Io tu whistleblower

“Combattendo talmente splende l’anima che il cielo è piccolo per contenerla” (G. Ungaretti)

Michela Diani

Busto Arsizio

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Alla Camera dei Deputati è in attesa di ultima approvazione un decreto a tutela dello whistleblowing, una forma di partecipazione all’opera di anticorruzione di questo paese a cui ogni cittadino può contribuire. Non mi voglio addentrare nel decreto – che vi invito a leggere sul sito della Camera dei Deputati, – ma sul senso ultimo di questo efficace mezzo di contrasto alla corruzione in Italia.

Cosa è il whistleblowing? In gergo sta per “suonatore di fischietto” e rappresenta colui che all’interno di una azienda privata o di un ente pubblico denuncia apertamente illeciti, attività corruttive, o modalità di conduzione della istituzione che sono sintomatiche di potere malgestito. Ogni cittadino può essere un whistleblower, nel momento in cui comincia ad avvertire su di sé la responsabilità di un piccolo pezzettino di società. A volte si tratta di una scelta che una persona compie in relazione al fatto che, rispetto ad altre è più attenta e si accorge che qualcosa non va, a volte si tratta invece di una scelta civica consapevole a fronte di tutti gli altri che invece decidono di girare la faccia dall’altra parte.

Siamo in una epoca nella quale è giunto il momento di renderci conto che la mafia non è soltanto il ‘picciotto’ ignorante che il boss adopera per i suoi loschi affari, e che la realtà della mafia è ben lontana dall’immagine forse ancora un po’ iconografica che ci ostiniamo a portare dentro di noi, forse per proteggerci un po’, credendo così di tenerla lontana.

Abbiamo già affrontato tante volte nella rubrica Fuori dai denti, sia il tema della mafia che quello della corruzione, ma non sembra mai sufficiente per far comprendere come il nostro ruolo sia fondamentale per contrastarla e abbatterla ove in essa ci imbattiamo. Il cittadino che si imbatte in un potere corrotto si sente solo e sprovveduto, soprattutto per il fatto che, oltre alle difficoltà oggettive di una denuncia, sperimenta la solitudine di un rigetto sociale che in luogo che vederlo come un amico, comincia a vederlo come uno spione inopportuno, deve sopportare su di sé uno sguardo misto tra la pena e la diffidenza da parte di altri normali cittadini come lui, ma con la sola differenza che non hanno avuto il coraggio di denunciare. Questo è quanto è successo ad Andrea Franzoso, il dipendente delle Ferrovie Nord che decise di denunciare gli abusi di potere di uno dei direttori dell’azienda. Non vi racconterò la sua storia qui, perché ne abbiamo già parlato quando ancora non era così famoso come adesso, cioè quando quello stesso sistema che avrebbe dovuto proteggerlo è stato proprio quello che lo ha lasciato solo. Potete rileggerlo nell’articolo, Eroi della normalità. Successivamente però, Andrea, ha scritto un libro che si intitola il DISOBBEDIENTE. Milena Gabanelli nel commentarlo ha detto: ‘ E’ la storia di una folla di ignavi e di un uomo libero. Un libro contro la paura’.

Ecco, questo dovremmo diventare tutti. DISOBBEDIENTI. Quando il potere è malgestito va denunciato, quando ci imbattiamo nella corruzione di un sistema bisogna denunciare, bisogna scegliere il coraggio di metterci la faccia.  L’infamia della codardia è un male che ha ormai intaccato molti, non solo tra i cittadini, ma anche tra tutte le persone che con il potere di cambiare le cose hanno scelto la strada più semplice di una ignavia complice, lecchina e lumacona di un sistema ormai con le metastasi diffuse. Come possiamo noi cittadini riprenderci in mano le istituzioni, soprattutto quelle pubbliche o comunque parastatali dove è il potere, spesso corrotto, altrettanto spesso anche politico a tenere le redini del suo andamento? Cominciando a disobbedire. Alzando la testa. Facendo la differenza. E quando tutti ti dicono di tacere per proteggerti, far presente che tacendo non si protegge chi denuncia ma il sistema che commette il sopruso. Vorrei che ogni cittadino diventasse più sovrano di un pezzettino di società e si sentisse in diritto di affermare che anche se le cose sono sempre andate in quel modo, beh, da adesso in poi devono andare diversamente.

