“I Racconti di Qurino – medico dell’anima”
Insonnia utopica?

Proseguiamo la pubblicazione dei racconti, tratti dal volume “I Racconti di Qurino – medico dell’anima” (Bonomi Editore). La raccolta è a cura di Rossella Semplici, moglie di Quirino Quisi, ex Primario dell’Azienda Ospedaliera di Busto oltre che grande appassionato di pittura, musica e scrittura. Una pubblicazione per “tutti coloro che custodiscono nel cuore e nell’anima l’umanità e la professionalità di Quiri”

BUSTO ARSIZIO

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Proseguiamo la pubblicazione dei racconti, tratti dal volume “I Racconti di Qurino – medico dell’anima” (Bonomi Editore). La raccolta è a cura di Rossella Semplici, moglie di Quirino Quisi, ex Primario dell’Azienda Ospedaliera di Busto oltre che grande appassionato di pittura, musica e scrittura. Una pubblicazione per “tutti coloro che custodiscono nel cuore e nell’anima l’umanità e la professionalità di Quiri”.

Alcune copie del volume sono disponibili presso la nostra redazione in via Bellingera 4 a Busto Arsizio. Questo, di seguito, il secondo racconto che pubblichiamo.

2. Insonnia utopica?

Mi sono alzato nel cuore della notte per poter redigere queste mie impressioni, dopo avere trascorso una giornata infernale con pazienti che non rispettano gli appuntamenti negli orari prefissati, un’ora circa di ginnastica di mantenimento presso una palestra locale, la correzione di una perizia per il tribunale della città vicina e scocciature legate al vivere quotidiano di un ex-dipendente pubblico, nel settore socio-sanitario, ora felicemente a riposo.

Vorrei vivere in un paese diverso, dove i vari telegiornali raccontino fatti positivi e non l’ennesima filastrocca di morti ammazzati dalle numerose organizzazioni criminali e dai pirati della strada, che dopo aver compiuto il loro reato, si allontanano dal luogo del misfatto e vanno a riposare tranquillamente presso il loro domicilio. Basta raccontare l’ultimo dei processi al Nano, che, costantemente, si ritiene vittima dei giudici di Milano; basta essere costretti a evadere nei pochi “luoghi del silenzio” (musei, chiese, ecc.) per evitare di ascoltare la gente che urla la propria vita in ogni luogo e con ogni mezzo per sentire che esiste.

Come è lontano il periodo del filosofo francese Cartesio che sottolineava l’esistenza del pensiero per dimostrare il proprio esserci!

Lungi da noi la triste e perenne informazione di infanticidi compiuti da madri che non sono raggiunte dai servizi pubblici per via del taglio selvaggio da parte di “capi”, altamente incompetenti, messi nei luoghi di comando solo per motivi politici; di femminicidi compiuti da uomini che, non sentendosi più amati, troncano l’esistenza della ex-compagna senza pensare alle conseguenze, ovviamente carcerarie, del loro triste e assurdo gesto: tanto, in Italia, la giustizia non funziona! Lungi da noi la triste e perenne informazione di “spread” costantemente in salita e di situazione economica italiana allarmante.

Vorrei vivere in un paese diverso, centrato sulla solidarietà e sul buon vicinato: quello di vent’anni fa, quando uscendo dal cancello di casa, per recarmi al luogo di lavoro, salutavo la gente che incrociavo, mentre ora, neanche conosco la mia dirimpettaia.

Questo è un mondo dove l’anziano, dopo una vita trascorsa per arrecare benessere al proprio nucleo famigliare e, in definitiva, anche all’intera nazione italiana, termina i suoi giorni, nell’abbandono solitario e nell’indifferenza della società, in quanto “vecchio”, quindi, improduttivo. E che dire delle nuove forme mediatiche, che previlegerebbero solamente chi è in grado di manovrare questi innovativi marchingegni che non appartengono certamente alla cultura degli anziani e che li emarginano?

Constato la profonda maleducazione, che mina i rapporti nella scuola tra docenti e allievi: ai tempi nostri guai a parlare male degli insegnanti, in casa. Si correva il rischio che i genitori se la prendessero con noi: ora, invece, succede il contrario.

Le persone che contano non si preoccupano di investire nel futuro e guardano solo all’immediato e alla propria visibilità. Sono arcistufo delle beghe politiche trasmesse nei salotti delle varie tv, dove avvengono pure e immediate dichiarazioni d’intento e nulla più; sono arcistufo degli innumerevoli talk-show televisivi, finalizzati a dare spazio a soggetti che, altrimenti, finirebbero nel dimenticatoio. È premiato chi ottiene un alto indice di gradimento, in tempi in cui è l’economia a comportarsi da padrone.

Ecco perché vorrei vivere in un paese diverso, centrato sull’armonia, sull’accoglienza e sul rispetto delle regole, importanti per la vera democrazia. Mentre, invece, tutto va a catafascio: alcuni lo dichiarano apertamente, altri, invece, raccontano “favolette” per incantarci e per tenerci buoni, almeno per il tempo in cui governano, facendoci dimenticare il triste periodo in cui stiamo ora vivendo.

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