La mafia si dichiara invisibile, noi invece la vediamo benissimo

“C’è una infamia condivisa tra il governo che fa il male e il popolo che lo lascia fare” (V. Hugo)

Michela Diani

Busto Arsizio

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Nel nostro paese siamo abituati a pensare che è chi denuncia un illecito o un reato che si deve vergognare. Mi spiego meglio. Quando una donna entra in un Tribunale perché è stata stuprata, la preoccupazione dei magistrati ( una buona percentuale a quanto emerge dai casi più eclatanti e dagli atti a cui fanno riferimento) e degli avvocati della difesa è sempre quella di cercare di capire se per caso lei non abbia in fondo fatto qualcosa per provocare o indurre la violenza. La parola vittima non piace e così si cerca a tutti i costi di eliminarla dal vocabolario, gettando fumo sulla distinzione netta tra chi compie il reato e chi lo subisce o peggio ancora gettando discredito sulla vittima in maniera tale che il reato subito, finisca quasi per essere giustificato. ‘’Ah, vabbè, tanto era… una puttana’’!

Così, allo stesso modo, quando da cittadino all’interno di un’ istituzione vengono ravvisati illeciti o modalità errate di condurre delle prassi a danno della collettività, secondo la classe dirigente dovrebbe essere il cittadino che si deve vergognare. Tanta è la connivenza di palazzo che il cittadino è sempre l’ultimo che merita rispetto, anche se dentro i palazzi, le poltrone le occupano per servire noi. Tutto ciò è sintomatico di un paese dove il 20 aprile 2018, una sentenza a Palermo ha stabilito che viviamo in una terra dove un giorno, la mafia e lo stato hanno fatto tra loro una Trattativa. E quindi insomma la frangia magistrale che dava a Di Matteo del complottista si è dovuta rassegnare.

In un paese cosi, dove lo Stato e la mafia non si fanno la guerra, vi può essere di riflesso solo e soltanto una abbondante e diffusa zona grigia.

Cosa è la zona grigia? È il confine tra il lecito e l’illecito, tra il sedere al tavolo con la mafia e contrastarla, tra il lasciar correre e il puntare i piedi.

È il luogo dove risiede la mentalità mafiosa e cioè quel luogo che nel ventennio antecedente ha visto il proliferare della corruzione e dove essa ha messo le radici.

Bene ha detto Paolo De Chiara nella presentazione del suo libro su Lea Garofalo, il mafioso con la coppola non esiste neanche più al Sud, adesso ha messo le radici nelle istituzioni!

Seriale, diffusa, contagiosa, organizzata: è la corruzione, il male antico che in Italia arriva a minare le fondamenta del vivere civile (Percamillo Davigo, Il sistema della corruzione). 

Ed è così che ‘’le peggio persone’’ o talvolta come diceva Falcone, semplicemente i cretini, in ogni luogo, hanno cominciato ad accaparrarsi poltrone e potere occupando luoghi che contano, luoghi di decisione, luoghi determinanti per la società.  Il metro non era più il merito, ma la furbizia, l’avidità di denaro, la notorietà, la visibilità e il prestigio che quel determinato ruolo offre. Negli anni ed anche senza fare troppa fatica la mafia è diventata legale, nel senso che non scandalizza più neanche i magistrati.  A dispetto di un clamoroso inascolto dell’opinione pubblica, la connivenza di palazzo resta la risposta privilegiata anche davanti alle evidenze.

C’è un ramo ancora troppo poco esplorato di mercato mafioso ed è quello che corrisponde alle elaborazioni peritali nei Tribunali, le cosiddette CTU, e i conseguenti interventi dei servizi sociali

( fallaci) che vanno poi a discapito di cittadini perbene, famiglie e collettività più ad ampio spettro, MA SOPRATTUTTO BAMBINI.

In un articolo precedente, avevo preannunciato che avrei fatto i nomi di quei periti che a Busto Arsizio, in parte con la loro incapacità peritale, in parte con la loro stupidità nella complicità di sistema, sono poi motore di veri e propri omicidi giudiziari in vita, non però dei prepotenti intendiamoci, ma delle vittime e come vittime si intendono sempre i bambini, e in molti casi, per quanto riguarda, il Tribunale di Busto Arsizio, le donne.

