Inaugurazione alla LIUC dell’anno accademico 2019/2020
“Il coraggio di cambiare”

La cerimonia ha fatto riferimento al concetto del cambiamento e a quello del coraggio di affrontarlo attraverso uno sguardo progettuale proiettato verso il domani, anziché mediante una gestione miope ed egoistica del presente

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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La cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico 2019/20 alla LIUC-Università Cattaneo, in perfetta coerenza con il mantra dell’ateneo (trova il futuro che ti cerca), ha fatto riferimento al concetto del cambiamento e a quello del coraggio di affrontarlo attraverso uno sguardo progettuale proiettato verso il domani, anziché mediante una gestione miope ed egoistica del presente.

Riccardo Comerio, presidente dell’ateneo di Castellanza, ha sottolineato la rilevanza strategica della mission universitaria: la formazione delle nuove generazioni.

L’ha fatto evidenziando l’efficacia del percorso formativo della LIUC: ad un anno dalla laurea l’85,3% dei laureati in Economia e il 93% di quelli in Ingegneria trovano lavoro, con retribuzioni nette mensili sensibilmente superiori alla media dei laureati provenienti da altre Università.

“Da parte nostra – ha sottolineato Comerio – vogliamo essere fino in fondo presenti nel cambiamento, non subirlo passivamente (…) Pronti ad accompagnare i nostri studenti verso scelte importanti per il loro futuro e per quello del Paese”.

Il magnifico rettore Federico Visconti, leggendo la propria enciclopedica relazione (29 cartelle!), ha, per così dire, scomposto e ricomposto concettualmente il tema strategico contenuto nella formula di quattro parole “il coraggio di cambiare” avvalendosi di una serie di affermazioni dello scomparso Sergio Marchionne, incentrate sul ruolo del vero leader finalizzato a immaginare il futuro e concretizzarlo e sulla sua capacità di guidare il cambiamento, senza mai dimenticare la responsabilità sociale dell’impresa.

L’intera offerta formativa e la didattica della LIUC mirano quindi a fornire ai 2.400 studenti dell’ateneo l’abito mentale e le opportune competenze attraverso cui “competere con successo in mercati tanto sfidanti quanto competitivi”.

L’ampia relazione del rettore ha evidenziato le molteplici attività formative, nonché gli stretti rapporti internazionali, dell’Istituto universitario è si è conclusa con la citazione delle parole del poeta Virgilio, tratte dall’Eneide: “Macte nova virtute, puer, sic itur ad astra” (Coraggio, fanciullo, è così che si arriva alla gloria).

Una conclusione ideale che ha introdotto lo straordinario prologo di prolusione – per profondità e originalità dei concetti, brillantezza espositiva e sterminato orizzonte culturale – pronunciato del Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Il tema affrontato dal  porporato ha fatto riferimento all’Università, cultura e società: le sfide del mondo contemporaneo.

Un tema talmente vasto da rischiare di scadere nella genericità, pericolo che Gianfranco Ravasi ha brillantemente scongiurato attraverso un trattazione profonda ed affascinante che ha letteralmente rapito la platea che ha gremito l’aula magna della LIUC.

Il Cardinale ha fatto rivivere, intellettualmente parlando, chiamandoli idealmente accanto a sé, quattro autorevolissimi protagonisti del panorama culturale del loro e del nostro tempo: il filosofo olandese Benedetto Spinoza (1632-1677) , il filosofo francese Paul Ricoeur (1913 – 2005), il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein (1889-1951) e l’imprenditore statunitense Steve Jobs (1955-2011).

Citando il primo ha sottolineato l’importanza di “leggere in profondità” le azioni umane, senza mai commiserarle, deriderle o addirittura odiarle.

Solo così potremo coglierne la ricchezza, e mediante la “fatica dello studio” saremo in grado di avere “emozionanti risultati”.

