PRM Srl
La piccola fabbrica (con gli “yellow men”) che pensa in grande

Secondo le più recenti rilevazioni di IFR world robotics 2016 (la “bibbia” della robotica mondiale), in Italia vengono impiegati 877 robot ogni 10.000 addetti nel settore manifatturiero...

Luciano Landoni

MORAZZONE

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Secondo le più recenti rilevazioni di IFR world robotics 2016 (la “bibbia” della robotica mondiale), in Italia vengono impiegati 877 robot ogni 10.000 addetti nel settore manifatturiero.

In testa alla “classifica robotica” si colloca il Giappone, poi vengono Corea del Sud e Stati Uniti, seguono Germania, Francia, Slovacchia e Spagna.

Il posto occupato dal nostro Paese potrebbe essere nettamente migliorato se le imprese manifatturiere italiane imitassero la PRM Srl di Morazzone.

All’interno dello stabilimento produttivo della Produzione Raccordi Morazzone, infatti, lavorano, oltre ai due fratelli responsabili dell’azienda Barbara e Mauro Pierini, 5 persone e 6 yellow men.

Insomma, la maggior parte della forza lavoro consiste negli “uomini gialli”.

“Noi i robot abbiamo deciso di chiamarli così”, spiega Barbara Pierini, classe 1974, accompagnandoci nella visita dei reparti produttivi dell’azienda e mostrandoci le 6isole produttive” all’interno delle quali altrettanti bracci robotici lavorano incessantemente ripetendo ossessivamente e con precisione assoluta le manipolazioni necessarie per realizzare i raccordi metallici che finiranno poi negli impianti petrolchimici di mezzo mondo.

“Intendiamoci bene – le fa eco il fratello Mauro, classe 1976 -, i nostri collaboratori, che per me e mia sorella sono molto di più che dei semplici dipendenti, rappresentano il vero valore aggiunto dell’azienda! I robot non potranno mai sostituire l’uomo! I robot eseguono semplicemente e ottusamente le operazioni più noiose e pericolose. Nessun essere umano potrebbe ‘resistere’ compiendo tutti i giorni gli stessi lavori, senza mai cambiare”.

Mauro Pierini, diplomato geometra, in poche e chiare parole ci ha illustrato come meglio non si potrebbe in che cosa consista la teoria marxiana dell’“alienazione del lavoro”.

“Beh, se è per questo – continua – l’ho fatto anche nel corso di una convention al Parlamento europeo di Bruxelles, sala ASP 1E2, lo scorso 8 novembre, in occasione di una giornata di studi intitolata ‘Trasferire la robotica nel mondo delle PMI’, organizzata dal deputato europeo David Borrelli, alla quale ho preso parte in veste di relatore”.

Mica male per una micro impresa artigianale fondata agli inizi degli anni ’70 dal papà di Barbara e Mauro: Franco Pierini.

“Nostro padre – precisa Barbara – decise di mettersi in proprio e con l’aiuto di suo papà, nostro nonno Massimo, cominciò la sua attività in una piccola cantina di Morazzone con due torni paralleli usati. Ci ha messo sempre tanto lavoro, tanta passione e tanta voglia di migliorare. Fino al novembre 2011, quando se n’è andato …”

Quando avete preso in mano le redini aziendali?

“Nel 1998 – risponde Barbara – io e mio fratello siamo entrati in azienda, abbiamo liquidato i soci di papà e abbiamo deciso di cambiare registro vincendo le ‘resistenze’ di nostro padre che, quando per la prima volta sentì parlare di automazione robotizzata, mandò letteralmente … a quel paese il rappresentante che gliene aveva fatto cenno”.

“Sì, non è stato facile convincerlo. Però, io mia sorella, abbiamo capito che se si voleva andare avanti bisognava cambiare! Dopo il militare, ho potuto dedicarmi a tempo pieno al lavoro. A metà ’98 abbiamo acquistato il primo braccio robotico (usato) e abbiamo abbandonato la lavorazione conto terzi. Dopo i primi risultati, nostro padre ci ha dato ragione. Certo, non è stato semplice. Ricordo ancora gli innumerevoli problemi che abbiamo dovuto risolvere – prosegue Mauro Pierini – per fare in modo che il robot e il tornio riuscissero a ‘dialogare’ fra loro”.

La perseveranza e il desiderio di “conquistare il futuro” appartengono al dna dei fratelli Pierini (“Buon sangue non mente!”, dicono all’unisono Barbara e Mauro guardando la foto del loro papà) e oggi PRM Srl è una realtà produttiva con un fatturato annuale oscillante fra i 2 e i 3 milioni di euro che esporta il 90% di ciò che produce.

“Ovunque ci sia petrolio c’è bisogno dei nostri raccordi. Esportiamo prevalentemente negli Emirati Arabi e nel Nord Europa”, precisa Mauro.

“La nostra decisione di innovare costantemente il ciclo produttivo – sottolinea Barbara – ci impone di investire. Tenga conto che l’allestimento completo di un’isola produttiva significa, in soldoni, un intervento di oltre 200.000 euro”.

Come si sta chiudendo il 2017?

“Molto positivamente. Siamo soddisfatti – replicano i fratelli Pierini – e aggiungiamo che potenzieremo ulteriormente la nostra attività ampliando l’area produttiva. Abbiamo di recente acquistato un terreno adiacente alla fabbrica proprio per edificarci sopra un nuovo capannone. Il prossimo anno assumeremo anche del nuovo personale”.

Qual è il problema dei problemi?

“La burocrazia esorbitante! Peggio che scalare tutti i giorni una montagna a mani nude”, risponde Mauro Pierini senza un attimo di esitazione.

Più robot uguale a meno occupati …

“Per quanto ci riguarda, non è così! Le ho già detto che le persone sono insostituibili. I robot ci hanno fatto fare il salto di qualità in termini di produttività, precisione e qualità sgravando le persone dai compiti più ripetitivi e più noiosi. E poi – conclude Mauro –, se non c’è l’uomo, il robot, alla mattina, non è capace di accendersi da solo. Quando l’ho detto a Bruxelles, mi hanno applaudito tutti”.

Gli yellow men non hanno nulla da obiettare e continuano a lavorare.

Una piccola fabbrica che è capace di pensare e agire in grande!

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