Umberto Colombo, segretario generale della Cgil di Varese, sul Conte bis
“Se il governo vuole partire con il piede giusto, deve partire dal lavoro”

"In una provincia come la nostra - sottolinea Umberto Colombo - è necessario che si torni sul lavoro rimarcando una discontinuità forte rispetto agli anni di crisi che hanno pesato parecchio, anche da noi, soprattutto su lavoratrici, lavoratori, pensionati”

Luciano Landoni

VARESE

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Il premier Giuseppe Conte, succedendo a stesso alla guida del governo Conte bis, nel corso del suo discorso alla Camera che gli ha dato la fiducia, ha sostenuto fra le altre cose la necessità di “perseguire una strategia di azione che porti l’Italia a primeggiare, a livello mondiale, in tutte le principali sfide che caratterizzano la ‘quarta rivoluzione industriale’: una efficiente e razionale politica di investimenti ci consentirà di crescere nella digitalizzazione, nella robotizzazione, nell’intelligenza artificiale“.

Tutto questo come si inserisce nella gestione delle politiche del e per il lavoro?

Giriamo la domanda a Umberto Colombo, segretario generale della Cgil di Varese.

“Se il governo vuole partire con il piede giusto deve partire dal lavoro. Appena possibile Conte convochi Cgil, Cisl e Uil per confrontarsi sui temi del lavoro e sulla piattaforma unitaria che riguarda, oltre al lavoro, anche previdenza, fisco, sanità e welfare. In una provincia come la nostra, per fortuna ancora tra le più industrializzate del Paese, è necessario – sottolinea Umberto Colombo –  che si torni sul lavoro rimarcando una discontinuità forte rispetto agli anni di crisi che hanno pesato parecchio, anche da noi, soprattutto su lavoratrici, lavoratori, pensionati”.

In concreto, cosa si dovrebbe fare?

“Per rilanciare il lavoro e le prospettive future per l’economia è necessario mettere in campo un Piano straordinario di investimenti pubblici e privati. Da anni la Cgil ha presentato il Piano del Lavoro in cui sono contenute proposte concrete in questa direzione. E questa costituisce anche la base per un confronto serio tra governo e sindacati. Ricominciare dal lavoro vuol dire che le politiche di austerità e di compressione dei diritti di lavoratrici e lavoratori, come è stato il Jobs Act, hanno fallito e peggiorato la situazione. Per la Cgil è chiaro che ci sono state e ci saranno ancora trasformazioni e innovazioni nel mondo del lavoro. Queste, però, devono avvenire nel rispetto dei diritti fondamentali e puntando ad un lavoro di qualità, stabile e che metta la parola fine a precarietà e disoccupazione, come sosteniamo nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro”.

Qual è la condizione del mercato del lavoro locale?

“Anche in provincia di Varese un giovane su quattro non ha lavoro nonostante un livello di istruzione superiore rispetto alle generazioni precedenti. Chi poi è riuscito ad entrare nel mondo del lavoro resta per anni in condizioni di precarietà e sono ancora molti gli over-45, nella nostra provincia, espulsi dai processi produttivi, che faticano a rientrare nel mondo del lavoro”.

Quindi?

“Gli investimenti per politiche industriali e del lavoro tutelato dai contratti collettivi nazionali sono la strada giusta per rilanciare lavoro ed economia del territorio. Su questi temi pensiamo che non si debbano mobilitare solo la Cgil e il sindacato, ma è necessario un confronto più serrato con le istituzioni territoriali. In gioco c’è il valore dell’attrattività della nostra provincia: fattore fondamentale e decisivo per scongiurare pericoli di delocalizzazioni e di spostamenti produttivi”.

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