NESSUNA ELEMOSINA...
Io e Abel

Gianluigi Marcora

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Lo chiamo Abel. E’ un nome così, magari pensando al “fratello buono”. Lo trovo ogni domenica fuori dall’ingresso del Cimitero (quello di via Samarate) e ogni volta che passo, Abel mi guarda con occhi buoni e saluta tutti con “ciao capo” aspettandosi l’elemosina.

Siccome sento dire a più riprese di non “fare elemosina” a questi “tipi” che gironzolano per la città e taluni sono dei lestofanti, allora mi sono inventato una maniera “socievole” per dare una mano. Ho detto ad Abel che se avesse accettato la mia proposta, gli avrei commissionato un lavoro (molto temporaneo) in maniera tale di non considerare il compenso, quale elemosina, ma compenso come retribuzione di un lavoro.

Abel (che tra l’altro somiglia parecchio a Cuadrado, il giocatore della Juventus) dice subito di sì e nemmeno mi chiede cosa dovrebbe fare. Ne approfitto della presenza di un amico (che mi tengo quale testimone della mia iniziativa) ed ecco cosa gli propongo: domenica prossima, ci troviamo qui alle ore 10.00 precise e io porto un sacchetto di plastica – insieme entriamo al Cimitero e tu, per un’ora raccogli le schifezze che la gente incivile butta per terra, invece di utilizzare i numerosi cestini, ben destinati lungo i viali – per un’ora di lavoro ti remunero con 5.00 Euro.

Vedo lo sguardo di Abel illuminarsi, allargandosi in un sorriso spettacolare. Domenica scorsa, mi presento al concordato appuntamento. Abel mi saluta col solito “ciao capo” e subito gli dico che mi va bene il “ciao” e di lasciare stare il “capo”. Chiacchieriamo un po’ mentre saluto qualche amico che mi passa accanto. Alle 10.05 precise cominciamo il “lavoro”.

Abel aspetta i miei “inviti” e gli indico dove deve raccogliere. E’ bravo e non ha paura di sporcarsi le mani. Fa di più: individua carte nascoste e fiori marci buttati alla rinfusa e butta tutto nel sacchetto. Non gli chiedo altro. Vorrei conoscere la sua storia, ma non vorrei che la prendesse come un’intromissione sulla sua vita.

La gente ci osserva chiedendosi (forse) cosa facciano “quei due” lungo i viali del Camposanto. Incontro (intanto) il Pedèla (Antonio Tosi) che vuol sapere qualcosa di più. Gli spiego l’iniziativa e Antonio annuisce, complimentandosi con entrambi. Gli dico pure che l’iniziativa potrebbe avere qualche risvolto sgradito (non saprei quale; meglio avere qualche testimone che si tratta solo di un’iniziativa ….sociale, per far del bene). Tutto qui.

Alle ore 10.40 il sacchetto è pieno di immondizia  (cartacce, qualche scontrino fiscale,  fiori e resti non più utilizzati) interamente raccolta da Abel.  Gli dico che ha svolto un ottimo lavoro e Abel mi sprona a continuare, per raggiungere ….l’ora. Gli rispondo che è stato bravo e che per oggi basta così. Sia per il fatto che non ne ho più voglia, sia per il fatto che ho il “mio giro” da compiere.

Gli consegno i 5 Euro pattuiti e Abel mi guarda esterrefatto, come a domandarsi se (per caso) deve darmi “il resto”. Gli sorrido con tanta simpatia e gli dico soltanto: “non mi devi ringraziare: tu hai lavorato e io ho mantenuto la promessa“. L’ho visto felice. Quando ci siamo incontrati all’uscita (dopo il “mio giro”) mi ha rivolto un “ciao capo” a cui ho mostrato uno sguardo fiero e Abel….. “ah, solo ciao” e ci siamo scambiati un sorriso cordialissimo. E ho pensato ….”se domenica prossima qualcuno o qualcuna volesse ingaggiare Abel, avremmo il Camposanto tirato a lucido e la coscienza più pulita. Nessuna elemosina, ma retribuzione autentica di un buon lavoro”.

Copyright @2018

DALLE RUBRICHE