4° edizione del Rapporto PMI del Centro Nord
“Abbiamo la più grande vitalità imprenditoriale e i maggiori ostacoli al fare impresa”

La 4° edizione del Rapporto Piccole e Medie Industrie (PMI) del Centro Nord, redatto da Confindustria e Cerved, evidenzia un trend di crescita delle PMI del Centro-Nord fino al 2017

Luciano Landoni

MILANO

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La 4° edizione del Rapporto Piccole e Medie Industrie (PMI) del Centro Nord, redatto da Confindustria e Cerved, evidenzia un trend di crescita delle PMI del Centro-Nord  fino al 2017, con una piena uscita dalla crisi, pur rimanendo ampie le differenze regionali.

Tuttavia, diversi indicatori nel 2018 fanno suonare significativi campanelli d’allarme, con aspettative per il 2019-2020 di una frenata ancora più brusca.

Le stime, infatti, confermano il rallentamento dei principali indicatori di bilancio.

Tre i possibili percorsi per il recupero di livelli più elevati di competitività: 1) la capitalizzazione e la crescita dimensionale; 2) l’apertura del capitale aziendale; 3) la propensione all’esportazione.

Nel bacino delle PMI sono presenti circa 4.000 imprese eccellenti: se aprissero il loro capitale a investitori istituzionali, gli effetti sul PIL sarebbero molto significativi.

In questo contesto generale, qual è la condizione delle PMI lombarde?

Risponde il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti.

“Il Rapporto PMI CentroNord a cura di Confindustria e Cerved ci restituisce un quadro della regione molto positivo: la Lombardia è infatti al top per fatturato, numero di dipendenti, export, giorni necessari per i pagamenti, solvibilità e sicurezza. Nonostante questo, però, sono ancora lontani i livelli di margine operativo lordo pre crisi (-25,4% rispetto al 2007) ed è in crescita il livello di indebitamento delle imprese (+1,7% sul 2016, +15,1% sul 2007)”.

Presidente, cosa si deve fare per recuperare la … competitività (in parte) perduta?
“Se, dopo esserci posizionati tra i primi in Italia vogliamo essere competitivi anche in Europa c’è bisogno di infrastrutture adeguate e integrate nei corridoi europei, a sostegno dell’export, oltre a più credito e nuovi strumenti di finanziamento a sostegno delle attività delle nostre PMI e il Progetto che abbiamo avviato con i principali Istituti bancari si inserisce in questo solco. Vanno ricreate le condizioni in cui anche in Italia si possa continuare a fare impresa”.

Il che significa che attualmente, in Italia, fare impresa è un’impresa?
“Purtroppo l’Italia rimane un paese immerso in un macroscopico paradosso: abbiamo, non si sa ancora per quanto, la più grande vitalità imprenditoriale e i maggiori ostacoli al fare impresa tra i paesi avanzati. La crescita è la nostra priorità assoluta, una priorità che deve orientare tutte le nostre azioni, le nostre scelte, le nostre decisioni a livello d’imprese, di Confindustria, di Governo, d’Istituzioni europee ”.

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