INCONTRO ANNUALE MOC ALLA LIUC-UNIVERSITÀ CATTANEO
Il punto sulla competitività e sull’imprenditorialità in Europa

La LIUC-Università Cattaneo ha ospitato la sessione 2017 del network internazionale Microeconomics of Competitiveness

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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La LIUC-Università Cattaneo ha ospitato la sessione 2017 del network internazionale Microeconomics of Competitiveness (MOC) fondato nel 2002 dal professor Michael E. Porter dell’Università di Harvard, il “guru” mondiale in tema di strategie globali.

L’ateneo di Castellanza è entrato a far parte del network tramite il proprio Centro sull’Imprenditorialità e la Competitività fondato nel 2014 dai professori Fernando Alberti e Emanuele Pizzurno.

Oggi la maggior parte degli istituti universitari affiliati al MOC fa parte di uno dei tre gruppi di lavoro “regionali” in cui il network è stato suddiviso: European MOC Network, Latin American MOC Network, Asian MOC Network.

Il gruppo di lavoro europeo – di cui fa parte la LIUC – è stato fondato nel 2011.

Ogni anno vengono organizzati dei meeting di studio e quest’anno il Centro sull’Imprenditorialità e la Competitività della LIUC-Università Cattaneo ha ospitato gli economisti della vecchia Europa.

Hanno preso parte agli incontri (nelle due giornate del 21 e 22 settembre) anche gli studenti del nuovo percorso di Laurea Magistrale in Economia Aziendale e Management della LIUC denominato “Entrepreneurship and Innovation”, ispirato al MOC course.

L’occasione giusta per “interrogare” il professor Fernando Alberti e la professoressa Eleanor Doyle, proveniente dall’Irlanda, sullo “stato di salute” del sistema economico italiano ed europeo.

La Grande Crisi è finita e siamo entrati in una fase di ripresa vera?

“Abbiamo individuato un grande fermento. Certo ci sono Paesi, tipo l’Irlanda, con sono veramente ‘sexy’ e riescono ad ‘attrarre’ le imprese. L’Italia, in questo senso, deve lavorare ancora parecchio. Spagna, Austria, Germania sono in crescita. In Italia, come noto, la competitività è bassa e quindi ci mettiamo più degli altri ad emergere. Il fardello burocratico – risponde Fernando Alberti – e l’elevata tassazione continuano ad essere degli ostacoli lungo la strada della crescita”.

L’Irlanda è una “calamita” per le imprese essenzialmente a causa del livello di tassazione favorevole?

“Non solo per questo motivo. Nel nostro Paese – replica Eleanor Doyle – si è sviluppato un intero ecosistema favorevole all’attività economica: ci sono le competenze e le conoscenze necessarie, insieme con le capacità produttive”.

Come giudica il modello di sviluppo “made in Italy”, basato sulle piccole e medie industrie?

“In realtà, le piccole imprese sono diffuse in tutto il mondo. La cosa veramente importante è che siano adeguatamente supportate in termini di sistema”, conclude Eleanor Doyle.

Il seminario di studio si è concluso con l’intervento dell’economista tedesco Matthias Kiese che si è soffermato in particolare sulle problematiche relative al nuovo paradigma produttivo dell’Industria 4.0 (la Germania è stata la “culla” di questa nuova metodologia produttiva).

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