La Libertà senza giustizia sociale è una bestemmia alla dignità umana

‘’Mi dica, in coscienza, lei può considerare libero un uomo che ha fame, che vive nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Questo è un uomo libero di bestemmiare, imprecare. La libertà senza la giustizia sociale è una conquista vana’’

Michela Diani

Busto Arsizio

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A pochi passi dalla morte di Ferdinando Imposimato, magistrato e Presidente onorario della Corte di Cassazione, volto dell’antimafia sul campo, anche nel Nord Italia, in quanto fu tra i primi magistrati ad occuparsi delle infiltrazioni mafiose nel territorio del Nord, noto anche perché partecipò ad alcune edizioni di Forum, non trovo tributo migliore per lui che parlare di giustizia sociale visto che è stata una delle sue battaglie più importanti insieme a un lavoro imperterrito e insistente di lotta contro la mafia e la camorra.

Il giudice Imposimato,  che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, in un suo video riportato sulla sua pagina Facebook che vi invito ad ascoltare e di cui riporto di seguito il link per accedervi,

https://www.facebook.com/FImposimato/videos/10152514567501750/,

così si esprime:

“Occorre una redistribuzione delle risorse del paese. Non è possibile avere una maggioranza che non ha il minimo indispensabile e una piccola minoranza che ha privilegi enormi e retribuzioni sproporzionate rispetto al lavoro che svolge, perché questo viola i principi dell’uguaglianza sociale. Io credo che noi dobbiamo pretendere che questo avvenga. Un paese può salvarsi dalla rovina se tutti i cittadini vivono in una condizione di dignità e di benessere. Se un paese ha una piccola casta privilegiata, i risultati sono disastrosi, ci saranno ribellioni, violenze, atteggiamenti di non rispetto della legge. Noi dobbiamo tendere che tutto il paese nella concordia possa rinascere”.

Invito anche i lettori, in virtù del fatto che questo quotidiano è un quotidiano online e che si sta avvicinando un tempo molto importante per il futuro di questo paese, a informarsi maggiormente attraverso la rete dove l’informazione è libera e non condizionata da tirannie mediatiche partitiche che molto spesso obnubilano non solo le notizie ma anche le condizioni reali del paese in cui viviamo. Ci sono una dose di informazioni che non pervengono alla gente perché la rete viene considerata come soltanto un’assemblea di Fake News. Non è così. E’ vero, in rete girano bufale e idiozie virali, a volte la rete pare impadronirsi della pancia bassa degli italiani profondendo energie inutili in veri e propri tormentoni come Spellacchio, l’albero di Natale scelto dal sindaco di Roma, oppure instaura campagne di informazione a cui dà eccessivo peso, come la faccenda dei sacchetti appena resi obbligatori dai supermercati, per l’acquisto di merce sfusa. Tuttavia, ci sono diverse questioni da prendere in considerazione.

La rete ospita tutti i giorni campagne solide e di peso su tematiche di opinione pubblica non solo importanti, ma addirittura fondamentali per lo sviluppo culturale e sociale del paese. In un paese che si rispetti e dove vige la democrazia non solo a parole, l’opinione pubblica ha un peso per inclinare il piano delle conoscenze e delle scelte di quel paese e, per un motivo molto semplice e concreto. Le leggi, le riforme, i cambiamenti, le soluzioni ai vari problemi sociali devono essere apportate non sulla base di una imposizione dall’alto, altrimenti sarebbe una dittatura, ma con l’ascolto del paese che necessita queste riforme. Si pensi che gran parte dell’esito del referendum dell’anno scorso sulle modifiche alla Costituzione è merito della rete. Si pensi anche che campagne culturali legate alla violenza contro le donne così come ai diritti umani stanno prendendo piede in maniera piuttosto considerevole in rete, al fianco delle battaglie contro la giustizia irrisolta dei processi di mafia che molto utilizzano la rete come via di comunicazione prevalente. Si raggiungono così maggiori numeri, numeri impensabili per una cronaca cartacea, si raggiungono persone libere o che comunque si vogliono liberare dal giogo della dittatura del sistema e di un pensiero unico imposto dalle caste ormai sempre più distaccate dalla realtà. Ma soprattutto si distruggono i pregiudizi, le idee vecchie, l’ignoranza fatta status quo che continua a impedire la morte del Gattopardo. La rete velocizza i processi di cambiamento raggiungendo un numero sempre maggiore di persone e apportando una rivoluzione che modifica le corde di sintonia del paese. In questo senso, credo sia fondamentale che le caste in ogni dove, la smettano di essere sorde ai bisogni del popolo perché ove le caste sono sorde, come ben sostiene il Giudice, a un certo punto la situazione degenera e quando ciò accade, la vita di tutti è in pericolo senza distinzione di classe sociale o retribuzione. Quando in un paese si apre la strada per una rivoluzione violenta, non ce ne è per nessuno.

Chi impedisce l’evoluzione di questo paese? Ovviamente il Gattopardo che tiene sotto assedio l’informazione di  massa, ormai una massa infiacchita e che ha perso una buona parte dell’uso del cervello. Nel momento in cui le persone si fossilizzano soltanto sull’informazione televisiva perdono il contatto con la realtà, perché la realtà non coincide con l’orticello del proprio paese, città, provincia, nazione. Le neuroscienze attraverso le più recenti scoperte sull’uso del cervello hanno proprio condotto alla dimostrazione che utilizziamo soltanto una piccola parte della nostra materia grigia. Nella rete si incontrano generazioni differenti che apportano liberamente conoscenze ed opinioni suffragate da competenza e capacità di lettura delle dinamiche socio-politiche, dell’evoluzione antropologica e di massa. La circolazione della conoscenza non ha argini, schemi, limiti, preconcetti e stereotipi, limiti di classe sociale o altro. Molte persone che ho conosciuto in rete e con le quali ho anche instaurato relazioni di lavoro o amicizia, mai le avrei conosciute né incontrate se non attraverso la rete.

Varrebbe la pena quindi darle un po’ più di fiducia, non foss’altro per comprendere che lo status sociale a cui il giudice nel suo messaggio fa riferimento è più che reale, ma nello stesso tempo per comprendere che è giunto il tempo di un risveglio da parte dei cittadini, un risveglio che non riguarda soltanto la politica, ma riguarda la necessaria sovranità sulle proprie esistenze, per affermare con diritto e il diritto di avere dignità, lavoro, salari adeguati di cui vivere, reddito di cittadinanza approvato già dalle normative europee, misura questa non solo contro la povertà, ma motore verso la promozione di nuovi stili di vita e di una maggiore qualità di vita, riforme e soluzioni concrete della Giustizia, del Lavoro, dell’istruzione e della Sanità Pubblica come i quattro pilastri fondamentali di una qualsiasi società civile. Disdegnarla è da stupidi.

“Bisogna che il governo si adoperi per trovare sorgenti di lavoro, per fare in modo che tutti gli italiani abbiano una occupazione. Questo è quello che deve fare il Governo, questo è quello che deve fare il Parlamento” (Messaggio di fine anno agli italiani, 1983, Sandro Pertini)

 

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