L'AUMENTO INCORAGGIANTE DEL PIL
La crescita economica è ripresa, ora ci vuole quella politica

Il sistema industriale italiano si è risvegliato e ha trascinato il Pil determinando un incremento su base annua di circa l’1,5%: meno di quanto avviene nel resto d’Europa, ma più di quanto prevedesse il governo. La crescita c’è, ma non è (ancora) in grado di innescare un’analoga espansione della base lavorativa. Il bicchiere è “mezzo pieno”, oppure rimane “mezzo vuoto”?

Luciano Landoni

GALLARATE

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Il sistema industriale italiano si è risvegliato e ha trascinato il Pil (Prodotto interno lordo) determinando un incremento congiunturale del medesimo pari allo 0,4%, su base annua significa un aumento di circa l’1,5%. Meno di quanto avviene nel resto d’Europa, ma più di quanto prevedesse il governo.
Si tratta di una buona notizia e sarebbe sbagliato non prenderne atto.

Gli investimenti privati (complice il Piano Industria 4.0 varato dal ministro Carlo Calenda) hanno rialzato la testa (quelli pubblici continuano a languire, invischiati nella solita palude burocratica) e gli effetti si vedono. Le imprese rinnovano i macchinari obsoleti e molte aziende hanno fatto propria la nuova filosofia produttiva alla base della 4° Rivoluzione Industriale.

Chi esporta ha una marcia in più.
In provincia di Varese la vocazione all’internazionalizzazione è connaturata nel dna del sistema produttivo locale.
Insomma, siamo (quasi) alla fine del tunnel e la luce si vede. L’immagine, ce ne rendiamo conto, è fin troppo abusata, però rende l’idea. Il problema è che il “chiarore” non è di un’intensità tale da illuminare le ampie zone d’ombra che tuttora persistono. Soprattutto sul versante occupazionale. Qualcuno ha parlato di una ripresa senza lavoro.

La crescita c’è, ma non è (ancora) in grado di innescare un’analoga espansione della base lavorativa. La disoccupazione giovanile, in particolare, continua ad essere elevata. Un primato negativo che caratterizza il “sistema Italia”.
La decontribuzione retributiva prevista per i giovani neo-assunti è una strada da percorrere al più presto.
La condizione complessiva, in sintesi, rimane problematica e necessiterebbe (il condizionale è d’obbligo!) di una compattezza sistemica tale da travalicare sia i trionfalismi assolutamente fuori luogo, sia i catastrofismi altrettanto inopportuni.

Realismo e buon senso dovrebbero essere (il condizionale continua a essere d’obbligo!) i connotati distintivi di un’azione politica degna di questo nome che, pur nella logica distinzione fra maggioranza e opposizione, mai come ora dovrebbe essere improntata alla massima unitarietà d’intenti e alla totale attenzione del cosiddetto “bene comune”.
“Una cosa è l’ottimismo della volontà – commenta un imprenditore gallaratese -, un’altra è la fede cieca nei miracoli! Sia la prima che la seconda non devono mai mancare, intendiamoci. Però, il … ‘miracolo’ di una classe politica preoccupata del ‘bene comune’, come l’ha definito lei, piuttosto che della propria convenienza elettorale, è francamente qualcosa di talmente incredibile, in Italia, – conclude l’imprenditore con amara ironia – da superare persino le aspettative miracolistiche. Siamo ai confini della realtà, anzi, corriamo il rischio di andare oltre …”.

Il bicchiere è “mezzo pieno”, oppure rimane “mezzo vuoto”?
I seguaci del primo partito definisco “gufi” quelli aderenti al secondo, mentre questi ultimi controbattono parlando di inganni sistematici.
Il partito degli Apoti (copyright Giuseppe Prezzolini), vale a dire il partito di chi … non la beve, a cui aderisce la stragrande maggioranza degli italiani, ne ha piene le tasche e non ne può più del bestiario politico nazionale!

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