Kelvin Srl - Besnate
La differenza (vincente) si chiama motoruota elettrica

Ermanno Falcetta, agli inizi degli anni ’50, a “cavallo” della sua moto Gilera, percorreva in lungo e in largo le strade della Lombardia alla ricerca di motori elettrici e motorini d’avviamento delle auto da riparare...

Luciano Landoni

Besnate

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Ermanno Falcetta, agli inizi degli anni ’50, a “cavallo” della sua moto Gilera, percorreva in lungo e in largo le strade della Lombardia alla ricerca di motori elettrici e motorini d’avviamento delle auto da riparare. Erano gli anni frenetici e carichi di passione della ricostruzione, della rinascita dopo gli orrori e le distruzioni della guerra. L’intera Italia si stava risvegliando e tutti erano pervasi da una gran voglia di fare.

“Falcetta ebbe un incidente e perse la vita. Alla guida della piccola azienda da lui fondata nel 1951 subentrò mio nonno Luigi Neri e da quel momento l’attività industriale cominciò ad allargarsi”, dice il giovane managing director della Kelvin Srl di Besnate Davide Neri, classe 1988.

Vale a dire?

“Dal settore dei motorini d’avviamento a quello dei motori a corrente continua per tutta l’industria, in particolare i motori elettrici dei carrelli elevatori. I cosiddetti muletti, per intenderci. La trasformazione aziendale avvenne a metà degli  anni ’70, allorché ci si concentrò sulla riparazione dei motori a trazione per carrelli elevatori. Mio padre Ermanno è nato nel 1960, all’età di 14 anni ha cominciato a lavorare in azienda e, dopo aver imparato tutto quello che c’era da imparare, è diventato protagonista della crescita della società”.

Dalla 1^ alla 2^ generazione…

“Esattamente. Mio nonno è scomparso nel 2016. Fra lui e mio padre non sono mancati i confronti-scontri costruttivi. Le imprese crescono anche, se non soprattutto, proprio in virtù di queste divergenze di opinioni e di strategie”.

Non è sempre semplice arrivare alla sintesi ottimale che determina la crescita.

“Mio padre e mio nonno ci sono riusciti! Gli anni ’80 sono stati caratterizzati da una significativa espansione aziendale. Nel 1997, una data molto importante per la storia della nostra impresa, è stato stipulato un accordo di partnership con la tedesca Schabmueller (che attualmente è controllata dal Gruppo Zapi di Poviglio, in Emilia Romagna) in conseguenza del quale siamo diventati responsabili della manutenzione e dei ricambi per tutto il Sud Europa e anche per gran parte dell’Est europeo. La partnership si è evoluta nel tempo, tanto è vero che attualmente abbiamo la responsabilità di individuare nuovi clienti e di fornire loro nuove soluzioni”.

Kelvin Srl occupa 23 persone, fattura annualmente più di 3 milioni di euro ed esporta circa il 30% della produzione (prevalentemente in Europa e, soprattutto per la ricambistica, anche in Messico, Cina, Stati Uniti, Sud America).

Qual è il significato del termine “innovazione” per la vostra specifica attività?

“Aver notevolmente migliorato le performance della cosiddetta motoruota elettrica, componente fondamentale dei carrelli elevatori. Si tratta, detto in parole semplici, di una ruota di trazione con all’interno un motore elettrico che la muove. Siamo stati capaci di realizzare, facendo tesoro dell’esperienza accumulata in tanti anni di attività una motoruota compatta con un’altezza da terra estremamente ridotta: 130 millimetri”.

Perché questa caratteristica è così importante?

“Perché il nostro sistema di trazione ad assale, che non a caso abbiamo soprannominato ‘sogliola’, riesce a infilarsi sotto tutti i carrelli che si trovano in un’azienda e, dopo averli alzati da terra, li trasporta dove si vuole. Si va dai veicoli per la movimentazione e la logistica (AGV e LGV) alle navette filoguidate, ai veicoli per il settore automobilistico e motociclistico, ai robot Un’applicazione semplice ed efficace che risulta utilissima anche nel settore ospedaliero”.

Una curiosità: perché l’azienda si chiama Kelvin?

“E’ il nome di un inventore inglese a cui si deve la realizzazione  di un particolare motore elettrico. Un personaggio certamente meno noto dei più famosi Edison e Tesla, che però colpì la fantasia di mio nonno”.

Lei quando è entrato nell’azienda e l’ha fatto per “dovere familiare” o per piacere?

“Ho cominciato a lavorare qui nel 2015, dopo la laurea in Ingegneria Elettrica al Politecnico di Milano. L’ho fatto perché mi piace lavorare in officina, dove passo gran parte del mio tempo. La mia è un’autentica passione, proprio come quelle di mio nonno e di mio padre. Mio papà ha cominciato a lavorare a 14 anni e mi sta delegando gran parte della responsabilità operativa. Una cosa che mi inorgoglisce e mi responsabilizza al massimo”.

Come vanno le cose?

“Nel 2017 siamo cresciuti di un +15% rispetto al 2016 e quest’anno prevediamo di fare ancora meglio”.

Fare impresa, in Italia, è un’impresa?

“Ci vogliono idee nuove e tanta voglia di fare per far crescere e sviluppare l’azienda. Senza stare a lamentarsi troppo per le tasse troppo alte e per la burocrazia troppo soffocante. Ci sono tante cose che non vanno, ce ne sono però anche altre che sono buone …”.

Ad esempio?

“Il Piano Industria 4.0 del ministro Calenda è senz’altro una cosa buona. Noi abbiamo usufruito dell’iperammortamento per innovare fortemente il nostro processo produttivo. Un incentivo importante per sostenere le imprese che stanno al passo con i tempi”.

Avete assunto di recente?

“Sì: nell’area commerciale, in quella progettuale e in officina. Tutte persone con meno di 40 anni. Un’azienda ‘giovane’ è più disposta al cambiamento”.

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