DETTO BUSTOCCO
Il “tuaiàn”

C'è un detto Bustocco molto significativo che all'apparenza, fa sorridere, ma (specialmente ai giorni nostri) è di grande attualità. Lo propongo: "fa non ùl tuàian"...

Gianluigi Marcora

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C’è un detto Bustocco molto significativo che all’apparenza, fa sorridere, ma (specialmente ai giorni nostri) è di grande attualità. Lo propongo: “fa non ùl tuàian” che si può tradurre in “non fare lo gnorri”, ma pure “non essere indifferente”….”fai la tua parte” …..”sii partecipativo”.

Il “tuaiàn” è colui che lascia fare agli altri. Che quando c’è da prendere una decisione, fa finta di non essere in grado di farlo. Che in determinate circostanze è lesto a prendere il merito, dopo avere bene analizzato gli impegni degli altri. Il “tuaiàn” è anche colui che si ritrae quando c’è da dare una mano. Che lascia fare agli altri quello che potrebbe o dovrebbe fare lui. Che “và innanzi ti” (vai avanti tu)

Tuaiàn” è anche colui che di fronte a un’incombenza è pronto a evidenziarla agli altri, ma trova subito la maniera di lasciare agli altri il “privilegio” della prima mossa: insomma, il “tuaiàn” si mette in prima linea quando c’è da cogliere i meriti o un vantaggio e in seconda (ma pure in terza e anche in quarta) quando c’è da manifestare un impegno.

Non è finita. Anche nel folclore si distingue “ùl tuaiàn“. Negli anni addietro, quando le fabbriche pullulavano di operai, era abitudine ritrovarsi dopo il lavoro, all’Osteria, per un saluto, uno scambio di opinioni, un ….relax, un bicchiere di vino in compagnia. Si usava, ma era anche un obbligo morale fra amici, “pagare la bevuta” una volta ciascuno. Magari, invece di un “bicchierino” se ne bevevano due o forse tre e, giocoforza, si pagava una volta ciascuno, rigorosamente.

Il “tuaiàn” era quello che …svicolava, quando presupponeva che era arrivato il suo turno di “offrire” la bevuta. Ovvio che inscenava scuse, dimostrava di avere incombenze improcrastinabili, doveri palesati all’improvviso….addirittura “divieti dal medico” per un altro …bicchierino e solerzia nell’abbandonare la compagnia.

C’era, addirittura “ùl tuaiàn” spudorato che prometteva di pagare già dal prossimo incontro e che mai e poi mai avrebbe trasgredito alla promessa. Il prossimo incontro, tuttavia ….non avveniva. Il tempo passava, il “brav’uomo” latitava e dopo una certa assenza, eccolo farsi avanti e “dimenticare” la sua promessa. Gli amici spesso lasciavano fare, pagavano il proprio “turno” e (non sempre, però) davano al “tuaiàn” la parvenza di essere furbo.

A costui si affibbiava un certo epiteto che voglio tradurre in parole semplici e non offensive. Chi si sbeffeggiava degli altri e che “al và a ròa” (va a ruota) quindi “al paga mai” (pagava mai) si diceva che era uno scroccone, un lestofante, un “malamènti“, un canagròn, un pioegiu (pidocchio), un gurguàn, un brusogieu (detto che significa “bruciore di stomaco” condensato in un’unica parola.

Per richiamare il “tuaiàn” ai giorni nostri è sufficiente attingere dalla cronaca, come certi personaggi si comportano. Lasciamo stare i nomi; tanto è facile riconoscerli e ….classificarli. In Politica c’è chi dà sempre la colpa agli altri, chi catechizza che “è tutto sbagliato” quello che decidono gli estranei dal proprio Partito, chi prende una decisione ed è pronto a giurare che dopo avere constatato di non avere centrato il problema, ha preso quella decisione in buona fede o per avere soddisfatto l’opinione altrui, ma che lui, mai e poi mai aveva creduto in ciò che proponeva.

Non parliamo poi delle cosiddette “fake news” che circolano con spudoratezza. Il “tuaiàn” è colui che le propone e ne trae giovamento. E’ colui che ama circuire gli altri, credendosi furbo, scaltro. E’ pure colui che calunnia, che si inventa un pretesto e, quando viene scoperto ha pronta una scusa non del tutto plausibile che lo scarica dalle proprie incombenze a danno di altri. Anche la Borsa è piena di questi moderni “tuaiàn“: propinano notizie false, allarmi, paure. per trarre in inganno gli altri e, ovviamente trarne vantaggi. Morale? attenzione alle cosiddette “gatte morte“, coloro che sembrano “colombe” e, all’occorrenza diventano “belve fameliche” ….la peggiore specie di ….”tuaiàn“.

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