Intervista a Giuseppe Scarpa, presidente di CAM
“Il bicchiere è molto più che mezzo pieno”

Giuseppe Scarpa, classe 1965, imprenditore metalmeccanico e presidente di Confindustria Alto Milanese, è un ottimista convinto

Luciano Landoni

legnano

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Giuseppe Scarpa, classe 1965, imprenditore metalmeccanico e presidente di Confindustria Alto Milanese, è un ottimista convinto.

“Se fai l’imprenditore – ci dice accogliendoci nel suo ufficio nella sede di Legnano dell’Associazione – non puoi che essere … realisticamente ottimista. Il bicchiere, per definizione, è sempre mezzo pieno! Anzi, visto il recente incremento del Pil pari a circa l’1,5% su base annua, è molto più che mezzo pieno”.

Eppure, il ministro Carlo Calenda ha ammonito a non esagerare e a non considerare superata l’emergenza crisi.

“Ha fatto benissimo. Le sue dichiarazioni hanno giustamente ‘raffreddato’ gli animi. Penso sia una decisione opportuna in vista del varo della Legge di Bilancio 2018. Bisogna assolutamente evitare il solito … assalto alla diligenza. Ecco perché il ministro ha detto quello che ha detto …”

Insomma, siamo o non siamo fuori dalla Grande Crisi?

“Il nostro sistema industriale, quello italiano e in particolare quello locale, è stato capace di reggere sul mercato e di accontentare i clienti a 360°. Fa parte del nostro dna realizzare dei prodotti ‘personalizzati’, fatti cioè ‘su misura’ per lo specifico cliente. La crisi è stata indubbiamente drammatica. Tanti ci hanno lasciato le penne. Quelli che hanno superato la selezione si sono rafforzati. Penso soprattutto alle imprese che hanno puntato sull’export. In ogni caso, per rispondere alla sua domanda, dico che si vede la luce in fondo al tunnel e questa luce non è quella del treno che ci sta venendo addosso! Il periodo peggiore penso proprio sia finito”.

I livelli occupazionali, però, continuano a non crescere in misura significativa.

“Sì, purtroppo è vero. L’occupazione non è ancora ripartita”.

Perché?

“In parte a causa della Legge Fornero sulle pensioni. Nessuno se ne va più. Per tre anni c’è stato un blocco totale. Adesso, finalmente, qualcosa si sta muovendo. Le faccio l’esempio delle mie aziende (il gruppo industriale che Giuseppe Scarpa gestisce con sua cugina Albertina, specializzato nella fabbricazione di valvole per motori a scoppio, comprende la Scarpa & Colombo e Freccia International, ndr) per le quali, di recente, abbiamo assunto 8 persone. La crescita più gli avvicendamenti stanno smuovendo il mercato del lavoro. D’altra parte, va bene essere ottimisti e crederci sempre e comunque, però è comprensibile una certa … prudenza da parte delle imprese. Sa cosa si dice dalle nostre parti? Vula bass e schiscia i sass. Credo sia inutile tradurre, mi sembra tutto molto chiaro. Qualche margine di manovra c’è, l’importante è sfruttarlo al meglio”.

In che senso?

“Bisogna ‘aggredire’ il cosiddetto cuneo fiscale. La ricchezza si crea con il lavoro! Non ci sono altre strade. Occorre puntare sul lavoro e sugli incentivi agli investimenti. Penso ai super ammortamenti che dovrebbero diventare strutturali e agli iper ammortamenti che dovrebbero essere prorogati per almeno un altro anno. Entrambi i provvedimenti fanno parte del piano Industria 4.0 varato, guarda caso, proprio dal ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda. La ripresa sembra essere iniziata e i tassi sono bassi: è il momento giusto per abbattere il cuneo fiscale. Mi sembra la ‘ricetta’ più opportuna per risvegliare una volta per tutte il sistema Paese. Guardiamo avanti e conquistiamo il futuro, senza stare a lamentarci per l’eccesso di burocrazia (che c’è!) e per tutti gli altri mali atavici che denunciamo da una vita”.

Tipo, tanto per citarne uno, l’inefficienza politico-istituzionale? 

“Ci siamo … abituati a convivere e quindi a gestire il caos. Penso alla legge elettorale, che ancora non c’è e che probabilmente quando ci sarà ricalcherà l’impianto proporzionale puro, e mi aspetto la consueta ingovernabilità. La cosa non mi piace affatto, anzi, mi fa anche un po’ paura, però so che mi adatterò. La verità vera è che non c’è la consapevolezza politica del baratro! Mancano persone fortemente illuminate e interessate realmente al bene del Paese. In altre parole, manca un assetto politico stabile! A questa mancanza atavica sopperiamo con una straordinaria forza economica e sociale”.

Quindi, in previsione delle prossime elezioni politiche (anticipate o meno che siano), rischia di risultare insufficiente la vecchia raccomandazione montanelliana di andare a votare tappandosi il naso?

“L’importante è andare a votare. De Gasperi diceva che gli assenti hanno sempre torto. Sono perfettamente d’accordo. Capisco la delusione politica e il senso di impotenza, però bisogna andare a votare. Bisogna evitare a tutti i costi che il primo partito sia quello del non voto.”

Lei si candiderebbe?

“Ora come ora, assolutamente no! Sono troppo impegnato nel mio duplice ruolo di imprenditore e presidente di Associazione. La vita deve comunque essere ricca di esperienze e ognuna di queste deve essere vissuta a suo tempo. E’ necessario impegnarsi. Non si può solo criticare, così non si può sempre e soltanto abdicare”.

Assodato che la ripresa è iniziata, come vanno le cose aziendalmente parlando?

“Per quanto riguarda il mio gruppo, devo dire che stiamo andando bene. Stiamo investendo e, come le ho detto, abbiamo assunto. Il nostro settore di sbocco è quello automobilistico che sta attraversando un buon momento”.

Più in generale, come vede il domani?

“Restiamo in ambito regionale. Confindustria Lombardia ha da poco dato vita al Digital Innovation Hub che avrà il compito di ‘raccogliere’ tutte le esperienze relative all’Industria 4.0. Credo sia una cosa molto importante per fare il punto concreto su quella che tutti definiscono la 4° Rivoluzione Industriale e che deve essere innanzi tutto ben compresa per essere ben gestita. Penso in particolare all’education. Dobbiamo entrare nelle scuole e fornire un contributo di conoscenza ai docenti e agli studenti. Sono fermamente convinto che chi fa sia in grado di spiegare meglio!”.

Proviamo a definire la figura dell’imprenditore all’inizio di questo 3° Millennio.

“Il suo principale compito è duplice e credo si possa sintetizzare così: sapere dove è esattamente l’azienda adesso e immaginare dove debba posizionarsi domani. Per raggiungere sia il primo che il secondo obiettivo, l’imprenditore si deve circondare di collaboratori motivati e preparati a cui delegare ruoli e funzioni operative attraverso un rapporto di fiducia reciproca. Alla fine, ovviamente, le decisioni strategiche spettano all’imprenditore. Guardare al passato è utile per individuare errori e punti di forza, l’importante è rendersi conto che replicarlo è assurdo oltre che impossibile”.

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