Intervista al presidente dell’UNIVA, Roberto Grassi
“È la mancanza di fiducia nel futuro che ci preoccupa”

Roberto Grassi è stato eletto presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese lo scorso 27 maggio, in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione, e nel suo intervento di saluto ha definito l’unico grande “comune denominatore” che connota il territorio: il “saper fare” a cui va aggiunto il “voler fare”

Luciano Landoni

VARESE

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Roberto Grassi, 54 anni, è stato eletto presidente dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese lo scorso 27 maggio, in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione, e nel suo breve intervento di saluto ha definito in poche e chiare parole l’unico grande “comune denominatore” che connota il territorio: il “saper fare” a cui va aggiunto il “voler fare”.

Presidente, partiamo proprio dal “saper fare” e dal “voler fare”: il dato Istat di maggio sull’andamento del mercato del lavoro ha certificato un aumento dell’occupazione, ma Confindustria ha subito replicato dicendo che il settore industriale “è fermo”. Come si spiega questo (apparente) paradosso? Qual è la condizione occupazionale della provincia di Varese?

“L’ultimo dato disponibile è quello del 2018 e vede un tasso di disoccupazione in provincia di Varese del 5,9%, con 387.000 occupati, di cui 126.000 nell’industria in senso stretto. L’indagine congiunturale sul primo trimestre 2019, realizzata dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ci ha mostrato un’economia varesina in moderato recupero. L’elemento che ci preoccupa maggiormente, in attesa di conoscere i dati del secondo trimestre, è la mancanza di fiducia nel futuro, anche nel breve periodo, espressa dagli imprenditori”.

Roberto Grassi è presidente e ceo della Alfredo Grassi Spa di Lonate Pozzolo: azienda tessile leader a livello internazionale nel settore dell’abbigliamento tecnico per lavoro, fondata nel 1925 da suo nonno Alfredo.

A Lonate Pozzolo (dove si è trasferita l’attività industriale nel 1986)  il personale impiegato è di 100 persone, poi ci sono le sedi operative all’estero: in Romania (850 dipendenti), Tunisia (450) e Albania (150).

“Tutte le sedi sono di nostra proprietà e i criteri di lavorazione sono rigorosamente improntati ai principi della più elevata qualità italiana. Per noi l’italianità è una prerogativa importante, della quale andiamo orgogliosi”, sostiene con forza Roberto Grassi.

Presidente, il Prodotto interno lordo è sostanzialmente fermo e il tasso di natalità è in forte decrescita: l’Italia sembra abbia a che fare con una “doppia recessione” e sembra anche che stia abituandosi a gestire (in qualche maniera) il presente, senza preoccuparsi di immaginare il futuro; come è possibile uscire da un simile circolo vizioso?

“Al nostro Paese purtroppo manca una politica industriale; non possiamo non esprimere profonda delusione per i provvedimenti economici del Governo che si limitano a titoli ad effetto, come il Decreto Crescita, che però contiene poco o nulla di concreto per le imprese. Se il Pil italiano crescerà nei prossimi mesi, il merito sarà delle aziende che sono le vere produttrici di ricchezza e distributrici di opportunità. Anche sotto questo aspetto è innegabile che a pesare sia la mancanza di fiducia nel futuro; del resto, non aiuta una situazione politica all’insegna di una perenne campagna elettorale tra le forze di maggioranza. Siamo da tempo e continuiamo ad essere disponibili al dialogo, per discutere di provvedimenti seri, efficaci ed importanti, come la riduzione del cuneo fiscale, ma sinora abbiamo ascoltato solo slogan e facili promesse”.

Appurato che piccolo “non è bello”, come è possibile reagire – industrialmente parlando – alla crescente “colonizzazione estera” del nostro sistema industriale? È di questi giorni, per rimanere nel contesto locale, l’acquisizione da parte di una multinazionale tedesca di una storica azienda di Daverio.

“Tante nostre imprese sono fortemente orientate all’internazionalizzazione e fanno investimenti all’estero. È altrettanto normale quindi che imprese straniere vengano in Italia; fatto da ritenersi positivo se produzione, attività e competenze restano nel nostro Paese. Sono questi i fattori decisivi di cui tenere conto prima di guardare a chi appartiene la proprietà di un’impresa”.

