Intervista a Umberto Colombo e Pino Pizzo della Cgil
Investimenti e politiche attive del lavoro per (ri)scatenare la ripresa: i grandi assenti della Legge di Bilancio

Era da almeno 6 anni che Cgil-Cisl-Uil non organizzavano una manifestazione nazionale unitaria. E’ successo sabato 9 febbraio a Roma con “Futuro al Lavoro”

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Era da almeno 6 anni che Cgil-Cisl-Uil non organizzavano una manifestazione nazionale unitaria.

E’ successo sabato 9 febbraio a Roma con “Futuro al Lavoro”.

“C’erano 250.000300.000 persone. Ancora una volta il sindacato dei lavoratori ha dimostrato la sua assoluta autonomia. Indipendentemente dal governo in carica, abbiamo voluto sottolineare le nostre ragioni in merito alla Legge di Bilancio” dice Umberto Colombo, Segretario generale della Cgil Varese.

Accanto a lui Pino Pizzo, da ottobre 2018 responsabile della Camera del Lavoro Cgil di Busto Arsizio, precisa: “Dalla nostra provincia sono partiti 7 pullman, organizzati da noi della Cgil, con 350 persone. In tutto, compresi anche gli iscritti a Cisl e Uil, i lavoratori del territorio erano circa un migliaio”.

Qual è il giudizio del sindacato, della Cgil in particolare, sulla Legge di Bilancio del governo gialloverde in carica?

“E’ distante dalle nostre istanze. Siamo molto preoccupati. Anche perché continua a mancare un confronto con il governo. Cgil-Cisl-Uil rappresentano circa 12 milioni di lavoratori: il premier Conte si è limitato ad ascoltare i punti salienti della nostra piattaforma – risponde Umberto Colombo -, ma un confronto vero e proprio con il governo, lo ripeto, non c’è stato!”.

Nel merito, cosa non vi piace?

“Partiamo dai due provvedimenti simbolo: Quota 100 e Reddito di cittadinanza. La Cgil da tempo ha chiesto una modifica della legge Fornero sulle pensioni, così da permettere l’uscita dei lavoratori ‘bloccati’. Il provvedimento governativo, di conseguenza, è apprezzabile. Nella sostanza, però, si riduce semplicemente a una ‘finestra’ in più per andare in pensione. Non si tratta di una vera riforma del vecchio provvedimento di legge. A nostro parere – prosegue Umberto Colombo – chi ha lavorato 41 anni deve poter andare in pensione, senza altre condizioni. Manca inoltre un’attenzione significativa nei confronti delle donne. Per non parlare dell’assenza di una base per il futuro previdenziale dignitoso delle giovani generazioni. Il governo non ci ha proprio pensato! Come la mettiamo, poi, con la rivalutazione delle pensioni da 1.500-1.600 euro lordi, che interessano la stragrande maggioranza dei pensionati?”.

“In mancanza di un’autentica politica del lavoro – interviene Pino Pizzo – i giovani rimarranno precari, con dei lavori frammentati che non consentono il cumulo dei contributi previdenziali”.

“La verità è che Quota 100 sembra in tutto e per tutto – sottolinea Umberto Colombo –  una calamita elettorale per … attirare i 200.000-300.000 soggetti interessati”.

“Inoltre, è tutto da dimostrare il fatto che a queste uscite dal mercato del lavoro – commenta Pino Pizzo – corrispondano altrettante entrate. Nei fatti, questa simultaneità proprio non esiste”.

Passiamo al Reddito di cittadinanza.

“Si tratta di un miscuglio fra interventi contro la povertà e sostegno alle politiche attive del lavoro. Il rischio è che risulti inefficace su entrambi i fronti. Contro la povertà c’era già il Rei: Reddito di inclusione. La cosa di cui a nostro parere – precisa Umberto Colombo – si sente un gran bisogno è una riforma profonda degli ammortizzatori sociali. In buona sostanza, è semplicemente inaccettabile e preoccupante che la Legge di Bilancio non destini nemmeno 1 euro alle politiche di rilancio del lavoro. Rendiamoci conto una volta per tutte che i posti di lavoro non si creano per decreto, ma solo favorendo la crescita del sistema Paese”.

