IL TRIBUNALE DÀ RAGIONE AL COMUNE
Indennità di turno non dovute. Ora le educatrici rischiano di restituire i soldi

La sentenza dà torto alle due dipendenti che avevano fatto causa. Ma ora a tremare sono tutte le maestre

Riccardo Canetta

BUSTO ARSIZIO

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Le indennità di turno alle educatrici di asili nido e scuole materne non erano dovute. Il Tribunale ha dato ragione alla linea del Comune, che dal 2016 aveva smesso di riconoscere l’indennità alle dipendenti.
Per questo motivo, due di loro – dopo proteste e assemblee in piazza – avevano deciso di intentare una causa, affiancate dai sindacati Adl, Cgil e Cub.
E se il giudice del lavoro aveva valutato in maniera diversa le due situazioni analoghe (esprimendosi in un caso a favore di una lavoratrice, nell’altro a favore di Palazzo Gilardoni), la sentenza d’appello ha stabilito che le educatrici non avevano diritto all’indennità. E le due dipendenti dovranno anche pagare 3.600 euro di spese processuali.

Ma quello delle spese legali (che peraltro il sindacato Adl ha fatto sapere di voler coprire attraverso una colletta tra i dipendenti) rischia di essere il male minore. Il timore per tutte le dipendenti, ora, è infatti quello di dover restituire le indennità percepite fino al 2016.
“Il Comune seguirà le indicazioni della Corte dei Conti – spiega il sindaco Emanuele Antonelli –. Mi dispiace moltissimo per le dipendenti, che lavorano tantissimo. Dovrebbero però farsi consigliare meglio. Chi si è impuntato su questa vicenda, ora dovrebbe fare almeno il bel gesto di pagare le spese legali”.

Il riferimento è al sindacalista Fausto Sartorato. Il quale, da parte sua, risponde che “questa battaglia è stata portata avanti da noi di Adl insieme a Cgil e Cub dopo aver ascoltato gli avvocati. Non è stata una scelta unilaterale. Abbiamo dato seguito a quello che hanno deciso i lavoratori in assemblea. Noi continuiamo a credere di avere ragione, poiché a nostro parere le educatrici facevano effettivamente i turni. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo mi auguro che non si faccia terrorismo psicologico su questa vicenda delicata”.

Un altro sindacato, il Csa, si era invece espresso contro il ricorso: “La nostra idea era quella di trovare un accordo con l’amministrazione, ma non ci è stata data la possibilità di farlo – osserva Angiolino Liguori –. La scelta di percorrere la linea del dialogo ci è costata l’accusa di essere filogovernativi e alcune disdette sindacali. Oggi i fatti ci danno ragione e ci ritroviamo in questa triste situazione. Ho già chiesto al sindaco di cercare insieme una strada giuridica per non arrivare agli estremi. Per il bene delle dipendenti”.

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