RICORDO CON PAPÀ
Guardare in faccia la felicità

Il post di un amico sul padre "sbrodolone" mi porta alla mente un evento antico, per nulla surreale. Qui, l'inconscio ha poco valore. Conta invece il fatto emerso nel cuore che l'ha trasmesso alla mente...

Gianluigi Marcora

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Il “post” di un amico sul padre “sbrodolone” mi porta alla mente un evento antico, per nulla surreale. Qui, l’inconscio ha poco valore. Conta invece il fatto emerso nel cuore che l’ha trasmesso alla mente.

Avrò avuto 17 o 18 anni e a Varese, stadio Ossola, si giocava Varese – Foggia, incontro di calcio valevole per la promozione in serie A per entrambe le squadre. Alla vigilia, il signor Farioli, concessionario di Algida (la nota Casa di produzione gelati) convoca possibili “venditori” e illustra la disposizione di ciascuno di noi nei vari “punti chiave” dello stadio. Ci sono anch’io (vendevo gelati al “Carlo Speroni” dove gioca la Pro Patria) e ascolto con molta attenzione. Anche per capire il senso di una novità, introdotta all’ultimo momento sempre dal signor Farioli.

Per ogni “cornetto” venduto a 100 lire, ciascun “venditore” avrebbe avuto la “provvigione” di 10 lire. Fin qui, tutto …regolare. Novità: la squadra che avesse venduto il maggior numero di gelati, avrebbe ricevuto in aggiunta alla “provvigione” un premio extra di 10.000 lire. In molti (che forse già sapevano della novità) si erano coalizzati formando “squadre” di quattro/cinque e anche più persone, per raggiungere un numero di “soci” numeroso e guadagnare il premio extra.

Chiesi solo: qual è – signor Farioli – la postazione che mi ha assegnato?” Per gli altri è sembrata una richiesta senza pretese o senza valore, ma per me era di estrema importanza. Il signor Farioli mi mostra la “piantina” dove erano assegnati i posti per ogni squadra e, la mia postazione era dalla parte opposta (quasi) del luogo dove sarebbe avvenuto l’eventuale rifornimento, non appena si sarebbe reso necessario.

Non feci obiezioni e ringraziai senza mostrare una parvenza di reazione. Siccome – allora – non avevo la patente, chiesi al signor Farioli che era di Busto Arsizio se mi avesse “dato uno strappo” per l’indomani. Lui annuì e aggiunse soltanto: “io per le 10.00 devo essere allo stadio e alle 12 devo pranzare dal signor Daverio che ha il ristorante proprio in zona adiacente il Franco Ossola“. Gli risposi solo che per quell’ora poteva contare sulla mia presenza.

Pensai un attimo alla “strategia” da tenere per l’indomani e nel giro di mezz’ora la trovai. A casa, chiesi a papà (che non era tifoso ed era indifferente al gioco del calcio) se l’indomani mi avrebbe accompagnato allo stadio e puntualizzai subito che non si trattava di vedere la partita insieme, ma avevo bisogno di un uomo di fiducia e chi meglio di lui poteva esserlo? Forse per non deludermi, papà rispose un sì convinto. Chiese solo “che ci faccio io, allo stadio?” Gli diedi una risposta velocissima. Tu devi avere in mano questa piccola verga di ferro (e lui mi guardò un po’ ….stralunato, ma con interesse) e devi guardare solo le mie mani che devono prendere il gelato e incassare i soldi. Se tu vedi altre mani al posto delle mie, picchia.

L’indomani fummo presenti all’appello del Signor Farioli e lui acconsentì che il babbo mi accompagnasse. Gli chiesi solo se potessi far accomodare papà per il pranzo e anche qui, il signor Farioli, acconsentì. Dopo un breve giro allo stadio, tutti e tre ci presentammo al ristorante: il signor Farioli nella sala degli ospiti, papà in un tavolino in disparte. Avevo chiesto al signor Daverio di portare a papà quello che papà avesse scelto dalla “lista del giorno” e io avrei fatto volentieri il “cameriere” per il tempo necessario. Per me, un panino, era sufficiente. Del resto avevo lo stomaco chiuso, pensando all’evento e alla ….”strategia”.

Ho ancora davanti agli occhi lo sguardo compiacente di papà sia nel momento in cui portavo a lui le pietanze, sia nel momento in cui servivo i clienti del ristorante, sotto lo sguardo attento del signor Daverio. A quell’ora i clienti non erano troppi, ma ….c’erano. Poi via allo stadio che cominciava a riempirsi e che in pochi muniti era stracolmo di tifosi. Splendeva un sole cocente e mi sembrava di buon auspicio.

Ciascuna “squadra di venditori” prende posto nel settore assegnato e ciascuno di noi ha in mano un cartone con dentro i gelati. Papà tiene in mano la verga di ferro e se ne guarda bene dal mostrarla. Io ammicco e … vendo gelati, con tantissima attenzione all’orologio. Appena noto che mancano circa 20 minuti allo scadere del primo tempo della partita, scendo velocemente le scale della tribuna e corro al “rifornimento“. Ordino perentorio “dammi 20 cartoni di gelato” e il distributore obietta che sono troppe. “Dammi 20 cartoni di gelato” ribadisco e lui chiama il signor Farioli che mi dice “ascolta, se non riesci a venderli, devi pagarli, lo sai?” Forse ho lo sguardo tra “invocante” e “determinato” e ricevo un carrellino dove carico le 20 scatole zeppe di gelati. Raggiungo la mia postazione, mentre l’arbitro determina la fine del primo tempo della partita. La gente arriva e (suppongo) tutti i venditori ….vendono. Fatto è che in pochi minuti “faccio fuori” una scatola, due scatole e …… gli altri venditori fanno ressa al bar, dal distributore per l’approvvigionamento. Oltre a tutti loro, c’è la gente che entra al bar e il “distributore” non ha tempo per assecondare i ….venditori.

Fatto è che vendo a tutto spiano i gelati, senza nemmeno guardare in faccia chi è in “processione” da me. Guardo solo la mano coi soldi e sono svelto a prenderli e a mettere su quella mano, il gelato. Ho la camicia aperta e non ho bisogno di mettere i soldi in tasca. Li butto lì dentro e sento il fresco delle monete sulla mia pelle sudata. L’ultima scatola è quasi …. latte, ma vendo tutto il contenuto. Poi ne prenderò ancora.

Quando a fine partita si “fanno i conti” vedo il signor Farioli esterrefatto ma contento. Assegna a ciascuna squadra il dovuto, poi sbotta: “incredibile: ha vinto il premio extra la squadra meno numerosa” e guardandomi mi consegna 23.000 lire con una distinzione: 13.000 per i gelati venduti e 10.000 premio extra. La faccia di papà somigliava a un mattino d’estate quando il cielo è terso per l’intero infinito, l’aurora gioca coi raggi del sole e i fiori profumano all’inverosimile. Il viaggio di ritorno (sul camioncino del signor Farioli) da Varese a Busto Arsizio è un continuo palleggiarsi di complimenti al mio indirizzo, fra il babbo e il signor Farioli, ma dentro di me, la gioia maggiore poggiava su due precisi cardini: aver fatto felice mio padre e avere avuto la sua incondizionata fiducia senza che lui conoscesse a priori la mia richiesta.

Non importa cosa può pensare la gente su quello che hai fatto (da garzone in tessitura a venditore di gelati allo stadio). Ciò che importa è guardare in faccia la felicità e sapere che l’hai procurata a chi ami con semplici azioni. Grazie papà!

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