“I fatti ci dicono che i Centri per l’impiego sono stati praticamente smantellati – integra Pino Pizzo – e quindi la domanda vera è solo una: come si può realizzare un’autentica politica attiva del lavoro? I cosiddetti ‘navigator’ sono precari, non sembra proprio che sia questo il … piede giusto per cominciare un programma di rilancio. Soltanto favorendo gli investimenti pubblici e privati si creano i posti di lavoro!”.

Insomma, quella che manca dagli schermi radar è una politica economica degna di questo nome?

“Oltre a tutto quello che abbiamo già detto, è necessario aggiungere altri due tasselli importanti: fisco e Stato sociale. E’ inaccettabile – replica Umberto Colombo – che continuino ad essere i lavoratori dipendenti e i pensionati i principali pilastri della impalcatura fiscale. Soprattutto in presenza di 120 miliardi di euro di evasione fiscale! Con la cosiddetta flat tax si modifica un concetto costituzionale: ogni cittadino è chiamato a contribuire a seconda delle proprie disponibilità. Con questo provvedimento, invece, si finisce per favorire i redditi più alti. Aggiungo che secondo noi la patrimoniale non è una … parolaccia. La Legge di Bilancio non destina le risorse necessarie alla sanità nazionale, una delle principali conquiste delle politiche sociali. Anche la richiesta di autonomia da parte di alcune Regioni (in particolare, Lombardia e Veneto. Ndr) racchiude il sé il pericolo di mettere in discussione proprio la sanità nazionale”.

Dal livello nazionale passiamo a quello locale: qual è la condizione economico-occupazionale della nostro provincia?

“Continuiamo a convivere con la crisi. Sono ormai 10 anni che questo stato di cose perdura. Come Cgil abbiamo sempre sostenuto c’è solo un rimedio per invertire la tendenza: investire nei processi produttivi, nei prodotti e nelle risorse umane. Le aziende che l’hanno fatto ce l’hanno fatta! Comprimere i costi – sostiene Umberto Colombo –  non è sufficiente, anzi alla lunga è controproducente. Ridurre i diritti dei lavoratori e i loro salari non serve a niente”.

Cosa mi dice del nuovo paradigma produttivo dell’Industria 4.0, ovvero della digitalizzazione?

“Che è indispensabile per tutti, compresa ovviamente la Cgil, innovarsi! L’importante è che l’innovazione non si trasformi in una riduzione dei posti di lavoro. Ecco perché è fondamentale porre grandissima attenzione alla formazione professionale, alla (ri)qualificazione dei lavoratori. Adeguare le competenze di tutti i lavoratori è strategico, senza escluderne nessuno. Tutto questo significa intensificare il confronto fra le parti sociali. Il dialogo sociale, qui, nella nostra provincia, è basilare. Non serve a nulla chiudersi a riccio”.

Gli industriali denunciano la grave carenza infrastrutturale del nostro sistema Paese.

“Sul tema delle infrastrutture, che è di importanza assoluta, bisogna uscire dagli slogan e imboccare la strada del loro ammodernamento. Pedemontana, Malpensa, linea ferroviaria Arcisate-Stabio sono tasselli rilevantissimi per il rilancio della provincia”.

Sabato scorso, a Roma, qual era l’umore predominante della piazza?

“C’erano giovani, pensionati, lavoratori, persino degli imprenditori. Una piazza veramente trasversale. Una grande e positiva partecipazione. Abbiamo avvertito molta delusione – rispondono Umberto Colombo e Pino Pizzo –, la delusione di chi ha visto ancora una volta disattese le promesse …”.

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