Da Ricoeur il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha tratto una celebre frase: “Viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’anoressia dei fini” per evidenziare la scarsa progettualità (potremmo definirla anche incapacità di immaginare e costruire il futuro) che connota l’attualità.

Gli esempi non mancano: la finanza che diventa un fine (e non uno strumento), il primato della tecnica sulla scienza (il tecnico costruisce la bomba atomica, mentre lo scienziato si pone dei dubbi etico-morali), il sesso che soffoca l’amore, i bisogni che annullano i desideri, l’istinto che soverchia la ragione.

Richiamando il “Tractatus logico-philosophicus” di Wittgenstein, Ravasi ha citato la metafora dell’uomo che vuole circoscrivere i contorni di un’isola e che poi, guardando verso il mare, scopre le “frontiere dell’oceano”.

La persona umana – ha aggiunto – tendenzialmente non si accontenta di essere un’isola, vuole andare oltre. Domandiamoci allora: la persona umana è solo un grumo di cellule?”.

La relazione del Cardinale si è conclusa con la citazione di un brano del celebre discorso tenuto da Steve Jobs, nel 2005, agli studenti di Harvard: “La tecnologia da sola non basta, è il connubio fra la scienza e l’umanesimo a dare un risultato che fa sorgere un canto nel cuore”.

Parole – ha osservato Gianfranco Ravasiche sembrano definire una sorta di ingegnere rinascimentale, del tipo di Leonardo Da Vinci. Solo attraverso un nuovo umanesimo potremo affrontare e padroneggiare le complesse problematiche derivanti dalla genetica, dall’intelligenza artificiale, dall’infosfera”.

Il “nuovo umanesimo” trova una mirabile sintesi nel Settenario di Gandhi, secondo il quale : 1)    L’uomo si distrugge con la politica senza principi;  2)    L’uomo si distrugge con la ricchezza senza lavoro; 3)    L’uomo si distrugge con l’intelligenza senza il carattere; 4)    L’uomo si distrugge con gli affari senza la morale; 5)    L’uomo si distrugge con la scienza senza umanità; 6)    L’uomo si distrugge con la religione senza fede; 7)    L’uomo si distrugge con la carità senza il sacrificio di sé.

Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, a cui è toccato il gravoso  compito di parlare dopo Gianfranco Ravasi, ha chiuso la cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico relazionando su “Miopia e ipermetropia: il giusto orizzonte temporale nella soluzione di problemi economici e sociali”.

L’economista (già responsabile della spending review durante il governo Renzi) ha scelto quattro macro-temi per sottolineare quanto sia esiziale circoscrivere il proprio orizzonte temporale e operativo puntando solo sul presente e disinteressandosi sostanzialmente del lungo periodo: a) riscaldamento globale; b) ricerca del profitto a breve termine; c) crollo demografico; d) obiettivi di crescita delle politiche economiche incentrati sull’immediato.

L’aumento della temperatura del pianeta, se non contrastato adeguatamente con il progressivo abbandono dei combustibili fossili, determinerà un calo significativo della ricchezza mondiale e un aumento grave dei disagi sociali.

Nel 2018 sono nati solo 449.000 bambini, il livello in assoluto più basso dall’Unità d’Italia (1861) ad oggi; il tasso di fertilità italiano è crollato dal 2,5% all’1,4% il che significa che nel 2065 per ogni persona anziana ci sarà solo 1,5 persone in età lavorativa (oggi sono 3).

Si sta cedendo sempre di più – ha osservato Carlo Cottarellialla tentazione di non pensare al futuro!”.

Quello che invece si dovrebbe fare, prima di subito, ha precisato l’economista, è “alimentare la consapevolezza di rinunciare a qualcosa nell’immediato per costruire il futuro dei nostri nipoti e dei nostri pronipoti”.

L’esasperato egoismo, appiattito sulla dittatura del presente assoluto, deve essere contrastato rigettando con forza e convinzione l’idea “cosa hanno fatto i posteri per me?” (copyright Woody Allen).

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