LA NUOVA “STAGIONE TESSILE” RACCONTATA IN LIUC DAGLI IMPRENDITORI PROTAGONISTI
Innovare e rispettare l’ambiente per (ri)lanciare le imprese tessili

Il libro scritto a quattro mani da Aurora Magni e Carlo Noè, entrambi docenti della LIUC-Università Cattaneo, dal titolo “Innovazione e sostenibilità nell’industria tessile”, ha introdotto la cosiddetta “Notte dei ricercatori”

Luciano Landoni

CASTELLANZA

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Il libro scritto a quattro mani da Aurora Magni e Carlo Noè, entrambi docenti della LIUC-Università Cattaneo, dal titolo “Innovazione e sostenibilità nell’industria tessile”, ha introdotto la cosiddetta “Notte dei ricercatori”.

Un progetto inserito del programma dell’Unione Europea avente come finalità l’avvicinamento del mondo della ricerca universitaria al territorio e soprattutto ai giovani studenti delle Scuole Medie Superiori.

Gli stessi che hanno affollato l’Auditorium dell’Università di Castellanza in occasione dell’incontro “Si scrive tessile, si legge innovazione”, nel corso del quale gli autori della ricerca sul mondo del tessile-abbigliamento, introdotti dal rettore dell’ateneo Federico Visconti, hanno preparato il terreno per una tavola rotonda, coordinata dal giornalista del Corriere Innovazione Fabio Sottocornola, alla quale hanno preso parte: Barbara Cimmino, responsabile dell’area ricerca e sviluppo del Gruppo Yamamay di Gallarate; Michele Canepa, imprenditore alla guida della Taroni Spa di Como; Roberto Grassi, amministratore delegato della Alfredo Grassi Spa di Lonate Pozzolo e vice presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese; Andrea Parodi, amministratore delegato di Fil Man Made Group Srl di Signoressa di Trevignano e presidente di Tex Club Tec; Alessandro Zucchi, amministratore delegato di Ferraro Spa di Bergamo e presidente di Acimit (l’Associazione dei costruttori di macchine tessili).

Sollecitati dagli spunti offerti dagli autori di “Innovazione e sostenibilità nell’industria tessile” (miglioramento dei prodotti e dei processi produttivi secondo i nuovi paradigmi dell’Industria 4.0, grande attenzione all’ambiente e alle produzioni sostenibili, studio accurato e tempestivo dei nuovi gusti della clientela attraverso l’analisi dei big data che le tecnologie informatiche mettono a disposizione in tempo reale) i protagonisti della tavola rotonda hanno fornito le rispettive “visioni” delle profonde e intense trasformazioni che stanno attraversando e rivoluzionando l’intera filiera del tessile-abbigliamento.

“La mia famiglia – ha esordito Michele Canepa – lavora nel tessile dal ‘700. Ho acquisito la Taroni Spa nel 1998 e ho subito investito nella cosiddetta sostenibilità. A questo proposito, è meglio sgomberare subito il campo dalle facili ‘illusioni’: si sente spesso parlare dell’utilizzo di nuove fibre, tipo le bucce d’arancia, bisogna però tenere ben presente alcuni dati di fatto. Lo sfruttamento delle bucce d’arancia in campo tessile è stato inventato, credo, da dei ricercatori nel catanese, però la filatura avviene in Spagna. Sapete perché? Perché in Italia è vietato lavorare questi materiali. Noi lavoriamo prevalentemente la seta e devo dire con soddisfazione che, anche grazie ai nostri sforzi sul versante della sostenibilità che da oltre 10 anni portiamo avanti, la sensibilità ecologica è cresciuta ovunque nel mondo”.

“Devo dichiarare il mio scetticismo – ha sostenuto Andrea Parodi – in merito allo sfruttamento delle ‘fibre alternative’, cioè le fibre diverse da quelle naturali, cellulosiche e sintetiche. Al di là della fantasia creativa, c’è da dire molto chiaramente che non vanno bene per la politica industriale. Credo sia importante recuperare le nostre tradizioni, penso sia utile ritornare a ‘respirare tessile’. Badate che per farlo non è necessario andare per forza in Cina, è sufficiente andare in Turchia: a un paio d’ore di volo da Malpensa. Per dare da lavorare a 400.000 persone, vale a dire gli impiegati nel comparto tessile italiano, non si può pensare alle … arance e alle vinacce! La ‘moda delle arance’ può generare al massimo un paio d’aziende, non di più!”.

