Giochi di un tempo
La “biscocca”

Si giocava con la “biscocca” a Busto Arsizio che al primo impatto fa pensare alla... Bicocca. Invece è tutt’altra cosa. La “biscocca” è l’altalena...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Si giocava con la “biscocca” a Busto Arsizio che al primo impatto fa pensare alla… Bicocca, Università Statale in Milano. Invece è tutt’altra cosa. La “biscocca” è l’altalena. Forse (suppongo) l’hanno chiamata così per via del suo movimento “a pendolo“… uno qua uno là per un “bis” ciondolante.

A biscocca” c’era all’Oratorio e nei giardini, laddove esisteva un albero possente, in grado di sostenere il peso di chi ci andava sopra “a fàs mèna“… a farsi ciondolare. C’era chi spingeva e chi faceva da sè con uno sforzo niente male. Vinceva chi riusciva a spingersi (o a farsi spingere) più in alto degli altri; quasi a essere in parallelo con la sommità della corda attaccata al ramo.

Quel giorno, il ramo cedette. Non solo: in contemporanea si ruppe la corda e Valerio che era sulla “biscocca” venne catapultato come il proiettile di un cannone che spara. Il mugugno di tutti fu strozzato dalla paura per l’accaduto. Una volta, le “buscava” (parlo di sberloni), non solo il malcapitato, ma pure i compagni che partecipavano alla… corrida. Per… solidarietà. Fummo tutti ad aiutare Valerio che appariva un po’ rintronato, ma a conti fatti, non presentava ecchimosi e meno che meno escoriazioni.

Al momento, Valerio non disse una parola… si qualche improperio, ma contro la malasorte del momento, non si potevano ravvisare colpe di qualcuno. Giustappunto, Valerio si rialzò. Fece un inventario cautelativo preparando una risposta da dare a mamma, poi “eroicamente” aggiunse “torniamo a giocare“. L’aneddoto per dire com’è diversa la reazione di quel tempo di fronte a una reazione odierna sulla casualità dei giochi. Primo, non ci si lamentava. Secondo, non si spifferava l’accaduto a casa. Sia per non prendere “il resto” (sempre in sberloni) sia per non creare allarmismi.

Parente prossimo alla “biscocca” c’era “a corda“: proprio quella che si usa per cucire i colli o quella ancora più consistente utilizzata per i grossi pacchi o per essere… gomena. Da un capo all’altro c’era uno per parte che insieme davano il ritmo e tutti gli altri dovevano “saltar dentro” senza inciampare nel canapo e senza recare un danno a chi già era “dentro“.

Visto mai Rocky quando si allena? Ecco: giocare “a corda” voleva dire “allenarsi” dentro uno spiazzo di tre quattro metri e saltare appena la corda toccava terra. Si rideva da matti. Siccome poi le ragazze “a quei tempi” non portavano i pantaloni, ma rudimentali gonne, le si invitava alla competizione per… un sacco di motivi. D’accordo, non c’era malizia, ma il gioco permetteva di vedere le gonne svolazzanti, gambe più o meno affusolate e qualche volta… qualcosa di più. In palio c’era nulla: solo allegria, divertimento e sghignazzate a tutto spiano. Sempre in compagnia. Visto che ci siamo tiriamo in ballo “a tòla“: altro gioco d’un tempo che richiedeva abilità, ma pure scaltrezza nei movimenti. Si metteva un barattolo di salsa vuoto o una specie di tanica utilizzata per infiascare l’olio in uno spiazzo. Si contavano cinque passi a distanza del barattolo poi altri cinque passi in parallelo alla prima riga.

Uno “era sotto” (vale a dire, lo sfigato che aveva perso nella conta) e tutti gli altri con una pietra piatta o con i resti di un mattone dovevano tentare di centrare il barattolo. Quando ciò avveniva, chi “era sotto” doveva mettere il barattolo al suo posto e tentare di acciuffare chi l’aveva colpito che a sua volta doveva ricuperare la pietra per poi “riportarla a casa“. Ovvio che non tutti colpivano il barattolo: quindi le pietre scagliate “a vuoto” costituivano per chi “era sotto” un motivo di studio per impostare la strategia del “cusare” (cioè prendere uno dei ragazzi che dovevano ricuperare la pietra) chi al prossimo giro avrebbe preso il suo posto.

Giochi semplici e lineari, per nulla costosi e di sicuro impatto. Per ridere con poco, giocare in allegria senza conoscere l’indifferenza e la noia. Tutti assieme, allegramente felici e innocenti… a Busto Arsizio.

Copyright @2018

DALLE RUBRICHE