Nell’ordine Dott. ssa Reggiori Giovanna, Dott. Michela Cappello, Dott.ssa Gabriella Marzorati, Dott.ssa Anna Farinato, grandiose scienziate al servizio della prepotenza oppure manovalanza con il cervello addormentato.

Arriva un punto in cui, fare i nomi è quanto di più doveroso vi sia a salvaguardia del futuro dei nostri piccoli e delle future generazioni. Sì, perché se non cominciamo a fare i nomi per smontare un sistema che non funziona, noi continueremo di conseguenza a perpetrarlo indirettamente con il nostro silenzio. E soprattutto continueremo a fare finta che il problema sia una nube generica tossica e inidentificabile, quando invece ci sono persone ben precise che fanno questi disastri.

L’attività peritale di queste signore presenta infatti molti illeciti, oltre che processuali, perché hanno delle evidenti difficoltà nella lettura degli atti dei processi, anche di comprendonio, perché sono sempre molto prodighe tra sindrome da crocerossina e ignoranza, tra pregiudizi e paura (loro di ritorsioni da parte del prepotente), tra voglia di pagnotta e quieto vivere istituzionale, a sostenere il gioco dei Don Rodrigo di turno. Una sorta di equilibrio cosmico a danno di minori proprio in quelle situazioni dove una posizione andrebbe presa e a favore della vittima, e anche in maniera netta, giusto in nome di quei principi spiccioli, del diritto umano prima ancora che della psicologia, che se c’è uno che commette sopruso e uno che subisce, la ragione ci direbbe che si deve proteggere la vittima e non il prepotente. Mai questo principio basilare è così incompreso, frainteso, umiliato, eliminato, quanto da queste dottoresse all’interno del Tribunale di Busto Arsizio.

Esse si arrabattano alla ricerca di un equilibrio tra le parti, ma un equilibrio sempre a discapito della verità. Cioè, in sostanza, questo è ormai quello che ho inteso, a queste soggette nulla importa della verità, importa loro soltanto pararsi possibilmente il culo dalle rotture di maroni che i coniugi potrebbero rivolgere contro di loro, lavorare il meno possibile perché tanto in fondo è tutto già deciso di partenza, quando una è CTU e l’altra CTP ci può stare anche un tric e trac, ( un tric e trac sempre secondo i loro criteri, però intendiamoci), ma soprattutto a tutte quante non gli devi toccare il ‘buon padre di famiglia’ cioè quello che anche se è rinviato a processo, querelato per maltrattamenti, per violenza fisica, sessuale, economica, psicologica, che vessa in continuazione, è e resta sempre per loro un bell’esempio da seguire per i figli, un esempio talmente positivo che riescono anche ad arrivare, nella loro follia giudiziaria ad affidaglieli i figli!!! Da buone psicologhe, non sono interessate a chi è che cresce i figli. Per loro uno vale l’altro. Anzi, i figli possono anche passare di qui e di là, cambi di collocazione, affidamenti ai servizi sociali di figli sani cresciuti da madri sane, limitazioni di responsabilità genitoriale e tutto sempre per non scontentare il ‘ buon padre di famigghia’.

Scusate, ma che differenza c’è con la mafia? Questa è una mafia bella e buona! Una mafia istituzionalizzata di palazzo! Un uso errato dell’affido condiviso di cui abusano più i padri disfunzionali che usufruirne quelli buoni!! Da quando un buon padre ha necessità di mentire per dimostrare che si è occupato dei figli? Da quando buoni padri hanno necessità di schiacciare la madre per affermare la propria genitorialità? Da quando i buoni padri sono trasmissori di furbizia, menzogna e violenza in ogni forma come valori educativi ai propri figli? E sì, una vera e propria psicologia evoluta di palazzo!

L’incapacità peritale di queste cosiddette ‘professioniste’ va a toccare un documento giuridico di grande importanza, quale la Convenzione di Istanbul e che rappresenta o almeno dovrebbe rappresentare quel punto di base di partenza per andare ad analizzare i casi dove il conflitto tra due coniugi non è un conflitto comune, ma una vera e propria guerra basata su una dinamica di relazione violenta innescata da uno sull’altro.

