Le colossali incognite politiche ed economiche del dopo-ferie
La crisi di governo e le esigenze del mondo della produzione

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. Non si tratta dell’aquilone di Giovanni Pascoli, ma della crisi di governo provocata dalla mozione di sfiducia di Matteo Salvini, leader della Lega...

Luciano Landoni

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C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. Non si tratta dell’aquilone di Giovanni Pascoli, ma della crisi di governo provocata dalla mozione di sfiducia di Matteo Salvini, leader della Lega, vice premier e ministro degli Interni, recepita da Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei ministri, e, nella serata di martedì 20 agosto, ritirata dallo stesso Salvini.

Il ministro degli Interni è stato letteralmente processato nell’aula del Senato da Conte che gli ha dato dell’irresponsabile, dell’inaffidabile, dell’incapace e molto altro ancora. Salvini, quando ha replicato, ha esordito dicendo testualmente “rifarei tutto quello che ho fatto”, salvo poi, poco prima che Conte salisse al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ritirare la mozione di sfiducia.

Nel frattempo, la crescita del sistema Italia è inchiodata allo zero virgola qualcosa, la produzione industriale rimane ferma, anzi, regredisce e sul tavolo del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, nonché capo politico (Grillo permettendo?) del M5S e vice premier del governo, ci sono decine e decine di dossier relativi a crisi aziendali aperte con migliaia di lavoratori coinvolti (almeno 250.000).

Incombono anche gli aumenti dell’Iva che, in assenza di una Legge di Bilancio seria, scatteranno automaticamente all’inizio del 2020 deprimendo ulteriormente i consumi e tartassando gli italiani. All’indomani della crisi di governo agostana (e della concreta possibilità di andare a votare ad ottobre) la Borsa di Milano ha fatto registrare un’impennata (+1,68%) e lo Spread si è mantenuto sui 200 punti.

Questo cosa significa, al netto delle innumerevoli interpretazioni che sono state formulate per spiegare ciò che le semplici e concrete persone di buon senso faticano a capire? Come si fa, in altre parole, a scatenare una crisi di governo, accusando chi la osteggia di attaccamento ossessivo alla poltrona, senza dimettersi alzandosi dalla propria poltrona?

Come si fa, dopo aver accusato il M5S di essere il “partito dei NO”, a ritirare la mozione di sfiducia e quindi a ritornare sui propri passi dopo aver dichiarato di non aver alcun problema a rifare quello che è stato fatto?

Come possono giustificare gli stessi esponenti pentastellati un’alleanza con il Pd, fino a ieri considerato la quintessenza del male su questa terra?

Il peggio è comunque inventarsi formule (come il patto di legislatura) per giustificare l’ingiustificabile, per dare vita a una coalizione tenuta insieme dalla paura delle elezioni e altrettanto rissosa di quella ora giunta a scadenza”, copyright il politologo Angelo Panebianco.

Il giudizio dei mercati (per ora) sembra essere chiaro: tutto è meglio, piuttosto che il governo gialloverde sopravvissuto fino al 20 agosto 2019.

Il che significa che andremo inevitabilmente alle elezioni politiche anticipate?

A Sergio Mattarella l’ardua sentenza.

“Gli industriali avvertono fortemente la necessità che alla guida del Paese ci sia un governo saldo e capace di rispondere rapidamente ed efficacemente alle sfide che abbiamo davanti e che condizioneranno il futuro del nostro sistema economico e sociale. L’Italia –  ha detto Marco Bonometti,  presidente di Confindustria Lombardia –   vive da troppo tempo una pericolosa fase di galleggiamento, riempita solo da un’insostenibile campagna elettorale permanente. Per questo, chiediamo che questa crisi abbia una costruttiva conclusione in tempi brevissimi, perché i problemi non gestiti si incancreniscono”.

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