Le diversità tra ieri e oggi
La pagliuzza e la trave

Le beghe da cortile nei caseggiati "ruspanti" c'erano ogni giorno. Per futili motivi, ovvio. Tuttavia, il bagliore dell'arrabbiatura si frantumava di lì a poco tempo. Oggi? Come ci si comporta?...

Gianluigi Marcora

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Sentito mai “ogni bùsca l’è ‘na trài” che nella traduzione è “ogni pagliuzza è una trave” che collima col detto evangelico “prima di guardare la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello, guarda la trave che c’è nel tuo“. Quindi (se vogliamo) nel Dialetto Bustocco si attinge dalle Sacre Scritture e la “lezione”, i nostri vecchi, sapevano impartirla con discrezione.

Le beghe da cortile nei caseggiati “ruspanti” c’erano ogni giorno. Per futili motivi, ovvio. Tuttavia, il bagliore dell’arrabbiatura si frantumava di lì a poco tempo. Quel che è importante mettere in luce della “vita di allora” rispetto all’attualità della “vita di oggi” è che non esistevano litigi fra genitori, per “colpa” dei figli.

Ci spieghiamo meglio. Andare a casa a spifferare una litigata o a giustificare il viso pesto, le nocche ferite, le ginocchia sbucciate, significava “prendere il resto“. Cioè a dire che i genitori non si intromettevano nelle “faccende” dei ragazzi. L’ordine tacito a cui i genitori si attenevano era più o meno questo: “Non facciamoci del sangue amaro per le intemperanze giovanili. Ciascuno dica al proprio figlio “rangiàs” (arrangiati) e quel tipo di “incitamento” significava: “te risiò? pegiù par ti!” ma pure ” tèe ciapòi? un’oltra òlta dai via“. Quanta poesia in quelle “sentenze”. Chiara la traduzione, no? “Hai litigato? peggio per te” e “le hai prese? -te le hanno suonate?- Un’altra volta, dalle via, restituiscile“.

 

Le baruffe fra ragazzi non lasciano lo strascico per una vendetta. Una volta terminato il “duello” si diceva “tra morti e ferìi san chi tuti” (tra morti e feriti siamo qui tutti). Mi sovviene una litigata “antica” fra il Valerio e mio cugino Pasquale. Non certo “roba” finita a tarallucci e vino. Il contendere non lo ricordo, ma ricordo benissimo quando Valerio con fior di testimoni ad assistere disse a Pasquale “Mèn, candu ma inrabisù a edu a tera bianca“…roba da brividi. “Io, quando mi arrabbio, vedo la terra bianca”.

I due si pestarono e se le dettero di santa ragione “sanghi da par tùtu” (sangue dappertutto). I testimoni dovevano assistere, come si fece alla… disfida di Barletta ed entrambi i litiganti uscirono malconci dalla lotta. Da quel giorno, Valerio non si chiamò più…Valerio, ma “tera bianca” e quando lo si incontrava, gli si passava da parte o non si “accendeva” un litigio. Pasquale e Valerio andarono ciascuno a casa propria, ma i genitori seppero mai per quale motivo, il proprio ragazzo era rincasato sanguinante, con la maglietta sbrindellata e con l’affanno in tasca.

Per andare sul “collettivo”, uno dei giochi di squadra era quello di formare due compagini distinte, schierarle (come si fa in una partita di… tennis e munirle di “munizioni” (sassi) che ciascuno doveva lanciarli nel campo avverso e, possibilmente colpire il nemico. A “tenzone” ultimata, i bitorzoli sul cranio e qualche tumefazione in giro, la si riscontrava in tutti, ma… le magliette non erano rotte.

 

Oggi? Come si comportano genitori e figli di fronte a queste competizioni? Se a scuola l’insegnate dovesse redarguire uno scolaretto, mamma e papà si precipiterebbero dal Preside a denunciare il sopruso e, altra reazione, è la denuncia tramite avvocato, per l’ignominia subita. Non parliamo delle parolacce che arrivano qua e là, sino a sostenere sempre la tesi “mio figlio è un angelo e lei non si permetta mai più di redarguirlo“. Chiaro che ci sono pure quelle “maledette persone” che picchiano e strapazzano i bambini all’asilo… pardon, Scuole dell’Infanzia, ma qui, la lotta è impari. Troppo facile strapazzare una bambina o un bambino di 3 o 4 anni e rischiare di farla franca. Qui, la “violenza di ritorno” è d’uopo, poi finisca come deve finire, ma non è tollerabile usare violenza (verbale e materiale) con chi non è in grado di difendersi.

In buona sostanza: nei tempi antichi c’era Giustizia. Il “do ut des” (elargisco per ricevere): qui nel senso “ti meno, ma so che anche tu mi meni”, mentre i genitori che si intromettono per giustificare i figli, non fanno Giustizia e chi picchia un bambino nell’età puberale è solo un criminale. “na bùsca e na trài“.

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