Dicono che la Storia insegna...
La disputa

Siamo alla roulette "rien ne va plus" e ci riferiamo alla "disputa fra Di Maio e Salvini" che devono fornire una risposta definitiva al Capo dello Stato sull'eventuale formazione del nuovo Governo del Paese. Dicono che la Storia insegna...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Siamo alla roulette “rien ne va plus” e ci riferiamo alla “disputa fra Di Maio e Salvini” che devono fornire una risposta definitiva al Capo dello Stato sull’eventuale formazione del nuovo Governo del Paese. Dicono che la Storia insegna. Dicono pure che le esperienze devono essere tenute in considerazione. Magari vilipese, tuttavia meritorie di averne tenuto conto per non ricadere in certi errori pacchiani.

M’è piaciuto l’Editoriale del mio amico Gianni Spartà su Prealpina del 10 maggio scorso. Condivido parecchi passaggi e, per quanto mi è possibile, li integro alla mia maniera. Solo per chiarezza. Spartà si pone in avvio di Editoriale, una domanda: “come avrebbero risolto, Fanfani, Andreotti, Moro e più tardi Forlani” (quello che sotto processo non seppe dire al giudice cos’è un assegno bancario che lui stesso aveva incassato) “una situazione simile a quella nella quale ci troviamo oggi?”.

Spartà tira dritto: “un Partito che ha ottenuto la maggioranza relativa e la coalizione che ha ottenuto più voti” meritano di formare il Governo. Quindi: Movimento 5 Stelle davanti a tutti e Lega, seconda classificata (conta poco se Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia tutti insieme, superano il M5S).

Di certo, Mattarella (all’epoca DC) non avrebbe dovuto consigliare la formazione di un Governo Tecnico. Il voto deve rappresentare il volere dei Cittadini, malgrado la Legge iniqua (rosatellum). Chi ha vinto e chi ha perso (non definitivamente) si conoscono. Dice bene Gianni Spartà: “la DC degli anni 60-80 rappresenta il M5S attuale e la Lega di Salvini (e non il Centro Destra) incarna il PSI (di allora) quale ago della bilancia“. Definiti i giusti significati dell’esito elettorale,”toccava ai grillini, da subito (cioè dal 5 marzo scorso) risolvere il rebus“.

Inoltre, il “passo indietro”, lo deve fare il più forte (M5S) e non il più debole (Lega)”. Come specifica Spartà (e ne sono d’accordo) “Di Maio doveva (e deve) dire a Salvini: il premier lo fai tu e in Parlamento io ti garantisco la maggioranza dei voti“.

Spartà butta giù in maniera spicciola, la Storia degli anni 80, quando “la DC era preoccupata per non arrendersi ai Partito comunista” e si rivolse subito al PSI (i socialisti). Qui aggiungo un dettaglio mio. La DC non era “preoccupata” del PCI, ma fu costretta dagli USA (Kissinger parlò chiaro) a “immolare” Moro per non soccombere ai voleri degli USA. DC-PCI non governarono insieme (compromesso storico) unicamente per “sabotaggio USA” quindi, la DC ottenne il “privilegio” di “adottare” il PSI e mandò Bettino Graxi a capo di un Governo dalle limitate possibilità numeriche. “A Palazzo Chigi fu spedito Giovanni Spadolini, grande intellettuale” e, sempre la DC occupò i Dicasteri che contavano lasciando tuttavia la leadership di Governo a Bettino Craxi (PSI).

Sul “discorsetto di Berlusconi , inviso a Di Maio e sopportato da Salvini  per ragioni che conosce solo lui“,  Spartà, qui dissento. La Stampa ha più volte pubblicato che Berlusconi ha acquistato il marchio della Lega e i soldi scuciti da Berlusconi, mica li ho intascati io, ti pare? La Dc (sempre parole di Spartà) non avrebbe chiesto il suicidio assistito a un personaggio ingombrante come il vegliardo di Arcore, ma gli avrebbe concesso il diritto di sopravvivere per poi vederlo politicamente estinguersi per vie naturali.

Ecco perché, il “più forte” deve compiere il “passo indietro“, per una ragione specifica: comandare!

Azzardiamo un… pronostico. Il Governo Di Maio-Salvini si farà, scongiurando le Elezioni Balneari. Per tanti motivi. Uno dei quali è: gli eletti di adesso possono perdere il posto. Ce n’è un altro di motivo: Salvini non avrebbe più l’appoggio di Berlusconi e il “vate” della Politica (il vegliardo di Arcore) potrebbe assoggettarsi ad altri processi con lo spauracchio della mancata copertura dell’indennità parlamentare.

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