Corrado Passera ospite del Rotary Club “La Malpensa”
Insegnare a imparare per poter lavorare nel futuro

Per un tema particolarmente impegnativo ci vuole un relatore particolarmente autorevole. Il Rotary Club “La Malpensa” Busto Arsizio-Gallarate-Legnano l’ha trovato in Corrado Passera

Luciano Landoni

GALLARATE

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Per un tema particolarmente impegnativo ci vuole un relatore particolarmente autorevole. Il Rotary Club “La Malpensa” Busto Arsizio-Gallarate-Legnano, presidente Giovanni Arosio, l’ha trovato in Corrado Passera (già ministro dello Sviluppo Economico nel governo Monti e già amministratore delegato di Intesa San Paolo e di Poste Italiane) che nell’elegante sala riunioni del Tennis Club di Gallarate ha parlato sul tema “Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente: prepariamoci!”.

Un vero e proprio imperativo categorico all’interno della “società liquida” (copyright Zygmunt Bauman) dove tutto è in perenne e frenetico cambiamento, a cominciare dal mercato del lavoro.

“Una problematica da cui dipende la tenuta sociale dell’intero sistema Paese – ha detto Corrado Passera – e che deve diventare la ‘bandiera d’impegno’ della classe dirigente”.

Niente sarà più come prima e niente è equiparabile a quello che c’era prima, nemmeno i numeri.

“Circa 10 milioni di senza lavoro rappresentano un fenomeno sociale che eleva a dismisura i livelli di disagio, depressione, paura. Il che vuol dire che una cospicua fetta del sistema Paese ha paura del futuro. Né può valere – ha sostenuto l’ex-ministro – la consolazione di essere ‘ritornati’ alla condizione occupazionale pre-Grande Crisi. In realtà, dieci anni fa c’erano almeno un milione in più di soggetti occupati stabilmente e depositari di lavori non occasionali, mentre oggi la stessa cifra è fatta da camerieri, badanti e altri titolari di lavori che gli italiani non vogliono più fare. Se poi teniamo conto delle difficoltà occupazionali dei giovani abbiamo un quadro preciso della criticità della situazione”.

Più precarietà e più paura del futuro: una somma che spiega in gran parte certi esiti elettorali.

La 4^ Rivoluzione Industriale, inoltre, distruggerà parecchi posti di lavoro (soprattutto quelli di medio contenuto professionale) e la globalizzazione esaspererà la concorrenza “di mestieri” che già oggi è molto elevata.

Il ruolo della scuola (e quindi della formazione continua) riveste, in un simile contesto socio-economico, un’importanza strategica.

Non saranno più “disponibili” lavori a basso valore aggiunto e persino quelli ad alto valore aggiunto correranno il rischio di essere sostituiti/eliminati dalle “macchine intelligenti”.

Nessuna tipologia professionale rimarrà la stessa nel tempo, dal che deriva che la formazione dovrà essere continua.

Lo stesso welfare state dovrà adeguarsi a questi processi di continua “rigenerazione lavorativa”.

“I giovani devono essere incentivati a fare impresa – ha detto Corrado Passera – , dobbiamo fare in modo che ‘respirino impresa’ allestendo un eco-sistema non ostile all’impresa stessa e puntando sulla formazione globale, a partire dalla lingua. L’inglese è la vera lingua del mondo! E’ necessario incrementare nettamente le risorse destinate alla creazione degli Istituti Tecnico Superiori (ITS), altro che i 15 milioni di euro previsti dalla Finanziaria. Ci vorrebbe un miliardo e mezzo di euro!”.

Le professioni del futuro, secondo il relatore, saranno quelle all’interno delle quali verranno sviluppate componenti quali la creatività, l’imprenditorialità, la capacità di rapportarsi con le altre persone.

Gli indirizzi operativi più promettenti si chiamano meccatronica, robotica, farmaceutica, cyber-security.

“La scuola deve prima di ogni altra cosa insegnare a imparare!”

“Tenete presente che nei primi 5 anni di vita della persona, le sinapsi cerebrali si sviluppano ad un ritmo impressionante ed il cervello ha una ‘spugnosità’ straordinaria. Ecco perché sin dalla più tenera età, senza con ciò turbare la bellezza della fanciullezza, è indispensabile puntare sul valore del gioco, della musica, dell’educazione motoria, dell’inglese”.

Altro tema di rilevanza cruciale, come ha più volte ribadito Corrado Passera, è riconducibile alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”: “Oggi come oggi la nostra è una scuola del XIX Secolo che ovviamente non può aiutare i nostri giovani ad entrare nel XXI Secolo. C’è un bisogno impellente – ha sentenziato il relatore – di cultura del rischio, di cultura dell’impresa, della disponibilità ad accettare l’errore e a non demonizzare il fallimento di chi si è sforzato di provarci e deve essere incentivato a provarci di nuovo”.

In conclusione, Corrado Passera ha fatto partecipe la platea del suo progetto finalizzato a fondare una nuova Banca la cui mission sarà “occuparsi delle imprese sotto-sviluppate ma con le potenzialità giuste per crescere. Una Banca – ha precisato – che andrà oltre le tradizionali regole del credito”.

Fra i numerosi interventi che hanno fatto seguito alla relazione, quello del presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese Riccardo Comerio ha puntualizzato come, nel particolare contesto economico italiano che ha ampiamente superato la fase storica della “fabbrica fordista” e della “catena di montaggio”, l’Industria 4.0, lungi dal sopprimere posti di lavoro, possa creare nuove opportunità occupazionali.

Sul controverso tema pensionistico (la cosiddetta Riforma Fornero varata dal governo di Mario Monti per evitare la bancarotta dell’intero sistema Paese e finalizzata a prolungare il periodo lavorativo, come ha spiegato dettagliatamente Corrado Passera) il leader dell’Univa ha espresso la grande preoccupazione degli imprenditori in merito alla ventilata possibilità di eliminare la Riforma Fornero: “Se ciò avvenisse – ha sostenuto Riccardo Comerio – i titolari delle principali competenze professionali se ne andrebbero dalle nostre aziende, l’organizzazione delle stesse ne sarebbe stravolta e avremmo così una vera e propria apoteosi della condizione negativa!”.

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