Non è che se in una istituzione vi è una prassi corrotta, allora corrotta deve essere tutta la vita. Ma se nessuno lo dice come fa a cambiare? Io, tu whistleblowing con quel senso civico di appartenenza a un qualcosa che non è solo mio, ma nostro. Se non disobbediamo, i prepotenti continueranno a spadroneggiare, calpestandoci e questa non è una strategia utile. Disobbedendo, puntiamo i piedi. E da lì non ci spostiamo. Il dirigente delle Ferrovie nord è stato incriminato, grazie al sì di Andrea, grazie al coraggio di una persona normale, senza un divisa, senza una particolare formazione, non è un poliziotto, può essere il mio vicino di casa, posso essere io o anche te. Ha provato gusto nel dire no, nell’essere quell’affronto al potere malgestito che dovremmo essere tutti noi.

Se il potere cominciasse a sentire di avere più disobbedienti intorno, comincerà ad operare senz’altro in maniera più adeguata e avrà molto meno spazio di corruzione. Ora, provate a pensare, un esercito di cittadini svegli dappertutto, nei tribunali, nei ministeri, negli ospedali, in tutte quelle istituzioni dove si decide della gente e della collettività e dove oramai in questa Italia ” serva, di dolore ostello, non donna ma bordello”, come diceva Dante, nessuno più si cura del bene della collettività, ma soltanto di raccomandazioni, denaro, intrallazzi, inciucci, dove si vendono sentenze per una pizza, o appalti per un caffè. E’ fresca infatti anche la notizia di 4 giudici tributari arrestati per una vendita di sentenze, per avere fatto abuso di ufficio prendendo mazzette per ‘aggiustare’ provvedimenti e sentenze e insieme a loro anche il pubblico ministero per avere tratto profitto illecito da questi aggiustamenti. Il whistleblowing è una sfida. In contemporanea all’uscita del libro di Andrea Franzoso in Italia è uscito in Francia, un libro sulla stessa linea di Stefanie Gibaud, dove vengono raccontate storie di whistleblowing che hanno cambiato con il loro no il corso degli eventi. Qualcosa si muove tra la gente. La gente è stufa. La gente non ne può più di essere presa in giro. Nelle storie degli whistleblower si perde sempre qualcosa, salute, amicizie, sicuramente il lavoro perché non è simpatico a nessuno un tale pacco regalo. La legge vuole porre un aiuto e un rimedio, affinché i cittadini sentendosi più tutelati, denuncino di più e non incappino in ulteriori ingiustizie, ma in tutele. Mi piace ricordare in questo articolo anche Grazia Mennella, medico che a causa delle denunce sporte nei confronti dell’ Ospedale Manzoni di Lecco è stata curiosamente poi rimossa dal suo incarico, l’infermiera dell’ospedale di Saronno che ha avuto il coraggio che tutti gli altri non hanno avuto perché hanno tenuto di più al loro posto di lavoro che al valore della vita umana, e a tutti coloro che nel piccolo e nel grande decidono di optare per il coraggio e non per la viltà in un mondo dove la mafia trionfa non perché è forte, ma perchè gli italiani hanno perso la loro dignità e la forza che questa parola porta con sè. Ricordo i giornalisti del sole 24 ore che con la denuncia dell’operato di Napoletano, direttore del giornale, ne hanno determinato l’allontanamento e la rimozione. Non è vero che non possiamo fare niente. E’ che per farlo non dobbiamo essere pigri e dobbiamo puntare i piedi dove la maggior parte si sdraia sul divano o sceglie una diplomazia complice e corrotta.

Non basta non fare del male, bisogna anche non girare la faccia dall’altra parte quando invece è il caso di alzarsi in piedi e con tutta la potenza della propria dignità. Dare il via a un nuova forma di civiltà è l’unico modo che abbiamo per costringere il vecchio modo di gestione del potere a farsi da parte. Usare la Forza non è la stessa cosa di usare la violenza. La violenza è sempre sbagliata, ma atti determinati di Forza sono oltremodo necessari quando il potere mal gestito si ostina a non cedere a danno della gente perbene. Disobbedire è un grande atto di Forza non violento che dobbiamo riscoprire. Gandhi la chiamava disobbedienza civile di massa. In essa c’era tutta la Forza dell’anima umana collettiva.

 

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