° maggio, Festa del Lavoro, vuoi per opportunità logistiche, vuoi pure per opportunità meteorologiche.

Al rione (che ai tempi, non esisteva) per la Sagra di San Giuseppe all’Ospedale, c’era fermento, anche per allestire l’albero della cuccagna, con tante leccornie fissate in alto di un palo coperto di grasso e di sostanze viscide che rendevano l’arrampicata difficoltosa e ….quasi tragica.

La moltitudine dei ragazzi in giro era così grande che l’intero spiazzo faticava a contenerla. Il chiasso, poi la faceva da padrone, con tanto di spettatori appiccicati alle finestre del nosocomio. Per strada, una sequela di bancarelle che arrivavano a metà viale Stelvio, bardate di tutto punto di giochi “appetitosi” che attiravano l’attenzione di grandi e piccoli. Intanto, si espandeva nell’aria il profumo dei “bomboloni” che di solito erano appannaggio dei Luna Park che si mischiava al sapore delle salamelle opportunamente abbrustolite nel parco.

Anche la Messa durava poco. L’impazienza dei ragazzi (e non solo loro) era elevata e non si vedeva l’ora di partecipare a tutto spiano, all’evolversi della Sagra. Corse e rincorse per le vie adiacenti, con tanta tolleranza per i Tutori dell’Ordine. All’imbrunire, scoccava l’ora della ….cuccagna. Si rideva da subito nel vedere come i “cacciatori” erano agghindati: abiti sdruciti, rammendati e fuori uso, con guanti sulle mani e cappellacci in testa. Non solo: c’era chi portava sacchi di segatura che le “punte” (i più leggeri) dovevano distribuire lungo il palo, secco e lungo, con una ruota di bicicletta in cima, con tanta buona roba addosso.

Al via, si sviluppava il “tifo da stadio”. I tentativi per raggiungere la meta erano assillanti e curiosi e la gente accompagnava con boati le ….scivolate lungo il tragitto impervio e verticale. La “base” era composta da almeno tre persone, corpulente e pazienti che dovevano sostenere la “mediana” su cui si appoggiavano i “registi” della kermesse, per poi arrivare alle “punte” che dovevano finalizzare il gioco. Raggiungere la cuccagna era un’autentica impresa. Dopo un’ora buona di tentativi andati a vuoto, chi comandava, cominciava ad allentare la cima, facendo scivolare più in basso il traguardo.

L’eco delle grida e degli insegnamenti ce l’ho ancora impresso nel cuore. E quando finalmente una delle “punte” si aggrappava alla fatidica ruota era come segnare un gol alla squadra “nemica”. Bello vedere le sagome degli “artisti della cuccagna”. Sporchi dappertutto e soprattutto viscidi con grasso addosso, con l’unto che straboccava come un secchio raso d’acqua. E la Festa finiva lì…magari con la visita in chiesa, la benedizione del Parroco e le “rimostranze” delle mamme che volevano i figli a casa per tempo. Per lavarli di tutto punto, s’intende! – non è finita qui!

Due tocchi poetici, presi a prestito da una poesia di Angelo Azzimonti: “à lisèrta” (la lucertola) che corre vicino alla siepe, infreddolita – San Giuseppe che benedice i “fioeu in brègia” (moltitudine) – bancarelle colme di “sunèi, pupòl, rusài da castegn” (fischietti, bambole, fila di castagne) – poi “in sul brumentu” (all’imbrunire) “a banda Citadina” (la banca musicale Cittadina) intonava una o più marcette, in un silenzio da intenditori – mentre “ùn cài balòn al sgùa in cièl” (qualche palloncino vola in cielo) – e dove va? “incontr’àa primavèa” (incontro alla primavera) “ch’a l’è già drè finì da profùmassi” (che sta terminando di profumarsi) – “ul ventu ch’al pòrta via i balòn fà da purtinài di du stagion” (il vento che porta via i palloncini fa da portinaio alle due stagioni).

La sera, a casa, in compagnia, per ore e ore si commentava l’intera giornata, sino a neutralizzarsi da soli per ….sfinimento alla resistenza dei giochi.

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