9 INDAGATI PER TRE FALLIMENTI “PILOTATI”
Imprese “svuotate” e fatte fallire, in carcere 51enne varesino

Bancarotta fraudolenta nell’industria della plastica. La Guardia di Finanza di Busto ha accertato un passivo fallimentare di circa 8 milioni di euro ed eseguito misure cautelari nei confronti di tre persone. Sequestrata un’azienda e quote del capitale sociale di due società

BUSTO ARSIZIO

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La Guardia di Finanza di Busto Arsizio, nell’ambito dell’operazione “Plastic free”, ha eseguito tre ordinanze di misure cautelari disposte dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio. I tre destinatari (un arrestato in carcere, una donna ai domiciliari e un terzo con obbligo di dimora), insieme ad altri sei indagati, sono ritenuti responsabili di bancarotta fraudolenta per provocato dissesto di tre imprese varesine operanti nel settore della progettazione, costruzione e commercializzazione di macchinari industriali per la lavorazione di materie plastiche. Un passivo fallimentare di circa 8 milioni di euro.

L’indagine, avviata lo scorso luglio, è nata in seguito alla dichiarazione di fallimento di due storiche imprese, una di Busto Arsizio e l’altra di Samarate, ed ha permesso di scoprire che gli indagati hanno posto in essere una serie continuativa di distrazioni e di trasferimenti di risorse infra-gruppo. Operazioni fraudolente che hanno comportato la dissipazione e la dispersione di importanti risorse finanziarie – trasferite per lo più su conti correnti esteri – con conseguente depauperamento patrimoniale, economico e finanziario delle tre società italiane “cannibalizzate” e condotte dolosamente al fallimento.

I responsabili utilizzavano come “capo-gruppo” e come “cassaforte” finanziaria una società slovacca con sede a Bratislava, riconducibile all’indagato principale (un cinquantunenne varesino che, a partire dal 2015, aveva rilevato in sequenza le quote di maggioranza delle tre società italiane, sino ad assumerne il controllo totalitario prima di avviarle al fallimento).

Il modus operandi per “svuotare” le società dei loro patrimoni è consistito in una pluralità di affitti e/o cessioni di rami aziendali che hanno interessato le imprese fallite, con particolare riguardo all’uso dei relativi marchi e dei disegni tecnici, accompagnati dalla distrazione di risorse finanziarie delle società per il pagamento di ingenti spese personali del 51enne varesino.

Tutti gli indagati, consapevoli di frodare i soci di minoranza, i lavoratori dipendenti e i creditori avevano già fatto fallire due delle tre società italiane controllate, raggiungendo un passivo fallimentare complessivo di circa 8 milioni di euro. Anche la terza società è sull’orlo del fallimento dal momento che i dipendenti da mesi non ricevono più né gli stipendi né il versamento dei relativi contributi previdenziali e assicurativi.

“Con riferimento a quest’ultima, con sede a Castellanza – sottolinea la nota stampa delle Fiamme Gialle – i finanzieri stanno procedendo al sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale (compresi i macchinari e le merci) e del 70% delle quote del suo capitale sociale e di quello di altra società con sede a Milano. Sono in corso, inoltre, quindici perquisizioni delegate dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio finalizzate a ricercare ulteriori fonti di prova dei reati commessi dai nove indagati”.

Nell’operazione “Plastic free” sono stati impiegati oltre 50 militari delle Compagnie di Busto, Gallarate, Saronno e Padova nonché del 7° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma. Militari che hanno operato in collaborazione con i finanzieri della Sezione di Polizia Giudiziaria nelle province di Varese, Milano, Lecco, Novara, Vercelli, Padova e Roma.

“L’operazione – chiosa la nota – costituisce un’ulteriore testimonianza del costante impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto dell’illegalità nel sistema economico-finanziario a tutela delle imprese e dei professionisti onesti che operano nella piena e consapevole osservanza delle leggi”.

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