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“Il sindaco non autorizzi la Gioeubia fuori da scuola”

La patata bollente è ora nelle mani del sindaco, Emanuele Antonelli. Toccherà infatti al primo cittadino di Busto spegnere la polemica che ha surriscaldato, in tutti i sensi visto che stiamo parlando di falò della Gioeubia, gli animi del weekend.

La decisione. Settimana scorsa la preside della “ragioneria” di viale Stelvio ha deciso che la Gioeubia del Tosi, quest’anno, non si sarebbe bruciata. Una piccola tradizione che, da qualche anno a questa parte, si ripeteva nel cortile della scuola il giorno precedente alla festa cittadina, con la collaborazione dell’associazione “Noi del Tosi”.

Una scelta che la dirigente scolastica, Amanda Ferrario, ha rivendicato per tre motivi principalmente e chiarito in una lettera rivolta al corpo docenti, agli studenti ed alle famiglie degli alunni: “Prima di tutto la scuola, dal 27 gennaio a tutto il 31 gennaio, ospiterà un importantissimo convegno nazionale, al quale è stato anche invitato il Ministro dell’Istruzione e gran parte del personale dirigenziale del MIUR, per la formazione dei docenti degli istituti quadriennali e il “Tosi” avrà l’onere e l’onore di gestire oltre 200 docenti e dirigenti scolastici in modalità residenziale. Il progetto, uno dei moltissimi che il Tosi gestisce, ha rilevanza nazionale e necessita di grande attenzione e molto lavoro da parte dei docenti e del personale ATA della scuola”. Poi, Ferrario ha toccato il tema ambientale legato all’inquinamento atmosferico (“in un momento di grande emergenza climatica, ecologica e con l’elevato tasso di inquinamento che la città e l’asse del Sempione subiscono proprio in questo mese, contribuire all’emissione di CO2 e agenti inquinanti risulta, francamente, poco consono all’esigenza di sobrietà che i tempi richiedono) e un punto più strettamente economico, legato ai danni provocati lo scorso anno dal falò ai vetri dell’istituto (è stato necessario provvedere alla loro sostituzione con conseguente danno economico”).

La provocazione. La decisione della preside Ferrario ha catturato l’attenzione degli esponenti di Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale. In una nota, sottoscritta dal coordinatore cittadino Checco Lattuada, i rappresentanti bustesi del partito di Giorgia Meloni hanno annunciato che “bruceremo la nostra Gioeubia nel piazzale esterno dell’Ite Tosi, insieme agli studenti che vorranno partecipare”.

La preside – prosegue la nota di Fdi che riceviamo e pubblichiamo integralmente – novella paladina green ed evidentemente ignara della plurisecolare storia cittadina, ha difatti sancito che la Gioeubia non s’ha da fare, perché fa male ai nostri amici alberi. 

Questo ambientalismo spiccio e di maniera, tuttavia, non tiene conto di alcuni fattori rilevanti: innanzitutto, l’anidride carbonica sprigionata da un falò vecchia maniera non rilascia pm10 nell’aria e, se anche ne rilasciasse, si parla di un fuoco di una qualche decina di minuti; secondariamente, vorremmo ricordare ai professoroni che le vecchie caldaie malandate di condomini ed istituti scolastici contribuiscono per maggior grado all’inquinamento atmosferico, insieme all’industria cittadina (giustamente gli studenti non si devono lasciare al freddo, né le fabbriche fermare); in terzo luogo, come rilevato dagli studenti, non si può sacrificare una tradizione centenaria con una scusa così banale, piuttosto si ammetta la propria pigrizia

Lascia stupiti che dei professori, persone istruite che hanno sudato per raggiungere certe posizioni, escano con boutade improvvisate che meglio si confanno ai ministri senza arte né parte che stiamo soffrendo in questi mesi.  Le nostre tradizioni non si toccano, né la nostra storia si mercanteggia sfruttando le paure della società. Per questo motivo, Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia bruceranno la loro Gioeubia sul piazzale del parcheggio dell’Ite Tosi. Una serata senza politica, ma solo Tradizione, aperta a chiunque vorrà partecipare!”.

La replica. Non si è fatta attendere la replica della Dirigente Scolastica che ha chiesto al sindaco Antonelli “di non autorizzare la proposta arrivata da tale Checco Lattuada di bruciare la Gioeubia fuori dalla nostra scuola”, rivendicando le ragioni profonde e ponderate alla base della sua scelta.

A inizio anno ho sostenuto che non avrei giustificato alcuno sciopero sul clima, ma che, se il tema fosse risultato di interesse reale da parte degli studenti, avrei invece appoggiato e condiviso battaglie concrete. Parto da questo spunto per riflettere sul nodo cruciale della mia richiesta: negare l’autorizzazione a bruciare davanti a scuola un falò da parte di gente che nulla ha a che fare con la scuola e che della scuola non si interessa, se non per fare politica, ma quella senza la P maiuscola. Il tema centrale è proprio questo: la scuola deve fare la scuola. Deve educare, insegnare, trasmettere, spronare al pensiero critico, far riflettere, discutere. La scuola deve fare il suo dovere, chiedendo sacrificio, dotando gli studenti di tutti gli strumenti necessari per muoversi nel mondo, generando competenze. Il Tosi questo lavoro lo fa benissimo. E, nella sua interezza, si muove come una comunità. Una comunità capace di prendere decisioni, di fare delle scelte, di dire dei no. Perché, a volte, con i no si cresce.

Non ho nessuna intenzione di farmi strumentalizzare, né che questo accada al Tosi, da un signor qualunque che si interessa di scuola solo estemporaneamente e solo per i suoi scopi personali. Invito tutti a riflettere su questo. Investire sulla scuola non significa dare semplicemente più soldi. Significa riconoscerle il ruolo fondamentale di crescita che riveste per il nostro futuro. E in quanto tale sostenerla, non usarla. Averne rispetto, non strumentalizzarla. Averne cura, non attribuirle i mali del mondo intero. La scuola è l’unico vero motore di sviluppo. E, me lo si consenta, è stanca di essere giudicata da chi non è competente per farlo. A ciascuno il suo ruolo. Impariamo tutti un po’ di umiltà”.