Come si concilia l’Industria 4.0 con un sistema Paese al cui interno la cultura “anti-industriale” è tutt’altro che sconfitta (la parte “gialla” del governo “gialloverde” in carica ne rappresenta il plastico esempio)?

“È purtroppo fuor di dubbio che l’industria venga guardata con indifferenza e talvolta addirittura anche con sospetto, quando invece bisognerebbe riaffermare la centralità del sistema produttivo, della manifattura, come elemento generale di sviluppo. Anche per questo motivo, abbiamo ancora più bisogno di una politica industriale degna di questo nome, che sostenga la competitività e la produttività delle aziende, che incentivi l’innovazione e che apra nuove strade agli investimenti. Riteniamo necessario che gli interventi riguardanti l’Industria 4.0 vengano ripresi e implementati, perché avevano dimostrato di incidere positivamente sulla competitività e sulla crescita delle imprese”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno inviato alla Commissione europea una lettera in cui assicurano, dopo il varo del cosiddetto “decreto congela spese”, la tenuta dei conti pubblici nel 2020: da 0 a 10, qual è il “voto” di affidabilità/credibilità che attribuisce a questa “assicurazione”?

“È fondamentale che l’Italia eviti la procedura d’infrazione da parte dell’Ue, ma questo da solo non può bastare. Bisogna assolutamente scongiurare l’aumento dell’Iva, che altrimenti scatterebbe con l’applicazione delle clausole di salvaguardia. L’Italia deve avere la capacità di saper stare ai giusti tavoli europei, facendo valere le proprie ragioni con la forza della competenza; salutiamo positivamente l’elezione di un esponente italiano alla Presidenza del Parlamento Europeo, ma per il nostro Paese sarà fondamentale ottenere un Commissario Europeo che abbia deleghe economiche importanti. Il mondo imprenditoriale vuole essere protagonista della nuova Europa che deve mettere al centro le imprese, il lavoro e la crescita come risposta alle diseguaglianze, con un modello di governance più integrata, in grado di rispondere alle sfide che abbiamo davanti. Le risorse a disposizione devono essere orientate nella direzione dell’abbattimento del costo del lavoro e nello sviluppo delle infrastrutture”.

Molti giovani italiani, motivati e preparati, scelgono di abbandonare l’Italia per costruire il loro futuro, cosa si può fare per farli rimanere nel loro Paese d’origine?

“Le parole chiave è formazione e in questo campo l’Unione degli Industriali sta lavorando da tempo, con l’obiettivo di avvicinare studenti e giovani al mondo delle imprese. In campo ci sono diversi progetti come il Pmi Day, pensato per avvicinare, attraverso visite aziendali, i ragazzi delle scuole medie alle piccole e medie industrie o come Generazione d’Industria dedicato agli istituti superiori, in particolare quelli tecnici. Far conoscere le imprese non solo agli studenti, ma anche a docenti e famiglie, questo l’obiettivo. Non dimentichiamo poi la LIUC – Università Cattaneo, il più importante investimento sul fronte della formazione degli ultimi anni da parte degli imprenditori varesini. Pensiamo ci voglia un cambio di mentalità; far cadere i pregiudizi sul mondo dell’industria e su quello degli istituti tecnici. Scegliere una scuola superiore di questo tipo oggi, significa trovare un’occupazione nelle imprese che, anche sul nostro territorio, sono sempre alla ricerca di figure professionali tecniche”.

In che misura la cosiddetta “economia circolare” può essere il nostro asso nella manica (ammesso, ovviamente, che lo sia veramente)?

“La responsabilità sociale delle imprese è per noi un elemento fondamentale che si declina anche nel tema della sostenibilità ambientale e dello sviluppo sostenibile, oltre che dell’economia circolare. L’Unione degli Industriali è attivamente impegnata su questo fronte con due progetti in particolare: Progetto Life M3P, che si pone l’obiettivo di sviluppare un sistema di valorizzazione dei rifiuti industriali, promuovendo il miglioramento della gestione degli scarti nei distretti industriali, favorendone il riutilizzo. Progetto ENTeR che vede il Centro Tessile Cotoniero di Busto Arsizio come capofila di un partnerariato composto da centri di ricerca e associazioni di imprese/cluster del settore tessile appartenenti a cinque Paesi dell’Europa Centrale, che ha l’obiettivo di ridurre rifiuti e scarti per prevenire il consumo di risorse non rinnovabili nell’industria tessile”.

Copyright @2019

NELLA STESSA CATEGORIA