“Noi non produciamo in Italia. Per noi è fondamentale la commercializzazione della nostra produzione che per il 98% avviene fuori dai confini nazionali. – ha precisato Barbara Cimmino – Condividere le informazioni che provengono direttamente dai consumatori è cruciale. Progettazione e vendita sono strettamente legate fra loro. E’ dalle informazioni che traiamo spunto per innovare. Nel nostro nuovo punto vendita in Corso Vittorio Emanuele a Milano abbiamo installato degli smart wall (pareti intelligenti, ndr.) da cui è possibile ‘leggere’ in tempo reale i suggerimenti, le critiche, i gusti dei nostri clienti. In merito alla produzione delocalizzata, vorrei precisare che esistono Paesi decisamente ‘virtuosi’. Tipo il Vietnam dove si trovano dei ‘parchi industriali’ estremamente avanzati sotto tutti i punti di vista, compresi quelli inerenti la sostenibilità. Un’altra cosa che reputo molto importante è il ‘bilanciamento’ fra la dimensione digitale e quella artigianale (saper fare bene cose belle). L’anno scorso abbiamo completamente ristrutturato la nostra ‘sala del cucito’ per fare in modo che i nostri dipendenti ritornassero a ‘respirare tessile’. Digitale, cultura del bello e artigianato devono stare insieme!”.

“La mia azienda è attiva dal 1925 – ha detto Roberto Grassi – ed è specializzata nella creazione di abbigliamento professionale destinato prevalentemente alla pubblica amministrazione. E’ da più di un decennio che abbiamo investito, e stiamo investendo, nel cosiddetto ‘sviluppo sostenibile’. Rispetto dell’ambiente e responsabilità sociale dell’impresa sono per noi due valori imprescindibili! Abbiamo la certificazione 14000 e nel 2008 abbiamo ottenuto la certificazione SA8000 (gestione etico-sociale), senza dimenticare la certificazione OEKO-TEX Standard 100 relativa ai tessuti 100% ecocompostabili. Anche noi produciamo all’estero, in Romania, Tunisia e Albania, dove lavorano circa 1.500 persone, e controlliamo integralmente i processi produttivi. Tutta la nostra filiera rispetta rigorosamente i protocolli ecosostenibili ed etico-sociali. Due mesi fa abbiamo fatto partire una start up, di cui si occupa mia cugina, denominata ‘Start Up Benefit’. La sua mission è vendere prodotti nel settore moda realizzati utilizzando gli ‘scarti’ del comparto tessile, recuperando in pieno la tradizione aziendale (il nostro archivio stilistico di uniformi militari) e rispettando così i canoni della cosiddetta ‘economia circolare’. Inoltre, ogni anno, presenta un bilancio socio-ambientale”.

“E’ dal 2010 – ha concluso Alessandro Zucchi – che come Acimit siamo impegnati in un progetto di ‘sostenibilità tecnologica’ avente lo scopo di ridurre i costi e l’impatto ambientale. Una vera e propria ‘leva verde’ grazie alla quale sono oltre 2.000 le macchine italiane certificate nel mondo. I risultati raggiunti sono notevoli: –30% di consumi energetici e, in particolare, -60% di consumo d’acqua. Siamo i 3° costruttori al mondo (dietro solo Cina e Germania) e il nostro comparto produce ricchezza per un valore di 3 miliardi di euro. Il ‘problema’ è la grande frammentazione produttiva: il 70-80% delle aziende è fatto da medio-piccole imprese. Le piccole industrie, spesso, non possono permettersi gli investimenti necessari per rimanere competitive sul mercato mondiale. Occorre puntare sulle aggregazioni. Bisogna fare squadra. Un altro versante strategico è quello della ‘preparazione manageriale’ nelle aziende, a cominciare da noi imprenditori”.

In sintesi, la “madre” di tutte le sfide per l’intera filiera produttiva tessile italiana (46.608 aziende; 399.600 addetti occupati; poco meno di 53 miliardi di euro di fatturato nel 2016 e un export che vale quasi 30 miliardi di euro) sta nel coniugare una grande tradizione storica con gli imput provenienti dal mercato globalizzato e con le nuove regole della digitalizzazione produttiva, alias Industria 4.0

“L’importante – ha significativamente sottolineato Aurora Magni, docente di Prodotti e Processi sostenibili in LIUC – avvalersi delle opportunità produttive del 3° Millennio senza tuttavia rinunciare alla nostra identità di ‘industria creativa’ all’interno della quale i ‘lampi di genio’ e la ‘fantasia’ sono componenti fondamentali”.

“Il settore tessile, ancorché ‘maturo’, è un settore ‘immortale’ – le ha fatto eco Carlo Noé, direttore della Scuola di Ingegneria industriale della LIUC – naturalmente propenso a rilanciarsi sempre!”.

Copyright @2017

NELLA STESSA CATEGORIA