Ora, per specificare ai non udenti, vedenti e capenti, una relazione può essere fortemente violenta anche senza che vi sia una violenza fisica da parte del coniuge, senza pugni, schiaffi o referti di pronto soccorso. Anche se dico la verità, mentre scrivo mi viene da ridere, visto che ci sono casi dove nonostante i referti del pronto soccorso, si fa finta di niente. Confesso che certe volte, mi assale la disperazione. Sì perché se, ‘ il va be fa niente’ , va bene davanti a un referto, possiamo immaginare del resto che baffo si facciano magistrati e periti.

Fatto sta però che, la maggior parte delle violenze più diffuse, avvengono sotto le spoglie di violenze meno riconoscibili ma non per questo inesistenti. Anzi. Sono semplicemente sommerse, perché sono le stesse donne a non denunciarle, inizialmente perché non sanno dare un nome a ciò che subiscono, e dall’altra quando lo capiscono, sanno già in partenza che non potranno godere di nessun sostegno, perché il maltrattante che è un abile manipolatore riuscirà a passare per il santo del villaggio. Le vittime poi, quando denunciano sono spesso molto arrabbiate e quindi, ben lungi dal far scaturire una riflessione da parte di queste scienziate einsteniane, questa rabbia viene in qualche modo agglomerata al pregiudizio di partenza che è quello che il padre va sempre tutelato.

Ma il punto non è nemmeno questo. Perché queste mercificatrici di palazzo, non è che terminano qui la loro incapacità processuale. Purtroppo le perizie sono un elemento a dir poco fondamentale nella struttura del processo. Quando vi sono di mezzo i minori, e spesso accade, perché gran parte di queste dinamiche si prefigurano proprio all’interno dei procedimenti di separazione, il peggio viene dopo. Vale a dire: dopo che ti hanno massacrato con una perizia falsa o a copia incolla, o prendendo qualche bustarella oppure sulla base di qualche scambio di favore ( la mafia non è che agisce solo a bustarelle intendiamoci!), finiscono di triturarti con il braccio della morte dei Servizi sociali, i quali, se tu vai da loro a chiedere aiuto, ti dicono che non vedono, non sentono e non parlano, ma se gli arriva una CTU anche falsa, loro la devono pedissequamente seguire anche al di là della logica umana perché altrimenti vanno nelle canne loro e ci tengono bene a precisarlo. ( Ma delle califfe dei servizi sociali ne parleremo più avanti).

Molte persone ( parlo anche su scala nazionale) in questo tipo di dinamiche processuali muoiono se non fisicamente, muoiono nell’animo, impazziscono ( perché vi assicuro che sono procedimenti che ti massacrano così profondamente dal punto di vista umano che il rischio di impazzire c’è per tutti), mollano perfino i figli ( cosa che per una madre è quanto di più contro natura vi possa essere) perché sotto una pressione così schiacciante e avvilente a un certo punto, prevale lo spirito di autoconservazione personale per non morire ( cosa a cui a volte credo abbiano tutto l’intento di spingere e per i loro interessi di palazzo, cioè per mettere a tacere). Avete presente tutte quelle donne che scompaiono improvvisamente da casa e su cui gli inquirenti non sempre si fanno le domande giuste? La risposta è: ‘’ E si vede che non ce la faceva più. Era così solare. Diceva solo che…’’.

Ovvio no. E’ molto più semplice fare finta di non sentire, lasciare che le persone muoiano o impazziscano o vengano esaurite nelle energie, per poi dire ‘’ Hai visto, te l’avevo detto che era matta. Hai visto te l’avevo detto che era esaurita. Hai visto te l’avevo detto che…

Hai visto che casino ha provocato separandosi? Se avesse taciuto le cose non sarebbero degenerate…

In poche parole, è come mettere una persona in una camera a gas e poi dirle ‘ Ah sei morto, come mai non hai respirato?’’.

Ecco, noi non ce la sentiamo di stare zitti e di non fare i nomi, perché queste signore costruiscono insieme ai magistrati che a loro si affidano camere a gas per la gente perbene e noi non siamo più disposti a morire. Francamente il tempo di questo inascolto di palazzo deve finire e finirà ora.

Non permetterò a nessuno di camminare nella mia mente con i piedi sporchi (Gandhi)

 

Donne donne e Uomini non ominicchi e quaquaraquà

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