IL CASO
Il futuro di Accam

La vicenda ACCAM o il ....caso ACCAM mi fa scaturire una riflessione. In troppi vogliono la chiusura degli impianti (e ne hanno ben donde - io mi sono battuto per un ammodernamento degli impianti) e in troppi lanciano strali contro chi procrastina la chiusura

Gianluigi Marcora

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La vicenda ACCAM o il ….caso ACCAM mi fa scaturire una riflessione. In troppi vogliono la chiusura degli impianti (e ne hanno ben donde – io mi sono battuto per un ammodernamento degli impianti) e in troppi lanciano strali contro chi procrastina la chiusura.

Bene: chiudiamo definitivamente ACCAM e ….pensiamo alle conseguenze. La prima dovrebbe essere la ricollocazione delle 30 persone che vi lavorano. C’è chi fra i “giustizialisti” fa spallucce e chi invece pensa a una soluzione fattibile. Di certo, il Comune non può arrivare a tutti. ACCAM è un Consorzio e i dipendenti sono “del Consorzio”.

Poi, a impianti fermi, ci sono da pagare i danni conseguenti alla decisione. Non ultimo, il danno ambientale relativo a un terreno da bonificare. A questo punto, c’è da pensare a come smaltire i rifiuti (non più risorse) e al relativo costo. Qui, c’è una ridda di voci con le soluzioni più disparate; nessuna che collima con l’altra e, per arrivare ad averne una, occorrono tempi lunghi.

L’alternativa allo stop degli impianti è il fallimento. Non c’è altra soluzione: fallimento, con un “liquidatore” che avrà la libertà di agire con tanta discrezionalità, ma mirando alla vendita di quel buono che resta, a prezzi d’incanto e non certo commerciali. Da non trascurare l’inasprimento delle tasse per i 27 soci (Comuni); molti dei quali vorrebbero far chiudere ACCAM, ma …”vorrei, ma non posso“. A meno che, l’indomani (meglio tuttavia saperlo prima) della chiusura di ACCAM, una Azienda privata rileva tutto e si accorda col Comune di Busto Arsizio, come e quando pagare la “rinascita” del terreno che va bonificato a norma di Legge.

La riflessione ha un sapore antico: penso a Leonida alle Termopoli. Gli Spartani (300 circa) si batterono sino al loro completo annientamento contro l’esercito Persiano capitanato da Ciro che contava 25.000 uomini. Ecco, ACCAM è Leonida; tutti gli altri, Ciro!

Non mi arrendo, ma colgo un’altra frase per la riflessione. Qualcuno (sia detto senza irriverenza) ha detto “chi è senza peccato, scagli la prima pietra“. Avanti, allora, si determini la fine di ACCAM e si faccia presto a limitarne l’agonia. A nulla servono gli “scandali”, le promesse Politiche, gli slogan elettorali che attualmente vanno di moda. Per assurdo, il Comune di Busto Arsizio che detiene la proprietà del terreno su cui è ubicato l’impianto è il solo Comune dei 27 ad averne beneficio. Gli altri, devono pagare e basta, senza alcun privilegio.

Costringerà “tutto il gruppo” a trovare la soluzione e pretenderà dal “gruppo” un immediato risarcimento del danno ….il terreno su cui c’è ACCAM non può (e non potrà) essere lasciato così.

Fermiamoci: ricordiamoci, tuttavia che ad ogni azione, segue una reazione. Di certo, a Borsano, non ci saranno più lenzuola con smog a sventolare fuori da ogni camera, ma l’aria salubre avrà un costo enorme e non è scontato che sia …salubre. Si provvederà a “inventare” un’altra ACCAM con bel altre caratteristiche. Finito un problema, se ne affronteranno altri!

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